Cambiare o non cambiare? La paura del cambiamento

I principali ostacoli al benessere psicologico: la paura del cambiamento 

  • IL DOLORE COME “COPERTA DI LINUS”: anche se riconosciamo l’inadeguatezza di certi nostri pensieri e comportamenti che, in definitiva, ci causano insoddisfazione, senso di fallimento e dolore, siamo sempre molto restii a modificarli. Essi infatti ci accompagnano da una vita intera, fanno parte di noi, ci fanno sentire al sicuro e rappresentano l’ “individualità” da portare nel mondo e per la quale il mondo ci riconosce. Il cambiamento, da questo punto di vista, prefigura una dolorosa separazione da qualcosa di familiare, da qualcosa che siamo capaci di gestire, anche se provoca disagio e sofferenza in noi e nelle persone che ci circondano.
  • IL DOLORE COME UNICA CERTEZZA: il timore è, per tante persone, quello di mettere in discussione un equilibrio faticosamente raggiunto, per altre è quello di andare verso l’ignoto, poiché non si ha la garanzia di cambiare in positivo: il cambiamento, di per sé, rappresenta un rischio. Altri pensano che sia meglio “non toccare alcuni tasti”, per paura che la situazione peggiori.
  • DOLORE E VITA COME SINONIMI: talvolta, la paura del cambiamento può essere celata dal pessimismo. Tante persone sono convinte che niente e nessuno potrebbero aiutarle a risolvere i loro problemi, ai quali non c’è soluzione.

Bisogna tener presente che la mente tende sempre a salvaguardare i pensieri che genera, anche se negativi, piuttosto che a confutarli. Questa trappola non ci consente di affrontare il disagio ma, al contrario, mantiene la situazione di difficoltà in un equilibrio fragile e precario.

 

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Lo psicologo fa in modo che possano essere elaborati anche i temi più complessi, in uno spazio privato, protetto e condiviso, accompagnando e sostenendo la Persona lungo questo percorso impegnativo ma necessario.

Psicologo: quando e perché

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Rivolgersi allo psicologo è un atto che, spesso, si realizza solo dopo estenuanti riflessioni, connotate da ansia, paura, apprensione, riluttanza, rabbia, frustrazionevergogna, ecc… Se a ciò si aggiungono:

  • la diffidenza verso la figura dello psicologo;
  • il sospetto nei confronti di un percorso basato sulla parola;
  • la convinzione che tutti siano o possano essere “un pò psicologi”;
  • il pregiudizio che andare dallo psicologo sia economicamente proibitivo;
  • la credenza, derivata principalmente dalla psicanalisi, che un percorso di sostegno (o consulenza) sia senza fine e debba durare anni…

Ecco che la tendenza ad affrontare da soli tutti i problemi  (accompagnata da pensieri del tipo: “I problemi della testa, si risolvono con la forza di volontà!”, “Domani andrà meglio…”, “E’ sufficiente parlarne col mio amico… che è tanto sensibile!”, “E poi sono fatto così, non posso cambiare!”, “Senza contare che ce l’ho sempre fatta da solo… sarà così anche questa volta…”, “Ma come fa un estraneo ad aiutarmi se non mi conosce?”, ecc… ) diventa la norma.


Quando andare dallo psicologo?

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Il momento decisivo è rappresentato dal comprendere che, per quel problema, l’aiuto dell’amico volenteroso ma impreparato, troppo coinvolto e parziale, non è più sufficiente; che è arrivato il momento di cambiare, che è arrivato il momento di chiedere aiuto perché le risorse sono esaurite;  che, proprio perché le risorse della mente non sono infinite,  è necessario, per ricominciare, che qualcuno ci porti a ritrovare quelle risorse. E che una persona competente, che non ci conosce, può aiutarci proprio perché ha una visione più oggettiva, più distaccata, più imparziale di noi e della situazione. 

In termini generali, l’aiuto di uno psicologo va cercato quando si attraversa un periodo di sofferenza psicologica che col tempo non passa, o forse peggiora, tanto da creare delle limitazioni, dei veri blocchi nella vita di ogni giorno, sul lavoro, con i familiari o con gli amici.

Brevemente, è opportuno andare dallo psicologo quando:

  • il malessere boicotta l’efficienza in ambito lavorativo;
  • lo stare male compromette le relazioni con le persone significative, causando ulteriore dolore;
  • nonostante l’aiuto di familiari ed amici,  i problemi non si sono risolti;
  • in presenza di patologie (soprattutto croniche), il medico o altri specialisti non hanno cambiato la situazione;
  • preoccupazione e tristezza sono sempre presenti;
  • si manifestano comportamenti o pensieri che non si riconoscono come propri e che non si riescono a controllare;
  • vengono evitate situazioni che prima non creavano alcun disagio;
  • il corpo è ostaggio di tensione, tachicardia, fiato corto, capogiri, insonnia, testa vuota (o pesante) e di altri sintomi fisici;
  • si è soliti ricorrere all’alcool o ad altre droghe per affrontare (o non affrontare) i momenti critici;
  • il malessere è così pervasivo da portare a pensare al suicidio come soluzione.

Perché andare dallo psicologo?

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Cercare un aiuto psicologico, a ben vedere, non è tanto diverso dal rivolgersi ad una persona competente rispetto a questioni specifiche, come accade quando si ha un guasto all’auto o si deve ristrutturare casa. Capire che la macchina ha bisogno del meccanico è decisamente semplice ed immediato!

Alcuni vanno dallo psicologo perché si sentono troppo spesso o da troppo tempo depressi o ansiosi. Alcuni perché tendono a reagire sempre con rabbia, ottenendo come risultato l’ allontanamento fisico ed emotivo delle persone care. Altri perché hanno bisogno di un sostegno per affrontare una malattia che piano piano li ha svuotati d’energia. Altri ancora perché sono in difficoltà a causa di una separazione, di un divorzio o di un lutto. Alcuni perché non possono fare a meno di usare violenza contro partner e figli; altri  perché non riescono ad allontanarsi dalle aggressioni, dai maltrattamenti e dalle umiliazioni subiti da un famigliare. Altri perché hanno così paura di essere criticati e di non essere all’altezza, che hanno rinunciato ad una vita sociale.

Rispetto a tutto questo, lo psicologo è il professionista che aiuta la persona ad aiutarsi. Agisce come un giardiniere: ripulisce il terreno dalle erbacce, fornisce acqua, luce e nutrimento alla pianta, posiziona un sostegno se la pianta è ripiegata su sé stessa… Tuttavia se la pianta cresce, dipende non solo dalle cure fornite, ma anche dal modo in cui la pianta reagisce. Mettere a frutto le risorse che si possiedono, trovare nuovi equilibri per soddisfare i propri bisogni e stare meglio sono obiettivi che si raggiungono in due. Recuperare il benessere è un obiettivo che poggia cioè tanto sulla competenza dello psicologo quanto sulla personalità di chi a lui si rivolge. Entrano in gioco nel processo, infatti, diverse caratteristiche personologiche del paziente: le modalità di elaborazione, la motivazione al cambiamento, la disponibilità ad abbandonare modi di pensare, di fare esperienza e di comportarsi che non sono (o non sono più) funzionali.


In cosa consiste un “percorso di sostegno psicologico”?

Vediamo ora, brevemente, in che cosa consiste un percorso di sostegno psicologico. L’obiettivo principale di questo tipo di percorso è quello di ottenere un sostegno per affrontare un periodo complesso o difficile della vita. Il disagio potrebbe essere rappresentato da un cambiamento personale necessario ma effettivamente molto complesso, come anche da una situazione di vita che è scomoda ma dalla quale proprio non si riesce a venire fuori.  Ancora, la sofferenza psicologica potrebbe derivare da difficoltà relazionali, o dall’incapacità di comprendere perché la vita, a volte, pone sfide così ardue.

Lo psicologo usa i propri strumenti (conoscenza, esperienza, empatia, comprensione, ascolto, ecc…) per accompagnare lungo un percorso impegnativo e difficile, ma di fondamentale importanza per il benessere, la crescita, il progredire personale e delle relazioni in cui la Persona è coinvolta. Nello studio dello psicologo si è liberi di dire e fare qualsiasi cosa si senta: parlare o stare in silenzio, ridere o piangere, esprimere tutte le emozioni o porre domande sulla vita. Qualsiasi cosa si porti in seduta è accolta serenamente e, alla luce di nuovi punti di vista, elaborata. Il percorso psicologico consente di acquisire consapevolezza rispetto al proprio sistema di interazioni al proprio funzionamento all’interno di queste dinamiche relazionali  e alle circostanze che causano sofferenza, disagio e blocco. Il cambiamento del proprio modo di vivere, la messa in discussione di alcuni aspetti di sé, la riconsiderazione di alcune scelte compiute,  richiedono impegno e fatica; tuttavia il beneficio che se ne trae è di un valore incommensurabilmente maggiore: trovare o ritrovare il proprio benessere.

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Principali ostacoli al benessere psicologico

  1. la paura del cambiamento
  2. la paura del fallimento
  3. la paura del giudizio
  4. la paura delle emozioni
  5. la paura della dipendenza
  6. la paura dello stigma