E tu che genitore sei?

Ti sei mai chiesto che genitore sei? Hai mai pensato: “forse dovrei essere più….” ? O anche: “forse dovrei essere meno…”? Il tuo stile è troppo permissivo? O al contrario troppo rigido? O forse ci metti troppa ansia nell’occuparti dei tuoi figli? E se invece ti arrabbiassi troppo? Scopriamolo insieme!

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Mia figlia mi odia

Ricevo diverse e-mail da genitori che, alle prese con figli adolescenti, riportando dolorosamente il proprio vissuto, utilizzano queste parole: “Mia figlia mi odia (mio figlio mi odia)“. Ad esempio, scrive Cinzia, mamma di Noemi (15 anni): “Quando provo a farle delle domande per sapere come sta, Noemi mi guarda con odio e quello sguardo mi uccide.” Cinzia è alle prese con una ragazza adolescente, una figlia che fino a qualche anno fa era “affettuosa e chiacchierona“, “legata ai genitori e al fratellino” e che oggi, tuttavia, ai suoi occhi di madre, appare come “irriconoscibile“.

Ecco quindi la domanda che mi pone Cinzia, una domanda che è, in realtà, di tanti altri genitori: “Come mi devo comportare con mia figlia adolescente (mio figlio adolescente)?”

Prima di affrontare questo argomento, occorre che io faccia a tal proposito una premessa: non esistono “gli adolescenti”, ma esiste l’adolescente che è nostro figlio. Certi comportamenti, considerati “tipici dell’età” (vedremo quali), vengono espressi comunque da un individuo UNICO che, nonostante sia molto giovane, ha già una sua storia, ha già vissuto esperienze per lui significative, è dotato di sue intelligenze, ha un suo temperamento e vive o ha vissuto in un determinato ambiente. Quindi, da mamma oltre che da psicologa, cari genitori vi dico: attenzione alle generalizzazioni!


leggi anche “PADRI E FIGLIE”


I TEMPI DELL’ADOLESCENZA

QUANDO COMINCIA L’ADOLESCENZA? QUANTO DURA L’ADOLESCENZA? QUANDO FINISCE L’ADOLESCENZA? Ecco, solo alcune, delle domande ricorrenti e pertinenti relative ai “tempi dell’adolescenza”. Sono domande legittime, che ogni genitore si pone (o dovrebbe porsi) ma che purtroppo, spesso, portano ad ottenere risposte fuorvianti poichè, come si diceva, ogni individuo è un individuo a sè, e questo basta a metterci al riparo da facili risposte. Possiamo provare a dire che l’adolescenza comincia con la PUBERTA’ e finisce quando l’adolescente ha portato a termine tutti i compiti evolutivi tipici dell’adolescenza in generale e della sua adolescenza, in particolare.

PER APPROFONDIRE Con lo sviluppo puberale (pubertà), il corpo inizia la sua trasformazione grazie al rilascio da parte dell’organismo di ormoni specifici. Maschi e femmine statisticamente iniziano lo sviluppo puberale in tempi diversi: in media tra i 10-12 anni nelle femmine e verso i 12-14 anni nei maschi. Per le femmine la prima mestruazione o menarca è un importante indicatore dell’ inizio della pubertà. Nei maschi invece la pubertà inizia, con una grande variabilità individuale, all’incirca a 12 anni quando cominciano a comparire alcuni segni tipici: il cambiamento della voce, l’aumento della statura, l’ aumento del volume testicolare, la crescita dei peli nel volto, nelle ascelle e nel pube.

ADOLESCENZA “TIPICA

Dopo aver specificato quanto sia ingannevole considerare l’ adolescenza come un periodo di passaggio uguale per tutti, possiamo vedere quali siano i comportamenti e i cambiamenti, considerati tipici di questa fase della vita. In generale la letteratura scientifica ci spiega perchè questo periodo sia, per un individuo che cresce, molto impegnativo e, in alcuni casi, molto complicato: è infatti il momento in cui il ragazzo…

  • cerca di lasciarsi alle spalle l’infanzia;
  • fa i conti con i cambiamenti corporei;
  • fa i conti con radicali trasformazioni a livello cerebrale/cognitivo;
  • fa i conti con i cambiamenti ormonali e quindi con la sua sessualità; 
  • vive un’emotività molto più intensa;
  • cambia i propri punti di riferimento relazionali;
  • cerca di affrontare un mondo incredibilmente complesso e insidioso, come quello di oggi;
  • impara a capire chi è plasmando la sua identità;
  • impara l’indipendenza; 
  • agisce per capire chi sarà da adulto, cercando di appropriarsi dei codici comportamentali degli adulti.

Comprendere le trasformazioni biologiche, cognitive ed emotive e i comportamenti tipici dell’adolescenza è un primo passo per cercare di capire meglio le relazioni che abbiamo con i nostri figli adolescenti.

COME DEVO COMPORTARMI CON MIA FIGLIA ADOLESCENTE (CON MIO FIGLIO ADOLESCENTE)? ECCO ALCUNI SUGGERIMENTI

Veniamo finalmente alla domanda di Cinzia: “Come devo comportarmi con mia figlia?” Poichè abbiamo visto quanto siano impegnative le sfide evolutive dell’adolescenza non ci meravigliamo di quanto sia similarmente impegnativo essere genitori di figli adolescenti, e soprattutto dell’adolescente che è nostro figlio. Ricordiamoci tuttavia che l’importante è non perdersi d’animo e cercare sempre di capire il motivo e l’origine di certi comportamenti. Ecco alcuni suggerimenti per gestire al meglio questa fase

  • EVITATE DI RIMPROVERARLI PER LE EMOZIONI CHE PROVANO

e questo perchè il cervello degli adolescenti è in mutamento. Alcune parti del cervello di un adolescente si stanno allenando ad essere “più emotive” a reagire con maggiore intensità a determinati stimoli, quindi gli adolescenti sentono e percepiscono le emozioni in modo amplificato. Ecco perchè possono sentirsi facilmente arrabbiati, irritati, irritabili, lunatici e scontrosi! Agli adulti può sembrare che queste intense reazioni emotive provengano dal nulla e che siano immotivate, in realtà sono determinate da forti influenze subcorticali. Va da sè che rimproverare un ragazzo per la sua intensa emotività è insensato e del tutto controproducente: porterà solo ad un allontanamento, con grande dispiacere di tutti…

  • STATE NEL CONFLITTO

Gli adolescenti non smettono di avere bisogno degli adulti, anzi… Hanno bisogno della relazione con loro e dei conflitti che in essa si generano, infatti le relazioni con gli adulti basate solo sulla mutualità, la reciprocità e la collaborazione, senza spinte di ribellione e di conflitto, non fanno crescere. I conflitti, e soprattutto il modo in cui vengono gestiti, rappresentano una parte sana della vita. Non dimentichiamo che il modo in cui i genitori riescono a gestire il conflitto relazionale diventa un elemento fondante della capacità dei ragazzi stessi di risolvere, a loro volta, i conflitti. Quando vostro figlio cerca di risolvere lo scontro, in modo più o meno compiuto, porta il suo cervello a crescere e a svilupparsi e impara in buona sostanza, proprio frequentando le varie palestre relazionali, “a stare al mondo”. Cercate quindi di restare nella relazione senza risparmiarvi, anche e soprattutto se è burrascosa.

  • NON TEMETE LA LORO INDIPENDENZA

Gli adolescenti, pur avendo ancora bisogno degli adulti di riferimento come abbiamo visto, manifestano anche il bisogno pressante di costruirsi un’ identità sociale e per questo frequentano gruppi di coetanei. I ragazzi devono trascorrere del tempo con persone della loro età per sviluppare abilità sociali, per provare un senso di appartenenza e per imparare a formare connessioni positive con gli altri, specialmente con persone molto diverse da loro. Contemporaneamente accade che il tempo in famiglia diventi meno significativo soprattutto in termini emotivi, in questo periodo, cioè, i figli tendono a non condividere sentimenti, pensieri e racconti con i genitori, come avrebbero fatto prima. Va bene ed è assolutamente normale! Gli adulti devono solo dare loro spazio e rispettare i loro tentativi di diventare indipendenti. Per alcuni genitori può essere difficile lasciare che i figli adolescenti esercitino l’indipendenza, ma è un passo importante che devono compiere ora. I genitori tuttavia potranno, invece che aspettarsi grandi confidenze, semplicemente dimostrarsi pronti all’ascolto, perchè solo così, quando i ragazzi avranno bisogno di un consiglio, lo chiederanno, apprezzando il rispetto che è stato dato alla loro indipendenza. Se un adolescente invece dovesse portare contenuti preoccupanti è sconsigliato reagire in modo eccessivo, infatti se da un lato i ragazzi hanno bisogno di sapere che i genitori ci sono in caso di difficoltà, dall’altro è troppo sconfortante per loro rendersi conto che gli adulti di riferimento non sono in grado di sopportare quello che hanno da dire. Quindi attenti a quello che desiderate!

  • METTETEVI IN GIOCO

L’atteggiamento degli adulti verso gli adolescenti può intralciare, inibire, o favorire la loro spinta a diventare individui prima e membri di una società più ampia poi, sempre più integrati. Più i genitori riescono a entrare in contatto con la loro parte adolescente, fatta di idealità, di impegno civile e sociale, di grandi passioni, di slanci, di amicizie, di creatività e di sperimentazione, e più riusciranno ad accompagnare positivamente i loro ragazzi lungo quel meraviglioso viaggio, denso di trasformazioni e crescita, che è l’adolescenza.

ADOLESCENZE

Ciò detto non resta che confrontarci con le adolescenze delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E se state notando qualcosa “di strano”, anche a causa del periodo pandemico, se sentite che vostra figlia o vostro figlio porta in sè una sofferenza che è “al di là” della sua età, se avete notato delle oscillazioni di peso drastiche o dei comportamenti del tutto “atipici”, prima di tutto lasciatevi dire che siete dei genitori attenti, e poi vi rivolgo un invito: non esitate a chiedere un confronto con una persona esperta. Sicuramente non sarà nulla di irreparabile e voi vi sarete tolti dal cuore il peso del dubbio e dell’impotenza.

Hai delle preoccupazioni? Non riesci più a parlare con i tuoi ragazzi? Tua figlia è sempre più distante? Non riconosci più tuo figlio? Hai paura che i tuoi figli frequentino compagnie sbagliate? Vedi i tuoi figli sempre più isolati e apatici?

Di questo e di molto altro, parliamone insieme.

Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online , ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma)Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro. In condizioni di incertezza posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata delle relazioni che vivi, dei bisogni tuoi e degli altri, e del modo che hai di gestire i rapporti interpersonali. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e il benessere tuoi, e della tua famiglia.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti


PER APPROFONDIRE UTERIORMENTE IL TEMA “ADOLESCENZA” ECCO ALTRI ARTICOLI: PADRI E FIGLIE , PADRI E FIGLIE: RICORDATEVI CHE... , MADRI E FIGLIE , PREADOLESCENTI E ADOLESCENTI: DAL DIARIO SEGRETO AI SOCIAL NETWORK , ADOLESCENZA: L’ANSIA DA PRESTAZIONE SCOLASTICA

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Preadolescenti e adolescenti: dal diario segreto ai social network

Nell’ epoca in cui le immagini, le parole, i pensieri, le emozioni, i comportamenti sono implacabilmente condivisi; in un momento storico in cui tutto è social, tutto è pubblico, tutto è esibito, il vecchio caro diario segreto rappresenta ancora uno strumento utile per crescere?

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La risposta è: “SI !”. E vediamo perchè… Scrivere il diario segreto aiuta i ragazzi a:

  1. avere uno spazio di sperimentazione, differenziazione e di emancipazione rispetto ai genitori e alla famiglia;
  2. mettere una distanza tra sé e le proprie emozioni;
  3. dare sfogo alle proprie pulsioni aggressive e distruttive;
  4. incontrare la propria intimità, indagando in profondità i propri sentimenti;
  5. abitare il luogo/non luogo dei propri confini, dove si rivendica il diritto ad avere dei segreti, di possedere e difendere una parte di sé totalmente privata, non- condivisibile;
  6. sviluppare nella scrittura creatività e fantasia.

Tenere un diario segreto è un segno del desiderio di crescere

Il pre-adolescente/adolescente, che scrive un diario segreto, comunica la sua volontà di crescere e il desiderio di fissare su carta qualcosa che gli altri non devono conoscere, nemmeno i genitori. Quegli stessi genitori che fino a pochi mesi prima erano gli interlocutori privilegiati, quelli che si sentivano raccontare tutto nei minimi dettagli, anche i più intimi, ora vengono tenuti a distanza. Infatti, mentre il bambino ha la necessità di condividere tutto con il genitore, perché tutto ha un senso solo attraverso il confronto con la mamma o con il papà, l’adolescente, al contrario, teme che rendere i genitori partecipi di certi vissuti, possa quasi sminuirne il valore. Tenere un segreto tutto per sé porta un ragazzo a sentirsi più grande, a riconoscersi come individuo unico, diverso e dotato di pensiero autonomo, soprattutto rispetto agli adulti. Scrivere un diario è un incontro con la propria intimità, dalla quale gli altri devono, legittimamente, restare fuori.


Scrivere è pensare

Scrivere è mettere i propri pensieri in una scatola. Scrivere è avere un luogo in cui andare a re-incontrare quelli che eravamo, ogni volta che avremo il desiderio di rivivere certe esperienze, relazioni ed emozioni. Nel momento in cui i ragazzi scrivono, è come se racchiudessero i propri pensieri in un forziere, che anche a distanza di anni potranno tornare ad aprire per rievocare quel periodo magico e complesso che è stata la loro adolescenza. Consegnare queste parti di sé ad un oggetto materiale, quale è il diario segreto, ha anche la fondamentale funzione, rassicurante e liberatoria, di “buttare fuori da sé” (esteriorizzare) tutti i pensieri, gli eventi, le emozioni forti e dirompenti tipici di questa delicata fase della vita.

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Leggerlo o non leggerlo?

Sbirciare o no nel diario segreto? No.

No, perché:

  • verrebbe meno il rapporto di rispetto reciproco e di lealtà tra genitori e figli;
  • la relazione con il figlio ne sarebbe inevitabilmente condizionata;
  • il ragazzo, di fronte ad un tale comportamento genitoriale, potrebbe sentirsi ancor meno compreso, con il risultato di  ottenere proprio quella chiusura emotiva e quell’allontanamento relazionale che i genitori massimamente temevano;
  • il genitore leggendo certe riflessioni, a volte dettate solo da reazioni “calde” ed  estemporanee,  potrebbe spaventarsi, preoccuparsi o scandalizzarsi ed assumere un atteggiamento diverso, condizionato e in alcuni casi, anche sprezzante, nei confronti dei propri figli pre-adolescenti/adolescenti.

Se il timore, comprensibile e condivisibile, del genitore è quello che possano esserci pensieri o circostanze che turbano la serenità dei propri figli, esistono modi altri per sondarlo:

  • essere e dimostrarsi disponibili al confronto;
  • essere attenti ed empatici;
  • essere profondamente “in ascolto”.  

Frasi come:  “Mi sembri triste, qualcosa non va? Qualcosa ti preoccupa?”; “Se hai voglia di parlare io ci sono”, sono esempi della volontà di esserci, in modo accogliente e disponibile. E’ necessario anche saper aspettare: se i ragazzi non si sentono braccati, spiati o giudicati, arriverà il momento in cui vorranno aprirsi, di loro spontanea volontà, senza che sia violata con prepotenza la loro privacy.


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