Viviamo in un’epoca in cui condividere è diventato quasi automatico. Immagini, pensieri, emozioni, esperienze e momenti della vita quotidiana vengono raccontati attraverso i social network, le chat e le fotografie. Per gli adolescenti, in particolare, una parte importante della costruzione della propria identità avviene oggi anche attraverso lo sguardo degli altri.

In un mondo in cui tutto sembra destinato a essere mostrato, pubblicato o condiviso, viene allora spontaneo chiedersi: il vecchio diario segreto ha ancora un senso?

La risposta è sì.

Forse, proprio oggi, avere un luogo che appartiene soltanto a se stessi può assumere un valore ancora più importante. Uno spazio nel quale non esistono follower, reazioni, commenti o giudizi. Un luogo in cui ciò che si pensa non deve necessariamente essere mostrato a qualcuno e in cui è possibile incontrare una dimensione fondamentale della crescita: la propria intimità.

Tenere un diario può essere un modo per diventare grandi

Durante l’infanzia i genitori rappresentano generalmente gli interlocutori privilegiati. Il bambino racconta ciò che gli accade, condivide esperienze ed emozioni e cerca nell’adulto una chiave per comprendere quello che sta vivendo.

Con l’arrivo della preadolescenza e dell’adolescenza qualcosa cambia. Il ragazzo comincia progressivamente a costruire uno spazio psicologico separato da quello della propria famiglia. Non tutto deve più essere raccontato. Alcuni pensieri vengono custoditi, alcune esperienze condivise soltanto con gli amici, altre rimangono esclusivamente proprie.

Nella mia esperienza professionale con adolescenti e famiglie, uno degli aspetti che più spesso mette in difficoltà i genitori è proprio questo cambiamento: un figlio che fino a poco tempo prima raccontava tutto comincia a chiudere la porta della propria camera, a custodire pensieri e conversazioni e a rispondere con un semplice «niente» alla domanda «Cos’hai?». Per un genitore può essere difficile non interpretare questa nuova riservatezza come una perdita di fiducia o come il segnale che qualcosa non va. Eppure, molto spesso, il bisogno di avere una parte della propria vita che mamma e papà non conoscono non rappresenta una rottura della relazione, ma un passaggio importante nella costruzione dell’autonomia.

Questo progressivo bisogno di riservatezza non significa, infatti, che i genitori siano diventati meno importanti. Significa che il ragazzo sta iniziando a percepirsi come un individuo autonomo, con pensieri, emozioni e parti di sé che gli appartengono.

Il diario può diventare proprio uno di questi luoghi. Scrivere qualcosa che nessun altro leggerà significa riconoscere il diritto ad avere una propria dimensione privata. Significa poter esplorare pensieri ed emozioni senza doverli immediatamente spiegare, giustificare o sottoporre al giudizio degli altri.

In questo senso, avere dei segreti può essere una parte sana del processo di crescita.

Scrivere aiuta a pensare

Scrivere non significa semplicemente mettere su carta qualcosa che abbiamo già pensato. Molto spesso è proprio mentre scriviamo che riusciamo a capire meglio ciò che stiamo vivendo.

Un’emozione confusa può diventare più comprensibile quando proviamo a darle un nome. Un pensiero che sembrava enorme può assumere proporzioni diverse quando lo vediamo scritto davanti a noi. Una situazione difficile può essere osservata da un’altra prospettiva.

Il diario crea una piccola distanza tra noi e quello che sentiamo. Per un adolescente, che attraversa una fase della vita caratterizzata da emozioni particolarmente intense e da importanti trasformazioni personali, questo spazio può avere una funzione preziosa. Rabbia, paura, desiderio, vergogna, innamoramento e delusione possono essere affidati alla scrittura prima ancora di essere completamente compresi.

Il diario diventa così un luogo nel quale sperimentare liberamente il proprio mondo interiore e, nello stesso tempo, uno spazio in cui conservare traccia di ciò che si sta diventando. Scrivere significa anche poter tornare, a distanza di tempo, a incontrare la persona che eravamo, le emozioni che provavamo e il modo in cui guardavamo il mondo in un determinato momento della nostra vita.

Un posto in cui non dobbiamo essere guardati

C’è poi un aspetto che oggi merita una riflessione particolare.

Sui social network raccontiamo qualcosa di noi sapendo che qualcuno ci guarderà. Anche quando il racconto è spontaneo, esiste sempre un destinatario: qualcuno vedrà quella fotografia, leggerà quelle parole, reagirà a ciò che abbiamo pubblicato.

Il diario funziona esattamente al contrario.

Non richiede approvazione, non produce reazioni e non deve piacere a nessuno. È uno spazio nel quale un adolescente può permettersi di essere incoerente, arrabbiato, esagerato, contraddittorio. Può scrivere oggi qualcosa che domani non penserà più. Può immaginare, fantasticare, protestare e cambiare idea senza dover rendere conto a nessuno di ciò che ha scritto.

Ed è proprio questa libertà a renderlo uno strumento interessante per la crescita.

Perché costruire la propria identità significa anche imparare a distinguere lentamente chi siamo da ciò che mostriamo agli altri.

E per riuscirci abbiamo bisogno, qualche volta, di un luogo in cui nessuno ci stia guardando.

Il diario segreto di un adolescente: leggerlo o non leggerlo?

Prima o poi, di fronte a un diario lasciato incustodito o alla sensazione che un figlio stia nascondendo qualcosa, qualche genitore può essere attraversato dalla tentazione di leggere.

La domanda, allora, diventa inevitabile: è giusto leggere il diario segreto di un figlio adolescente?

In generale, la risposta è no.

Se riconosciamo che la costruzione di uno spazio privato rappresenta una parte importante del processo di crescita, dobbiamo riconoscere anche il diritto dell’adolescente a proteggere quello spazio. Leggere di nascosto un diario significa entrare proprio nel luogo che il ragazzo ha scelto perché nessun altro potesse entrare.

Il rischio non riguarda soltanto ciò che il genitore potrebbe scoprire, ma ciò che potrebbe accadere alla relazione qualora il figlio venisse a sapere che la sua privacy è stata violata. Potrebbe sentirsi tradito, controllato e ancora meno disposto a condividere spontaneamente ciò che sta vivendo.

C’è poi un’altra questione importante: un diario non è necessariamente la fotografia fedele dello stato psicologico di chi lo scrive.

Quello che un adolescente scrive non è necessariamente quello che pensa sempre

Un diario può raccogliere emozioni “calde”, pensieri momentanei, fantasie, esagerazioni, rabbia e parole scritte proprio per liberarsi di ciò che si sta provando in quel momento.

Un ragazzo furioso con i propri genitori potrebbe scrivere «Li odio» senza odiarli affatto. Potrebbe descrivere una giornata come la peggiore della propria vita e, poche ore dopo, sentirsi diversamente. Potrebbe affidare alla carta pensieri che non trasformerebbe mai in comportamenti.

È anche questa una delle funzioni della scrittura privata: permetterci di esprimere ciò che sentiamo senza che ogni pensiero debba necessariamente diventare una dichiarazione pubblica o una decisione.

Un genitore che leggesse quelle parole fuori dal loro contesto potrebbe spaventarsi, sentirsi ferito o modificare inconsapevolmente il proprio atteggiamento nei confronti del figlio. E il ragazzo si troverebbe improvvisamente a dover rispondere di pensieri che aveva scritto proprio perché pensava che nessuno li avrebbe letti.

Naturalmente esistono situazioni eccezionali in cui un genitore ha motivi concreti per temere che il proprio figlio sia in pericolo. Ma il punto, in questi casi, non è più la curiosità di sapere che cosa stia pensando: è la necessità di proteggerlo. E una situazione di questo tipo richiede di essere affrontata direttamente, cercando il dialogo e, quando necessario, chiedendo l’aiuto di un professionista.

Se non leggo il suo diario, come faccio a sapere se sta bene?

È probabilmente questa la preoccupazione più profonda di molti genitori.

Nella mia esperienza professionale, dietro il desiderio di controllare ciò che un figlio scrive, dice agli amici o fa online non c’è sempre una volontà di invadere il suo spazio. Molto spesso c’è paura. La paura di non accorgersi di qualcosa, di perdere un segnale importante, di scoprire troppo tardi che il proprio figlio stava attraversando un momento di difficoltà.

È una paura comprensibile.

Ma conoscere ogni pensiero di un adolescente non è né possibile né necessario per essergli vicini.

Ciò che un genitore può fare è osservare, ascoltare e mantenere aperto uno spazio relazionale nel quale il ragazzo sappia di poter tornare.

Dire:

“Mi sembri triste. C’è qualcosa che ti preoccupa?”

oppure:

“Se hai voglia di parlarne, io ci sono.”

è molto diverso dall’interrogare, insistere o cercare informazioni di nascosto.

La disponibilità non garantisce che un adolescente parlerà immediatamente. A volte occorre saper aspettare. Ma sapere che esiste un adulto capace di ascoltare senza invadere, spaventarsi o giudicare aumenta la possibilità che, quando ne avrà davvero bisogno, il ragazzo scelga di rivolgersi proprio a lui.

Rispettare la privacy non significa disinteressarsi

Questo è forse l’equilibrio più difficile da trovare quando i figli crescono.

Essere presenti senza controllare tutto.

Fare domande senza interrogare.

Osservare senza spiare.

Lasciare spazio senza scomparire.

Un adolescente ha bisogno di separarsi progressivamente dai genitori, ma continua ad avere bisogno della loro presenza. Il compito dell’adulto cambia: non può più conoscere necessariamente ogni dettaglio della sua vita, ma può continuare a rappresentare un punto di riferimento stabile e affidabile.

Rispettare un diario segreto significa anche comunicare qualcosa di importante:

“Riconosco che esiste una parte di te che ti appartiene. Non ho bisogno di conoscerla tutta per continuare a esserci per te.”

Forse è proprio questa una delle forme più difficili, e più importanti, della fiducia tra genitori e figli adolescenti.

Quali competenze di benessere entrano in gioco?

Accompagnare un figlio verso l’autonomia significa sviluppare competenze nuove anche come genitori. In particolare può essere importante imparare a:

  • rispettare la sua privacy, distinguendo il bisogno di proteggerlo dal bisogno di controllarlo;
  • tollerare di non sapere tutto, accettando che la crescita comporti anche una progressiva separazione;
  • osservare i cambiamenti, senza interpretare automaticamente ogni chiusura come il segnale di un problema;
  • ascoltare senza invadere, creando le condizioni perché il ragazzo possa parlare spontaneamente;
  • restare disponibili, anche quando il figlio sembra non avere bisogno di noi.

Hai bisogno di un confronto?

Alcune competenze si costruiscono leggendo, riflettendo e facendo esperienza. Altre richiedono un confronto, perché quando siamo coinvolti emotivamente è difficile vedere con chiarezza quello che sta accadendo.

Se senti che tuo figlio o tua figlia si sta allontanando, non riesci più a capire quanto rispettare i suoi spazi e quanto intervenire, oppure alcuni suoi comportamenti ti preoccupano e non sai come affrontare la situazione senza compromettere il dialogo, un confronto psicologico può aiutarti a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a individuare modalità più efficaci per restare nella relazione.

Puoi contattarmi compilando il modulo qui sotto oppure telefonicamente.

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Grazie per la risposta. ✨

3 risposte a “Diario segreto e adolescenza: perché avere uno spazio privato aiuta a crescere”

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