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Può capitare a tutti di trascorrere una notte insonne. Una giornata particolarmente stressante, una preoccupazione, un cambiamento importante o un evento emotivamente intenso possono rendere difficile addormentarsi o provocare frequenti risvegli durante la notte.

Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione temporanea, destinata a risolversi spontaneamente. Talvolta, però, il problema persiste. Le notti insonni iniziano a susseguirsi, la stanchezza si accumula e, con il passare del tempo, la paura di non riuscire a dormire diventa essa stessa motivo di preoccupazione.

Chi soffre di insonnia conosce bene questa sensazione. Arriva il momento di andare a letto e, invece di rilassarsi, la mente sembra attivarsi ancora di più. Si cerca la posizione giusta, si guarda l’orologio, si fanno calcoli su quante ore di sonno restino prima della sveglia. Ogni minuto trascorso senza addormentarsi aumenta la tensione e rende il sonno ancora più difficile da raggiungere.

È proprio questo uno degli aspetti più frustranti dell’insonnia: più ci si sforza di dormire, più il sonno sembra allontanarsi.

Quando l’insonnia diventa un disturbo?

Dormire poco per una o due notti non significa necessariamente soffrire di insonnia.

Si parla di disturbo d’insonnia quando le difficoltà ad addormentarsi, i frequenti risvegli notturni o il risveglio molto precoce diventano persistenti e compromettono il benessere della persona durante la giornata.

Le conseguenze possono riguardare molti aspetti della vita quotidiana: difficoltà di concentrazione, irritabilità, calo dell’attenzione, affaticamento, riduzione della produttività e una maggiore vulnerabilità allo stress.

L’insonnia, inoltre, non è soltanto un problema notturno. Spesso si accompagna ad altre condizioni, come periodi di forte stress, disturbi d’ansia, depressione, problemi medici o abitudini di vita che interferiscono con il normale ritmo sonno-veglia.

L’insonnia ha quasi sempre più di una causa

Per molto tempo si è pensato che il problema fosse semplicemente “non riuscire a dormire”. Oggi sappiamo che la situazione è molto più complessa.

L’insonnia raramente dipende da una sola causa. Nella maggior parte dei casi nasce dall’interazione tra diversi fattori: alcune persone possono essere naturalmente più vulnerabili, altre attraversano periodi particolarmente stressanti, altre ancora sviluppano abitudini o modalità di pensiero che, senza rendersene conto, finiscono per mantenere il problema nel tempo.

Comprendere questi meccanismi è il primo passo per interrompere quel circolo vizioso che porta molte persone a vivere il momento di andare a letto non come un’occasione di riposo, ma come una prova da superare.

Perché l’insonnia si mantiene?

Una delle convinzioni più diffuse è che l’insonnia dipenda esclusivamente da un evento stressante. In realtà, sebbene un periodo difficile possa rappresentare l’inizio del problema, spesso non è ciò che lo mantiene nel tempo.

Lo psicologo americano Arthur Spielman ha proposto uno dei modelli più conosciuti per comprendere l’insonnia, noto come modello delle 3P. Secondo questo approccio, il disturbo nasce dall’interazione di tre gruppi di fattori: predisponenti, precipitanti e perpetuanti.

I fattori predisponenti

Alcune persone sembrano essere più vulnerabili di altre nello sviluppare un’insonnia. Possono avere una naturale tendenza all’ansia, essere particolarmente sensibili allo stress, avere una personalità perfezionista oppure essere inclini al rimuginio e alle preoccupazioni.

Queste caratteristiche non provocano necessariamente il disturbo, ma possono rendere più difficile ritrovare spontaneamente un sonno regolare dopo un periodo di difficoltà.

I fattori precipitanti

Spesso l’insonnia compare in seguito a un evento ben preciso: un lutto, una separazione, una malattia, difficoltà lavorative, problemi economici, cambiamenti importanti o periodi di particolare tensione emotiva.

In queste situazioni è normale che il sonno si alteri temporaneamente. L’organismo rimane in uno stato di maggiore attivazione, come se dovesse restare costantemente vigile per affrontare una minaccia.

Nella maggior parte delle persone, quando il periodo difficile si conclude, anche il sonno torna progressivamente alla normalità. In altre, invece, il problema continua.

I fattori perpetuanti

È proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più interessanti della psicologia del sonno.

Quando una persona inizia a dormire male, cerca naturalmente di recuperare il controllo della situazione. Va a letto prima, rimane più tempo sotto le coperte, controlla continuamente l’orologio, prova a “costringersi” a dormire, teme la notte successiva e trascorre gran parte della giornata pensando alle conseguenze della mancanza di sonno.

Questi tentativi sono perfettamente comprensibili, ma spesso producono l’effetto opposto.

Più ci si preoccupa di dormire, più aumenta lo stato di allerta del nostro organismo. E un cervello in stato di allerta è un cervello preparato a rimanere sveglio, non ad addormentarsi.

Il ruolo dell’ansia

Per questo motivo insonnia e ansia sono spesso strettamente collegate.

L’ansia può favorire l’inizio dell’insonnia, ma può anche mantenerla nel tempo. La paura di non riuscire a dormire genera un aumento della tensione fisica e mentale, che rende più difficile prendere sonno. Dopo una notte difficile cresce la preoccupazione per quella successiva, alimentando un circolo vizioso che può protrarsi per settimane o addirittura mesi.

Anche il rimuginio svolge un ruolo importante. Quando la mente continua a ripercorrere problemi, anticipare scenari futuri o cercare soluzioni proprio nel momento in cui dovrebbe rilassarsi, il livello di attivazione rimane elevato e il sonno fatica ad arrivare.

Comprendere questi meccanismi è importante perché permette di spostare l’attenzione da una domanda spesso senza risposta — “Perché non riesco a dormire?” — a una molto più utile: “Che cosa sta mantenendo oggi la mia insonnia?”

Come interrompere il circolo vizioso

La buona notizia è che l’insonnia può essere affrontata efficacemente. Il primo passo consiste nel comprendere che il problema non è soltanto il numero di ore dormite, ma tutto ciò che accade intorno al sonno: i pensieri, le emozioni, le abitudini e le strategie che mettiamo in atto nel tentativo di recuperare il riposo.

Per questo motivo il trattamento dell’insonnia non si limita a cercare di “far dormire”. L’obiettivo è interrompere quel circolo vizioso nel quale ansia, iperattivazione e comportamenti disfunzionali finiscono per alimentarsi reciprocamente.

In molti casi può essere utile lavorare sulla gestione dell’ansia, riconoscere e modificare i pensieri che aumentano lo stato di allerta, imparare strategie più efficaci per affrontare lo stress e adottare abitudini che favoriscano un ritmo sonno-veglia più regolare.

Naturalmente ogni situazione è diversa. Per alcune persone l’insonnia rappresenta una difficoltà transitoria legata a un particolare momento della vita; in altre può essere il segnale di un disagio psicologico più ampio che merita di essere compreso e affrontato.

Competenze di benessere

Dormire bene non dipende esclusivamente dalla fortuna o dalla predisposizione personale. Molti aspetti che influenzano la qualità del sonno possono essere conosciuti e allenati.

Tra le competenze che possono favorire un sonno più sereno troviamo:

  • riconoscere i segnali di stress e di sovraccarico emotivo;
  • imparare a gestire ansia e rimuginio;
  • sviluppare modalità più funzionali di affrontare le preoccupazioni;
  • costruire abitudini che favoriscano il naturale ritmo sonno-veglia;
  • imparare a interrompere il circolo vizioso tra paura di non dormire e insonnia;
  • prendersi cura del proprio benessere psicologico nel suo insieme.

Dormire non è un’abilità che possiamo imporci con la forza di volontà. Al contrario, il sonno tende a comparire quando il nostro organismo può finalmente ridurre il proprio stato di attivazione e sentirsi sufficientemente al sicuro da lasciarsi andare al riposo.

Quando può essere utile uno psicologo?

Se le difficoltà nel sonno persistono nel tempo, compromettono il benessere quotidiano o si accompagnano ad ansia, stress, preoccupazioni persistenti o altri segnali di disagio psicologico, può essere utile confrontarsi con uno psicologo.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere quali fattori stiano mantenendo l’insonnia e a costruire strategie personalizzate per interrompere il circolo vizioso, migliorando non solo il sonno, ma anche la qualità della vita.

Se desideri organizzare un primo colloquio, puoi contattarmi telefonicamente, via e-mail oppure tramite il modulo qui sotto. In un primo incontro potremo approfondire le difficoltà che stai vivendo, valutare insieme la situazione e capire quale percorso possa essere più adatto alle tue esigenze.

Puoi scegliere di svolgere i colloqui in presenza, presso il mio studio, oppure online, in videochiamata, se preferisci questa modalità o non hai la possibilità di raggiungere lo studio.

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