Quando l’ansia non fa dormire


E’ ormai notte fonda. Siamo a letto, ma siamo ancora svegli: abbiamo guardato un’ altra puntata di quel programma, letto due pagine, bevuto una tisana, spento la luce, acceso la luce, spento la luce. E ora continuiamo a rigirarci, tentando di trovare la posizione che ci permetterà di prender sonno. Invano. Le ore passano, ma continuiamo ad essere svegli: pensiamo al giorno che ci attenderà e che ci vorrà pieni di energie, ci preoccupiamo, ci alziamo dal letto tanto per vedere se funziona. Siamo sempre più stanchi ma non riusciamo ad addormentarci.

dormire 3

Senza alcun dubbio, sono tante le persone che hanno trascorso almeno una notte della propria vita in questo modo: passando le ore svegli nonostante la stanchezza e il profondo desiderio di dormire. I sintomi dell’insonnia infatti sono molto comuni. I dati ci dicono che mentre circa il 30-35% della popolazione mondiale manifesta qualche difficoltà nel sonno, ben il 10-15% della popolazione lamenta difficoltà quotidiane associate ad un disturbo da insonnia propriamente detto. Il sintomo più frequente, nei più giovani, è la difficoltà nell’addormentamento, mentre per le persone di mezz’età e anziane la manifestazione più tipica è rappresentata dai risvegli frequenti durante la notte. Il disturbo da insonnia può manifestarsi a qualsiasi età, anche se il primo episodio avviene solitamente nella tarda adolescenza/prima età adulta; è più frequente nelle donne; è più frequente nei pazienti psichiatrici.

dormire 2Disturbi del sonno

Come spiega il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V) i disturbi del sonno sono, oltre al più conosciuto e diffuso disturbo da insonnia: il disturbo da ipersonnolenza, la narcolessia, i disturbi del sonno correlati alla respirazione, i disturbi dell’arousal del sonno REM, la sindrome da gambe senza riposo e il disturbo del sonno indotto da sostanze/farmaci.

Disturbo da insonnia

Se le alterazioni del sonno si verificano per periodi che vanno da qualche giorno a qualche settimana, si parla di disturbo acuto del sonno. Quando le alterazioni del sonno si manifestano per almeno 3 mesi, si parla invece di disturbo da insonnia.  L’insonnia è un disturbo caratterizzato da un sonno insoddisfacente e non riposante che si manifesta con sintomi notturni, quali:

  • difficoltà nella fase di addormentamento,
  • risvegli notturni frequenti,
  • precoci risvegli mattutini. 

e sintomi diurni: 

  • stato di fatica quotidiana / affaticabilità;
  • preoccupazioni circa il sonno;
  • sonnolenza diurna;
  • difficoltà cognitive: deficit dell’attenzione, nella concentrazione e nella memoria;
  • maggiore irritabilità;
  • senso generale di malessere spesso associato ad un tono dell’umore alterato;
  • maggiore labilità emotiva;
  • sintomi ansiosi e depressivi;
  • peggioramento nel rendimento sociale e lavorativo;
  • sintomi fisici, quali: fastidi gastrointestinali, stati di tensione muscolare, mal di testa, fomicolii.

Inutile dire che il disturbo da insonnia provoca un preoccupante calo della qualità di vita dell’individuo.

L’insonnia può associarsi a:

  • disturbi medici (ad esempio ipertensione e disturbi cardiaci);
  • disturbi psichiatrici (ad esempio disturbi d’ansia e disturbi dell’umore);
  • cattive abitudini comportamentali (ad esempio l’abuso di caffeina, l’utilizzo eccessivo di videoterminali o il passare troppo tempo a letto);
  • cattive abitudini cognitive (ad esempio sforzarsi o preoccuparsi di non riuscire ad addormentarsi).

In alcuni casi l’insonnia è uno dei primi segnali dello sviluppo di un disturbo psichiatrico che va identificatodormire e trattato per tempo. Nonostante il disturbo da insonnia sia molto diffuso nella popolazione generale, le cause che ne determinano il manifestarsi non sono ancora state comprese completamente. La comunità scientifica è, tuttavia, ormai concorde nel ritenere che a favorire l’esordio e il mantenimento del disturbo sia un insieme di fattori genetici, comportamentali, emotivi e cognitivi.

  • Fattori genetici: esiste una predisposizione genetica che rende alcuni individui più vulnerabili a sviluppare il disturbo da insonnia. Grazie alle ricerche effettuate sappiamo, infatti, che il 30% dei soggetti affetti da insonnia ha un familiare che soffre dello stesso disturbo.
  • Fattori comportamentali: sono state individuate alcune abitudini comportamentali capaci di favorire   l’insorgenza e il mantenimento dell’insonnia. Tra queste: usare dispositivi elettronici prima di addormentarsi (ad es. computer o smartphone), passare molto tempo a letto, avere orari e ritmi di sonno/veglia irregolari, dormire durante il giorno.
  • Fattori emotivi: in molti casi il disturbo da insonnia esordisce durante un periodo di stress acuto, per eventi avversi o insistenti preoccupazioni, e tende poi a cronicizzarsi. L’insonnia è inoltre presente come sintomo in molti disturbi mentali, in alcuni casi la sua comparsa può essere il primo sintomo di un disturbo psichiatrico più importante (ad es. la depressione maggiore).
  • Fattori cognitivi: alcuni stili cognitivi possono favorire l’insonnia, ad esempio il tendere a rimuginare. La tendenza a rimuginare e a preoccuparsi possono infatti causare difficoltà nell’addormentamento. Tali difficoltà portano poi a generare ulteriori preoccupazioni che non fanno altro che peggiorare il quadro dell’insonnia.

Disturbi d’ansia e insonnia

dubbio 5Diversi studiosi hanno dimostrato un’associazione, clinicamente e scientificamente nota, fra il disturbo da insonnia e i disturbi di ansia. Nel disturbo da insonnia l’ansia  può agire come causa e come aggravante del problema: l’ansia di non riuscire a dormire alimenta l’insonnia, che a sua volta aumenta l’ansia, in un circolo vizioso che tende a cronicizzarsi. Anche il Manuale Diagnostico e Statistico per i Disturbi Mentali (DSM V) sancisce un legame fra questi due disturbi e riconosce, tra i sintomi del disturbo da ansia generalizzata (GAD), diverse “alterazioni del sonno”, quali:

  • difficoltà ad addormentarsi;
  • difficoltà a mantenere il sonno;
  • sonno inquieto;
  • sonno insoddisfacente.

Le persone che manifestano il disturbo d’ansia generalizzata (GAD), infatti, rispetto al sonno tendono a soffrire di difficoltà di addormentamento, a svegliarsi diverse volte durante la notte, ad avere un sonno qualitativamente compromesso, a temere di non riuscire più a dormire in modo soddisfacente. Spielman (1987) ha elaborato un interessante modello eziologico dell‘insonnia in cui riconosce i 3 fattori responsabili dello sviluppo del disturbo:

  • I fattori predisponenti;
  • I fattori precipitanti;
  • I fattori perpetuanti.

I fattori predisponenti:  sono i fattori che “preparano il terreno” all’ insonnia, come un contesto particolarmente stressante oppure alcune caratteristiche individuali, come l’essere ansiosi o ipervigili. Infatti l’ ansia, associata a rimuginio e ruminazione, favorisce la veglia e ostacola il sonno. In questo senso alcune persone hanno una maggiore “predisposizione” a sviluppare il disturbo da insonnia.

I fattori precipitanti: sono quei fattori che determinano l’insorgenza vera e propria dell’ insonnia. Parliamo di eventi che, a causa di loro determinate caratteristiche, aggravano la predisposizione dell’individuo a non dormire; un fattore precipitante potrebbe essere rappresentato, ad esempio, dall’aggravarsi di un problema (relazionale, di salute, lavorativo), da un episodio specifico (un incidente), da un evento ingestibile (un lutto) o, più semplicemente, dalla presenza di generiche preoccupazioni. Se ai fattori predisponenti aggiungiamo fattori precipitanti, ecco che l’insonnia risulta essere il risultato di uno stress eccessivo, fatto di ansia, di squilibri emotivi e di preoccupazioni.

I fattori perpetuanti: sono i fattori che mantengono nel tempo il disturbo da insonnia, che diventa cronico. I fattori che perpetuano il disturbo sono rappresentati da tutti quei comportamenti disfunzionali che la persona mette in atto per riuscire a “sconfiggere l’insonnia”: pensare all’insonnia, ai perchè, pensare ai danni causati dal proprio non dormire, rimuginare, preoccuparsi, immaginarsi scenari catastrofici e tutta una serie di comportamenti compensativi.  Tuttavia alla base di questi comportamenti vi è sempre l’ansia, che alimenta il disturbo e ne impedisce la risoluzione. L’ansia di non riuscire a dormire alimenta l’insonnia che, a sua volta, aggiunge ansia all’ansia, aumentando lo stato di attivazione interna (arousal) e generando un circolo vizioso che renderà ancora più persistente l‘insonnia. Questo circolo vizioso, fatto di pensieri disfunzionali, ansia e comportamenti compensativi errati, potrebbe proseguire all’infinito. In questo senso un ruolo fondamentale è giocato dai pensieri “tossici”, dalle distorsioni cognitive, che oltre a causare emozioni negative, rappresentano convincimenti falsi, ovvero non basati su verità oggettive ma su credenze soggettive erronee. dormire 1

Risolvere il disturbo da insonnia significa, quindi:

  1. intervenire sull’ansia: alla base del disturbo c’è l’ansia, che ostacola la serenità della persona e impedisce il riposo;
  2. intervenire sui pensieri: è fondamentale modificare i pensieri disfunzionali, che contribuiscono a mantenere e a peggiorare il disturbo;
  3. intervenire sulle emozioni negative: spesso per riposare adeguatamente vanno affrontate e gestite anche le proprie emozioni negative.
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Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online  per chi non vive in Emilia,  ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e il benessere, anche grazie alla proposta di tecniche di gestione dei pensieri intrusivi e disfunzionali e di gestione dello stress.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti

 

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