Non sono capace di fare niente: perché mi sento così?

“Non sono capace di fare niente.”

È una frase che, almeno una volta nella vita, molte persone si sono dette.

A volte arriva dopo un fallimento.

Altre volte dopo una relazione finita, un licenziamento, un esame non superato o una serie di difficoltà che sembrano confermare un’unica conclusione: “Io non valgo abbastanza.”

Ricordo una giovane donna che, durante un colloquio, alla domanda “Che cosa vorresti fare nella tua vita?” rimase in silenzio per qualche secondo e poi rispose:

“Niente… tanto non sono capace di fare niente.”

Non era una ragazza priva di capacità.

Era una persona che aveva smesso di credere nelle proprie risorse.

Ed è una differenza enorme.


Sentirsi incapaci non significa esserlo davvero

Quando viviamo esperienze difficili è facile iniziare a generalizzare.

Un fallimento diventa “fallisco sempre”.

Una difficoltà diventa “non sono portato”.

Un errore diventa “sono incapace”.

Il nostro cervello tende a trasformare episodi specifici in giudizi globali sulla nostra persona.

Così una difficoltà in un ambito della vita finisce per contaminare l’immagine che abbiamo di noi stessi.


Autoefficacia e autostima: due concetti diversi, ma strettamente collegati

In psicologia esistono due concetti che aiutano a comprendere questo fenomeno: autoefficacia e autostima.

Che cos’è l’autoefficacia?

L’autoefficacia è la convinzione di essere in grado di affrontare un determinato compito o una specifica situazione.

Non riguarda ciò che sappiamo fare realmente, ma ciò che crediamo di essere in grado di fare.

Una persona può sentirsi molto competente nel proprio lavoro e, allo stesso tempo, sentirsi completamente incapace di parlare in pubblico.

Oppure può sentirsi un bravo genitore ma vivere con insicurezza ogni situazione sentimentale.

L’autoefficacia è quindi specifica: cambia da un contesto all’altro.


Che cos’è l’autostima?

L’autostima rappresenta invece la valutazione più generale che abbiamo di noi stessi.

Riguarda il valore che ci attribuiamo come persone.

Quando l’autostima è sufficientemente solida, un fallimento non mette in discussione tutta la nostra identità.

Possiamo pensare:

“Questa volta non è andata bene.”

Non:

“Sono un fallimento.”


Perché autoefficacia e autostima si influenzano a vicenda?

Ogni volta che affrontiamo una sfida e scopriamo di essere capaci di gestirla, la nostra autoefficacia aumenta.

Con il tempo, tante esperienze positive contribuiscono a costruire un’autostima più stabile.

Ma vale anche il contrario.

Se accumuliamo fallimenti, riceviamo continue critiche o evitiamo ogni situazione nuova per paura di sbagliare, iniziamo a sentirci sempre meno capaci.

L’autoefficacia diminuisce.

E, lentamente, può indebolirsi anche l’autostima.


Il problema non è quello che sai fare, ma quello che credi di poter fare

Due persone con le stesse capacità possono affrontare la stessa situazione in modo completamente diverso.

Chi possiede un buon senso di autoefficacia pensa:

“È difficile, ma posso provarci.”

Chi ha una bassa autoefficacia pensa:

“Non ce la farò sicuramente.”

La differenza non sta necessariamente nelle competenze.

Sta nelle convinzioni.

E queste convinzioni influenzano profondamente il comportamento.

Chi pensa di non essere capace tende a evitare le sfide, rinunciando proprio a quelle esperienze che potrebbero aumentare la sua fiducia.


Le competenze di benessere che aiutano a sentirsi più capaci

Autoefficacia

La fiducia nelle proprie capacità si costruisce attraverso esperienze concrete, piccoli successi e la possibilità di sperimentarsi senza pretendere la perfezione.

Autostima

Un’autostima sana permette di distinguere tra ciò che facciamo e ciò che siamo.

Un errore non definisce il nostro valore.

Flessibilità psicologica

Accettare di non essere competenti in tutto rende più facile imparare, migliorare e affrontare nuove sfide.

Autocompassione

Trattarsi con comprensione nei momenti di difficoltà riduce l’autocritica e favorisce la crescita personale.


Dire “non sono capace” non significa che sia vero

Quando ci sentiamo incapaci, spesso stiamo osservando noi stessi attraverso il filtro delle nostre paure, delle esperienze negative o delle convinzioni costruite nel tempo.

Quel giudizio, però, non sempre corrisponde alla realtà.

Riconoscere la differenza tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere rappresenta uno dei primi passi verso un benessere psicologico più stabile.


Quando rivolgersi allo psicologo?

Se la sensazione di non essere all’altezza ti accompagna da molto tempo, limita le tue scelte o ti impedisce di metterti in gioco, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere l’origine di queste convinzioni e a sviluppare un senso di autoefficacia e un’autostima più solidi.

Perché il benessere non nasce dalla certezza di riuscire sempre, ma dalla fiducia di poter affrontare anche ciò che oggi sembra difficile.

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