
La persona assertiva […] rifiuta di fare ciò che non desidera e persegue coerentemente i propri obiettivi. Sa aiutare gli altri, se gli viene richiesto. Entra in contatto con le sue emozioni, sa accettare le sconfitte. Tutto questo assicura maggiore consapevolezza e serenità nell’affrontare le situazioni quotidiane problematiche, facilità di relazione, soddisfazione e benessere personale.
Edoardo Giusti e Alberta Testi, L’assertività, 2006
Nella mia esperienza professionale incontro spesso persone che non utilizzerebbero mai la parola assertività per descrivere ciò di cui hanno bisogno. Più facilmente raccontano di essere stanche di dire sempre sì, di sentirsi in colpa quando provano a mettere un limite, di non riuscire a esprimere ciò che pensano per paura di ferire gli altri o, al contrario, di trattenere così a lungo rabbia e insoddisfazione da finire per esplodere.
“Non volevo accettare, ma non sono riuscita a dire di no.”
“Avrei voluto dirgli che mi aveva ferita, ma non volevo litigare.”
“Faccio sempre quello che vogliono gli altri e poi mi arrabbio con me stessa.”
“Quando finalmente dico quello che penso, lo faccio così male che finiamo per discutere.”
Situazioni apparentemente diverse possono avere qualcosa in comune: la difficoltà di trovare un equilibrio tra il rispetto dei propri bisogni e il rispetto di quelli degli altri. Ed è proprio in questo spazio che entra in gioco l’assertività.
Che cosa significa essere assertivi?
Essere assertivi significa riuscire a esprimere ciò che pensiamo, sentiamo e desideriamo in modo chiaro e diretto, senza prevaricare l’altro e senza permettere che l’altro prevarichi noi.
Significa poter dire sì quando vogliamo dire sì e no quando vogliamo dire no. Esprimere un’opinione anche quando è diversa da quella degli altri. Chiedere qualcosa di cui abbiamo bisogno, accettando contemporaneamente la possibilità che l’altro possa non concedercela. Significa anche riuscire ad ascoltare un punto di vista diverso dal nostro senza viverlo necessariamente come un attacco.
Pensiamo a una situazione molto comune. Un’amica ci chiede un favore in una giornata in cui siamo già oberati di impegni.
Una risposta passiva potrebbe essere:
“Va bene, figurati, nessun problema.”
Anche se, in realtà, il problema c’è eccome.
Una risposta aggressiva potrebbe essere:
“Ma possibile che chiedi sempre tutto a me? Arrangiati.”
Una risposta assertiva potrebbe invece essere:
“Mi dispiace, questa volta non riesco ad aiutarti perché ho già troppi impegni.”
Il contenuto è semplice: non posso. Ciò che cambia profondamente è il modo in cui riusciamo a comunicarlo.
L’assertività non consiste quindi nell’ottenere sempre ciò che vogliamo. Consiste nella possibilità di rappresentare noi stessi all’interno della relazione, riconoscendo che i nostri bisogni hanno valore esattamente come quelli dell’altra persona.
Tra passività e aggressività
Tradizionalmente l’assertività viene descritta come un punto di equilibrio tra due modalità opposte di stare nelle relazioni: la passività e l’aggressività.
La persona che utilizza prevalentemente uno stile aggressivo non ha generalmente difficoltà a esprimere ciò che pensa o a cercare di ottenere ciò che desidera. Il problema è che tende a farlo senza tenere sufficientemente conto dei bisogni, dei sentimenti e dei diritti dell’altro.
Può imporsi, alzare la voce, svalutare, intimidire o trasformare ogni divergenza in una battaglia da vincere.
Immaginiamo una discussione di coppia.
“Sabato andiamo dai miei. Abbiamo già deciso.”
L’altro risponde:
“Veramente avevo pensato che potessimo…”
“Non mi interessa. Ci siamo già stati dai tuoi. Non cominciare.”
Probabilmente questa modalità permette, almeno qualche volta, di ottenere ciò che si vuole. Ma il prezzo può essere molto alto: l’altro smette progressivamente di sentirsi ascoltato e rispettato e la relazione può trasformarsi in un terreno di scontro, difesa e risentimento.
Far valere se stessi non significa vincere sull’altro.
Quando dire sempre sì significa mettere da parte se stessi
All’estremo opposto troviamo lo stile passivo.
Chi tende alla passività spesso è molto attento ai bisogni degli altri, ma fatica a riconoscere lo stesso valore ai propri. Può avere difficoltà a dire di no, esprimere un disaccordo, chiedere qualcosa o mettere un limite, soprattutto quando teme di essere giudicato, rifiutato o considerato egoista.
Pensiamo a una persona che da settimane si occupa quasi da sola di un problema familiare. È stanca e vorrebbe chiedere agli altri di fare la propria parte, ma continua a ripetersi:
“Lascia stare, faccio io.”
All’esterno può sembrare disponibile e accomodante. Dentro, però, possono accumularsi frustrazione e risentimento.
È una dinamica che osservo frequentemente anche nelle relazioni: persone che per molto tempo si adattano, rinunciano, evitano il conflitto e cercano di non creare problemi. Poi, a un certo punto, arrivano a dire:
“Sono stanca. Nessuno pensa mai a me.”
Il paradosso è che, spesso, gli altri non hanno nemmeno avuto la possibilità di comprendere fino in fondo i loro bisogni, perché quei bisogni non sono mai stati espressi chiaramente.
Essere disponibili verso gli altri è una risorsa. Diventa un problema quando, per mantenere una relazione o evitare un conflitto, dobbiamo sistematicamente rinunciare a noi stessi.
Quando la rabbia prende una strada indiretta: lo stile passivo-aggressivo
Esiste poi una modalità più difficile da riconoscere: lo stile passivo-aggressivo.
In questo caso la persona non esprime apertamente il proprio disaccordo o la propria rabbia, ma li comunica indirettamente attraverso i comportamenti.
Può dire “sì” quando vorrebbe dire “no” e poi non fare ciò che aveva promesso. Può procrastinare, dimenticare sistematicamente, diventare sarcastica, ritirarsi dalla comunicazione o lamentarsi con altre persone invece di affrontare direttamente chi ha provocato il suo malessere.
Immaginiamo che il partner chieda:
“Ti dà fastidio se stasera esco con i miei amici?”
La risposta è:
“No, figurati. Fai quello che vuoi.”
Ma al suo ritorno trova silenzio, freddezza e risposte monosillabiche.
Alla domanda “C’è qualcosa che non va?”, la risposta diventa:
“Assolutamente niente.”
Il messaggio, in realtà, esiste ed è molto forte. Semplicemente non viene espresso in modo diretto.
Questo stile può diventare particolarmente distruttivo nelle relazioni proprio perché genera confusione. L’altro percepisce ostilità, rabbia o risentimento, ma non riesce ad affrontarli apertamente perché, sul piano delle parole, gli viene continuamente detto che “va tutto bene”.
La comunicazione assertiva percorre una strada diversa: permette di dire “questa cosa mi ha fatto arrabbiare”, “non sono d’accordo”, “avrei preferito che ne parlassimo prima”.
Non garantisce che il conflitto scompaia.
Ma almeno consente di affrontare il conflitto che esiste davvero.
Essere assertivi non significa essere egoisti
Uno degli ostacoli più frequenti all’assertività è proprio la paura di diventare egoisti, aggressivi o insensibili.
Ma dire di no non significa disinteressarsi degli altri. Esprimere un bisogno non significa pretendere che venga necessariamente soddisfatto. Mettere un confine non significa rifiutare una persona.
L’assertività riconosce contemporaneamente due diritti:
io ho il diritto di esprimere ciò che penso, sento e desidero; tu hai il diritto di fare altrettanto.
È da questo equilibrio che può nascere una relazione autenticamente reciproca.
Come scrivono Edoardo Giusti e Alberta Testi, la persona assertiva sa rifiutare ciò che non desidera, perseguire i propri obiettivi, aiutare gli altri quando sceglie di farlo, entrare in contatto con le proprie emozioni e accettare anche le sconfitte.
In questo senso, l’assertività non è soltanto una tecnica di comunicazione.
È una competenza di benessere.
Perché significa imparare a stare nelle relazioni senza dover scegliere continuamente tra due alternative: subire oppure aggredire.
I vantaggi dell’assertività
Imparare a comunicare in modo assertivo può cambiare profondamente la qualità delle nostre relazioni. Non perché ci permetta di evitare i conflitti o di ottenere sempre ciò che desideriamo, ma perché ci consente di partecipare alle relazioni in modo più autentico, senza nascondere continuamente ciò che pensiamo e senza doverci imporre sugli altri per essere ascoltati.
La comunicazione assertiva è diretta, chiara e rispettosa. Una persona che utilizza questa modalità riesce a manifestare il proprio punto di vista riconoscendo, contemporaneamente, il diritto dell’altro ad averne uno diverso. Non ha bisogno di svalutare, giudicare o intimidire per dare forza alle proprie parole, ma neppure di rinunciare a ciò che pensa per mantenere la relazione.
Questo aspetto è particolarmente importante perché, nella comunicazione, il modo in cui esprimiamo un messaggio può condizionare profondamente il modo in cui verrà ricevuto.
Pensiamo a una persona che ha commesso un errore.
Possiamo dirle:
“Sei sempre il solito. Non si può mai contare su di te.”
Oppure:
“Quello che è successo mi ha creato un problema. Vorrei capire come possiamo evitare che accada di nuovo.”
Il problema di cui stiamo parlando potrebbe essere esattamente lo stesso. Nel primo caso, però, l’altro si sentirà probabilmente attaccato e sarà portato a difendersi. Nel secondo avrà maggiori possibilità di ascoltare ciò che stiamo cercando di comunicare.
Questo non significa che, utilizzando le parole “giuste”, otterremo necessariamente la risposta che desideriamo. L’assertività non è una tecnica per controllare le reazioni degli altri. Ci permette, però, di aumentare la probabilità che il nostro messaggio venga ascoltato per ciò che realmente vogliamo dire.
Essere assertivi significa anche saper affrontare il conflitto
Nella mia esperienza professionale capita spesso che le persone associno una buona relazione all’assenza di conflitto.
“Non glielo dico perché non voglio discutere.”
“Preferisco lasciar perdere.”
“Tanto so già che ci rimarrebbe male.”
Evitare un conflitto può sembrare, nell’immediato, il modo migliore per proteggere una relazione. Ma se per non discutere dobbiamo continuamente tacere ciò che ci fa stare male, il conflitto non scompare: semplicemente rimane dentro di noi.
Con il tempo possono accumularsi frustrazione, rabbia e risentimento.
Essere assertivi significa accettare che nelle relazioni due persone possano avere desideri diversi e che questa differenza non rappresenti necessariamente una minaccia per il legame.
Possiamo amare qualcuno e dirgli di no.
Possiamo essere in disaccordo senza smettere di rispettarlo.
Possiamo esprimere rabbia senza aggredire.
Possiamo ricevere una critica senza considerarla automaticamente un giudizio sul nostro valore.
La capacità di attraversare queste situazioni è una delle competenze più importanti per costruire relazioni adulte e soddisfacenti.
Pensare assertivamente
Sviluppare l’assertività, però, non significa soltanto imparare alcune frasi o tecniche di comunicazione.
Possiamo conoscere perfettamente la formula più efficace per dire di no e continuare a non riuscire a pronunciarla.
Perché?
Perché dietro i nostri comportamenti esistono convinzioni profonde sul modo in cui funzionano le relazioni.
“Se dico di no, penserà che sono egoista.”
“Se esprimo quello che penso, rischierò di perderlo.”
“I bisogni degli altri vengono prima dei miei.”
“Se qualcuno mi critica significa che ho sbagliato tutto.”
“Se cedo, sono debole.”
Questi pensieri possono spingerci verso la passività oppure, al contrario, verso l’aggressività.
Per questo imparare a essere assertivi significa anche pensare assertivamente: riconoscere che abbiamo il diritto di avere bisogni, opinioni, emozioni e limiti, senza che questo renda meno importanti quelli degli altri.
Come scrive Franco Nanetti, essere assertivi significa poter scegliere responsabilmente.
Ed è proprio la possibilità di scegliere a fare la differenza.
Una persona assertiva può decidere di fare un favore anche quando le costa fatica. Ma lo fa perché ha scelto di farlo, non perché si sente incapace di dire di no.
Può decidere di rinunciare temporaneamente a un proprio bisogno per sostenere qualcuno che ama. Ma quella rinuncia non nasce dalla paura di essere abbandonata o giudicata.
La differenza, dall’esterno, può sembrare minima.
Dal punto di vista psicologico è enorme.
Non esistono persone sempre assertive
È importante chiarire un altro aspetto: nessuno è assertivo in ogni momento e in ogni relazione.
Una persona può essere perfettamente capace di esprimere il proprio punto di vista sul lavoro e diventare estremamente passiva nella relazione di coppia. Può riuscire a dire di no agli amici ma sentirsi completamente bloccata davanti alle richieste dei genitori. Oppure può comunicare serenamente finché non si sente criticata e diventare improvvisamente aggressiva quando percepisce di doversi difendere.
Per questo è più corretto parlare di comportamenti assertivi che dividere le persone in categorie rigide.
Nella mia esperienza, riconoscere questa differenza è spesso liberatorio. Non si tratta di pensare “sono fatta così, non so farmi rispettare” oppure “ho un carattere aggressivo e non posso farci niente”. Si tratta di cominciare a osservare in quali situazioni diventiamo passivi, aggressivi o passivo-aggressivi e che cosa accade dentro di noi proprio in quei momenti.
È da questa consapevolezza che può iniziare il cambiamento.
L’assertività si può imparare
Il nostro modo di stare nelle relazioni si costruisce nel tempo. Dipende dal temperamento, dall’ambiente nel quale siamo cresciuti, dalle esperienze che abbiamo vissuto e dai modelli relazionali che abbiamo conosciuto.
Chi ha imparato che esprimere il dissenso provoca conflitti potrebbe aver sviluppato l’abitudine di tacere.
Chi ha sperimentato che, per essere ascoltato, doveva alzare la voce potrebbe aver imparato a imporsi.
Chi non si è mai sentito libero di manifestare apertamente la rabbia potrebbe aver trovato modi indiretti per esprimerla.
Con il tempo questi comportamenti possono diventare così automatici da sembrare parte del nostro carattere.
Ma ciò che abbiamo imparato può anche essere modificato.
L’assertività è una competenza e, come tutte le competenze, richiede consapevolezza, esercizio e tempo. Si può imparare a riconoscere i propri bisogni prima ancora di comunicarli, a dire di no senza sentirsi necessariamente in colpa, a formulare una richiesta in modo chiaro, a gestire una critica e ad affrontare un conflitto senza scappare né attaccare.
Il cambiamento non consiste nel diventare una persona diversa.
Consiste nell’acquisire più possibilità di scelta nel modo in cui decidiamo di stare con gli altri.
Competenze di benessere
L’assertività comprende diverse competenze che possono essere sviluppate nel corso della vita:
- riconoscere i propri bisogni, prima di aspettarsi che siano gli altri a comprenderli;
- esprimere emozioni e opinioni in modo chiaro e rispettoso;
- dire di no quando non vogliamo o non possiamo accettare una richiesta;
- stabilire dei confini, senza considerarli necessariamente un rifiuto dell’altro;
- affrontare i conflitti, senza evitarli e senza trasformarli in scontri;
- accettare il dissenso, riconoscendo che una persona può non essere d’accordo con noi senza per questo svalutarci;
- scegliere consapevolmente, invece di reagire automaticamente attraverso la passività o l’aggressività.
Essere più assertivi può contribuire a migliorare l’autostima e il senso di autoefficacia, rendere più autentiche le relazioni e permetterci di esprimere con maggiore libertà ciò che siamo, ciò che sentiamo e ciò di cui abbiamo bisogno.
Hai bisogno di un confronto?
Alcune competenze si costruiscono leggendo, riflettendo e facendo esperienza. Altre richiedono un confronto, perché quando siamo coinvolti emotivamente può essere difficile riconoscere i meccanismi relazionali che continuiamo a ripetere.
Se fai fatica a dire di no, ti senti spesso in colpa quando metti un limite, tendi a mettere sistematicamente i bisogni degli altri davanti ai tuoi oppure accumuli rabbia fino a esplodere, lavorare sull’assertività può aiutarti a costruire modalità relazionali più consapevoli ed efficaci.
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