Ricevo spesso e-mail da genitori che, con molta sofferenza, mi scrivono frasi come queste:

“Dottoressa, mia figlia/mio figlio mi odia.”

Oppure:

“Quando provo a parlarle mi guarda con un odio che mi uccide.”

È il caso, ad esempio, di Cinzia, mamma di Noemi, quindicenne.

“Fino a qualche anno fa era una bambina affettuosa, chiacchierona, legatissima a noi e al fratellino. Adesso è sempre chiusa in camera, mi risponde male, sembra infastidita da tutto quello che faccio. Non la riconosco più.”

Dietro queste parole c’è una domanda che accomuna moltissimi genitori:

“Come devo comportarmi con mia figlia adolescente? Sto sbagliando qualcosa?”

Prima di rispondere, vorrei dirti una cosa che considero fondamentale.

Ogni volta che sento dire:

  • “Gli adolescenti sono tutti ribelli.”
  • “Gli adolescenti non parlano con i genitori.”
  • “Gli adolescenti sono egoisti.”

mi viene spontaneo fare una precisazione.

Non esistono gli adolescenti. Esiste l’adolescente che è tuo figlio.

Ogni ragazzo arriva all’adolescenza con una storia diversa, un carattere diverso, esperienze diverse, punti di forza e fragilità differenti.

Per questo motivo ti invito sempre a diffidare delle generalizzazioni.

È vero che esistono comportamenti frequenti in questa fase della vita, ma ogni adolescente li esprime in modo personale.

Comprendere l’adolescenza significa quindi comprendere quel ragazzo, non un’etichetta.

Perché sembra cambiato da un giorno all’altro?

Molti genitori mi raccontano la stessa sensazione.

“È come se mio figlio fosse diventato un’altra persona.”

In realtà, ciò che stai osservando è uno dei periodi di trasformazione più intensi della vita. L’adolescenza non è soltanto un cambiamento fisico. È una vera e propria riorganizzazione della persona.

In pochi anni il ragazzo si trova contemporaneamente a:

  • lasciare alle spalle il mondo dell’infanzia;
  • affrontare profondi cambiamenti del proprio corpo;
  • imparare a conoscere emozioni molto più intense;
  • costruire una propria identità;
  • conquistare gradualmente l’autonomia;
  • ridefinire il rapporto con i genitori;
  • dare sempre più importanza agli amici e al gruppo dei pari;
  • immaginare l’adulto che diventerà.

È facile capire quanto tutto questo possa generare confusione, rabbia, insicurezza e bisogno di distanza.

Ecco perché uno sguardo duro o una risposta brusca non significano automaticamente che tuo figlio ti odi.

Molto spesso significano semplicemente che sta cercando, nel modo che oggi riesce a utilizzare, di diventare una persona diversa da quella che era fino a poco tempo prima.

Quando inizia e quando finisce l’adolescenza?

Molti genitori mi chiedono:

  • Quando comincia davvero l’adolescenza?
  • Quanto dura?
  • Quando finirà questa fase?

Non esiste una risposta uguale per tutti.

In linea generale possiamo dire che l’adolescenza prende avvio con la pubertà (per approfondire BOX sotto), cioè con i cambiamenti biologici e ormonali che trasformano il corpo. Nelle ragazze questo processo inizia mediamente prima rispetto ai ragazzi, ma ogni sviluppo segue tempi propri.

Ancora più importante è ricordare che l’adolescenza non termina con una determinata età, ma quando il ragazzo riesce gradualmente a raggiungere i principali compiti evolutivi di questa fase: costruire un’identità personale, acquisire una maggiore autonomia e imparare a gestire relazioni sempre più mature.

Per questo motivo due ragazzi della stessa età possono trovarsi in momenti evolutivi completamente diversi.

Come comportarsi con un figlio adolescente? Quattro indicazioni che possono fare la differenza

Arriviamo ora alla domanda che mi viene posta più spesso:

“Come devo comportarmi con mia figlia adolescente? Cosa devo fare con mio figlio?”

Non esiste una risposta valida per tutti, perché, come abbiamo visto, ogni ragazzo è diverso. Esistono però alcuni atteggiamenti che, nella mia esperienza, aiutano i genitori a mantenere una relazione solida anche nei momenti più difficili.

1. Non rimproverarlo per quello che prova

Durante l’adolescenza il cervello è ancora in piena trasformazione. Le aree coinvolte nella gestione delle emozioni sono particolarmente attive, mentre quelle che regolano l’impulsività e aiutano a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni stanno ancora maturando.

Per questo motivo gli adolescenti possono vivere le emozioni con un’intensità che agli adulti appare sproporzionata. Possono arrabbiarsi facilmente, sembrare irritabili, suscettibili o lunatici e reagire in modo eccessivo a situazioni che, ai nostri occhi, sembrano banali.

Questo non significa che tutto sia permesso. Significa però che un’emozione non dovrebbe mai essere rimproverata.

Una cosa è dire:

“Capisco che tu sia arrabbiato.”

Un’altra è accettare comportamenti offensivi o aggressivi.

Le emozioni meritano ascolto. I comportamenti, invece, possono e devono avere dei limiti. Molti conflitti si aggravano proprio perché il ragazzo si sente giudicato per ciò che prova, anziché aiutato a comprenderlo.

2. Non avere paura del conflitto

Molti genitori arrivano in studio convinti che litigare significhi aver perso il rapporto con il proprio figlio. Nella maggior parte dei casi non è così.

Il conflitto è una parte naturale della crescita. Per costruire la propria identità un adolescente ha bisogno anche di differenziarsi dai genitori, di mettere in discussione alcune regole, di confrontarsi e di sperimentare idee diverse.

Il problema, quindi, non è che il conflitto esista, ma come viene gestito.

Una famiglia in cui non si litiga mai non è necessariamente una famiglia che funziona bene. Allo stesso modo, una famiglia in cui ogni discussione diventa una guerra rischia di logorare la relazione.

L’obiettivo non è evitare ogni scontro, ma riuscire a rimanere nella relazione anche quando si è in disaccordo.

È proprio in quei momenti che tuo figlio osserva come un adulto affronta una divergenza, gestisce la rabbia, ripara una ferita e ricostruisce il dialogo. Anche questo significa educare.

3. Non temere il suo bisogno di indipendenza

Molti genitori vivono con dolore il fatto che il figlio adolescente racconti sempre meno di sé.

“Prima mi diceva tutto.”

“Adesso parla solo con gli amici.”

È una sensazione che può far sentire esclusi. Eppure, nella maggior parte dei casi, rappresenta un passaggio fisiologico.

L’adolescente ha bisogno di costruire un’identità che non coincida più completamente con quella della propria famiglia. Ha bisogno del gruppo dei pari, di sperimentarsi, di capire chi è e quale adulto desidera diventare.

Questo non significa che i genitori diventino meno importanti. Significa che diventano importanti in modo diverso.

Spesso il miglior atteggiamento è smettere di pretendere confidenze e, invece, far capire al ragazzo una cosa molto semplice:

“Quando avrai bisogno di parlare, io ci sarò.”

Sapere che un adulto è disponibile, senza essere invadente, rappresenta una delle più grandi sicurezze che un adolescente possa avere.

4. Mettiti in gioco come adulto

L’adolescenza mette alla prova anche i genitori. A volte costringe a rivedere il proprio modo di comunicare, altre volte obbliga a riconoscere errori, rigidità o paure. Può essere faticoso, ma è anche un’occasione preziosa di crescita.

I figli imparano molto meno da ciò che diciamo e molto di più da come viviamo.

Osservano come affrontiamo i conflitti, come chiediamo scusa, come gestiamo la frustrazione, come trattiamo le persone che amiamo e come affrontiamo gli errori.

Essere genitori di un adolescente significa anche accettare che, mentre lui cresce, siamo chiamati a crescere anche noi.

Le competenze di benessere che entrano in gioco

In questa situazione entrano in gioco alcune competenze di benessere che possono aiutare il genitore a comprendere e affrontare con maggiore efficacia ciò che sta accadendo:

Sostenere la sua indipendenza continuando a rappresentare un punto di riferimento sicuro.

Distinguere i comportamenti tipici dell’adolescenza dai segnali che meritano maggiore attenzione.

Restare nella relazione anche quando il conflitto ti fa sentire rifiutato o impotente.

Accogliere le emozioni di tuo figlio senza confonderle con una mancanza di amore nei tuoi confronti.

Hai bisogno di un confronto?

Alcune competenze si sviluppano leggendo, riflettendo e facendo esperienza. Altre richiedono un confronto, perché quando siamo coinvolti emotivamente è difficile osservare con chiarezza ciò che sta accadendo. Se senti che da solo stai facendo fatica, sarò lieta di aiutarti a comprendere meglio la situazione e a individuare nuove modalità per affrontarla.

Puoi contattarmi compilando il modulo qui sotto oppure telefonicamente.



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Forse non sai che…

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Una risposta a “Mia figlia mi odia (o almeno così sembra)… Come Comprendere gli Adolescenti: Una Guida per i Genitori”

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