Padri e Figlie

 

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La figura paterna vive dentro la figlia per tutta la vita ed ha un ruolo decisivo nel suo percorso di crescita. Il padre dal punto di vista evolutivo consente alla figlia di uscire dal puro e semplice rispecchiamento della madre e di rompere il guscio del nido materno.


La relazione padre-figlia

A rendere così particolare e speciale la relazione tra padre e figlia vi è un mix di complicità, ammirazione reciproca, scoperta, incoraggiamento, affettività espressa e complessità. Una complessità che esplode nell’adolescenza, quando “lo sguardo del padre” diventa per la ragazza un ponte per la conquista della vita e della sessualità o viceversa una gabbia dove finiscono per chiudersi i propri sogni.

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Il padre, di fatto, rappresenta il primo incontro con il “maschile”. A partire dal comportamento del padre, la figlia, acquisisce elementi conoscitivi sull’”uomo” e costruisce idee, che resteranno radicate, circa cosa pensare, sentire e aspettarsi dagli uomini. In altre parole la relazione con il padre condizionerà i rapporti che la figlia avrà con tutte le figure maschili che incontrerà: tutti gli uomini con cui, la ragazza prima e la donna poi, instaurerà un rapporto, di qualsiasi tipo, riattiveranno le tracce di questo forte legame primario. Le dinamiche della relazione padre-figlia sono, quindi, di massima importanza per l’impatto che hanno sulle scelte esistenziali ed in particolare su quelle sentimentali di una donna e stabiliscono, per la figlia, un modello che condizionerà anche il proprio elemento maschile interno, presente in ogni donna.

Sulla relazione col padre é anche fondata buona parte dell’autostima delle figlie, il padre cioè é chiamato a coltivare idee e comportamenti che ne conservino e ne accrescano l’autostima. Il padre aiuta la figlia ad “essere sé stessa” e la incoraggia a far uscire la propria personalità nella sua interezza.

Inoltre il padre è colui che rimanda al “senso”, al significato dell’esistenza, al suo scopo, alle domande più impegnative circa la vita. Dalla figura paterna dipendono in modo significativo anche la costruzione del sistema di valori, dei fondamenti ideologici e della dimensione sociale di ogni donna, prevalentemente spendibile nei rapporti sociali e lavorativi. Il padre è il ponte tra la famiglia e la società. 


L’INFANZIA
father-656734__340Durante l’infanzia, mentre il bambino vive con il genitore dello stesso sesso un rapporto ambivalente (essere come lui o contro di lui), la bambina desidera, univocamente, essere amata incondizionatamente dal padre, che occupa la posizione di un oggetto d’amore ideale e irraggiungibile. Questo è l’ aspetto che maggiormente causa le difficoltà dei padri ad accettare la separazione e la libertà (intellettuale e sessuale) delle loro figlie: la separazione è più contrastata, rispetto a quella dei figli maschi, perché implica una perdita amorosa senza ritorno. Il padre, quando la figlia è piccola, ne rappresenta il principale rapporto affettivo: un rapporto esclusivo, diretto, spontaneo, prevalentemente fisico e ludico ma anche profondamente investito dal punto di vista sentimentale ed erotico. Il padre è il Principe Azzurro delle fiabe, fonte e meta del desiderio, è l ‘eroe “senza macchia e senza paura”. Il ruolo paterno si declina fondamentalmente in due funzioni: una protettiva (è una guida, un consigliere, un rifugio emotivo) e l’altra normativa (è il garante delle regole, del rispetto, dei diritti/doveri). Nello sviluppo psico-affettivo delle bambine, la relazione con il padre, ricopre un ruolo fondamentale nella costruzione della propria identità di genere poiché determina un passaggio cruciale nello sviluppo psicologico della figlia: l’accettazione della femminilità e l’orientamento delle scelte sessuali e affettive.


LA PRE-ADOLESCENZA
tree-2601756__340La preadolescenza è il momento, tra i 10 e i 14 anni, che segna il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza. In questa fase, pur restando valida la duplice funzione paterna affettivo/normativa, il rapporto padre-figlia evolve e si caratterizza per un graduale e significativo processo di disillusione. È questo il periodo della separazione, della scoperta dei limiti genitoriali, del riconoscimento, accanto alla figura idealizzata del padre (del principe e dell’eroe), della persona per come è realmente, con punti deboli e di forza. Questo vissuto, si associa alla richiesta, da parte della figlia, di una maggiore autonomia e di spazi più ampi di responsabilità: per sperimentare e sperimentarsi, per esprimere i nuovi interessi e progetti emergenti, per investire la propria vitalità, per iniziare a giocarsi l’ emancipazione, a distanza dallo sguardo paterno. Attraverso lo svago e l’uscita con gli amici la figlia sottrae direttamente le sue esperienze alla tutela del proprio padre, pur rimanendo sotto le sue ali protettive. Nascono i bisticci, la difficoltà di dialogo, l’allontanamento fisico. Questa autonomia, ricercata in modo emotivamente disorganizzato ed impulsivo in età preadolescenziale diventa poi, in adolescenza, il risultato di un processo maturativo più complesso e consapevole. Dal punto di vista emotivo, le figlie chiedono che venga rispettata la loro privacy.


L’ADOLESCENZA
pa-3092926__340Questa fase è caratterizzata da sentimenti e comportamenti di ribellione verso regole e doveri, e da sempre maggiore autonomia fattuale ed emotiva, che ora è il risultato di un processo maturativo più consapevole. La figlia adolescente, a causa della propria maturazione sessuale, sperimenta un senso di disagio relazionale nei confronti della figura paterna e conseguentemente vive un allontanamento emotivo e fisico da lui (allontanamento biunivoco in realtà: agito sia dal padre che della figlia). I padri potrebbero sentirsi tagliati fuori improvvisamente dalla vita della figlia, soffrendo molto di questa nuova condizione. Invece, è importante che un padre impari a rispettare questa distanza, considerandola indispensabile per l’affrancamento dalle figure genitoriali e l’individuazione. Durante l’adolescenza, le ragazze, come si diceva, hanno un “rapporto conflittuale” con i genitori ed in particolare con il padre, vissuto come portatore di autorità e difensore dei confini, intesi come limiti alla propria libertà personale. Se crescendo questa conflittualità non viene elaborata e il padre non viene visto come un interlocutore attivo e disponibile, le ragazze tenderanno a preferire partner con cui possono instaurare dei rapporti di tipo conflittuale, ritenendo che è bello soltanto un “amore litigarello”. I padri pericolosi, quelli impediti da problematiche personali irrisolte, sono quelli troppo fragili o troppo innamorati delle figlie. Quelli troppo fragili perché finiscono col consegnare la figlia a un’infanzia estremamente prolungata fra le braccia della madre. Quelli troppo innamorati perché diventano possessivi e morbosi, tenendo letteralmente in ostaggio le figlie, segregandole nell’adorazione del padre; e poi guai a quei padri idoli che rendono impossibile un altro amore; guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria; guai, infine, a quei padri assenti che costringono la figlia a una ricerca lunga tutta una vita. Se la fase dell’adolescenza viene superata con successo, grazie ad una figura paterna equilibrata e matura, arriva un periodo di relativa calma, serenità e stabilità nella relazione, associata, in età adulta, a sentimenti positivi e di tipo riparatorio riguardo a quegli atteggiamenti aggressivi e di rifiuto, manifestati durante l’adolescenza.


book-1945499__340LEGGI ANCHE “PRE-ADOLESCENTI E ADOLESCENTI : DAL DIARIO SEGRETO AI SOCIAL NETWORK”


Esistono, nei rapporti padre – figlia, alcune caratteristiche e stili prevalenti. La dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista, ne delinea alcuni:

IL PADRE PRESENTE: ha una significativa relazione emotiva e affettiva con la propria figlia. È una presenza anche con una funzione genitoriale normativa positiva, dà cioè regole e limiti. Una persona interessata, comprensiva, comunicativa, disponibile, che funge da guida nello sviluppo della propria figlia.

IL PADRE “PRINCIPE AZZURRO”: “tutte le bambine” afferma Lucattini, “vedono il padre come il proprio fidanzato o come il “principe azzurro”: se questo elemento però rimane nella vita adulta può creare dei problemi nei rapporti con l’altro sesso, perché qualunque ragazzo o fidanzato verrà sempre paragonato al padre, e non sempre uscirà dal confronto vincente. “

IL PADRE PERDUTO E IDEALIZZATO: ci sono poi situazioni in cui la figlia ha a che fare con un “padre idealizzato”. Parliamo di un padre che non è realmente riconosciuto per ciò che è, ma sul quale la figlia proietta l’immagine fantasiosa che ha di lui. Gli aggettivi utilizzati per qualificarlo sono sempre positivi, la sua figura è avvolgente, onnicomprensiva, totalizzante. “In questo caso la figura paterna rifletterà tutti i desideri e i bisogni della ragazza, in modo non realistico e difficilmente realizzabile ma ostinatamente ricercato e darà origine ad un rapporto in cui il compagno è percepito come perfetto e inattaccabile, a scapito di una percezione realistica di sé e di una realizzazione personale al di là delle proprie abilità e competenze”.

IL PADRE “MAMMO”: negli ultimi decenni si è affermato un nuovo tipo di paternità, in cui i padri spesso si sostituiscono alle madri diventando quasi dei “mammi”. “Se però il padre non riesce a recuperare con la propria figlia un rapporto più squisitamente virile, assertivo, che indirizza e consiglia, facendo tesoro del punto di vista maschile, il rischio è che, crescendo, la ragazza cerchi un “compagno-mammo” su cui appoggiarsi e dipendere totalmente”.

IL PADRE INAFFIDABILE: se invece il padre risulta difficilmente comprensibile, se fin da piccola la figlia non riesce a capire se il padre le voglia bene oppure no, se sia interessato a lei oppure distratto dai propri impegni, da questa difficoltà possono nascere rapporti di tipo “amore-odio” in cui il padre è al tempo stesso amato e odiato, desiderato e respinto, cercato e allontanato, un padre di cui è in definitiva difficile fidarsi. “Questo non potrà che avere delle ripercussioni nel rapporto con il partner che verrà desiderato e temuto, sedotto e abbandonato, voluto e lasciato”.

IL PADRE AGGRESSIVO: esistono infine anche dei casi limite in cui, se il padre ha avuto dei comportamenti aggressivi svalutanti nei confronti della propria figlia, questa instaurerà col genitore e col partner un rapporto di tipo “persecutore-vittima” con inevitabili conseguenze negative sia sulla sua vita di figlia che in futuro nella sua vita di compagna, fidanzata o moglie.

IL PADRE ASSENTE: non è presente in alcun modo nella vita della figlia, né dal punto di vista fisico né dal punto di vista affettivo. Una persona totalmente disinteressata alla vita della figlia, un mondo a sé, a parte.

IL PADRE NORMATIVO: invece intrattiene con la propria figlia un rapporto infantile, teso alla negazione della parte “matura” della stessa a favore di quella ideale. Un rapporto positivo finché rimane nella dimensione ludica del gioco o del divertimento, in cui la figlia accetta, più o meno consapevolmente e in modo passivo, il ruolo di bambina. Più precisamente è possibile distinguere tra le due sotto-tipologie del padre normativo: il normativo- protettivo e il normativo rigido. Il padre normativo protettivo è un buon consigliere ma a patto che la figlia incondizionatamente giuri a lui “amore eterno”; il padre normativo rigido è una persona estremamente autoritaria, rigida, chiusa, introversa, che richiede alla figlia di meritarsi il suo affetto, sotto condizione.


Quando parliamo di relazioni (e di tutto ciò che c’è di umano) vale la pena ribadire che la perfezione non esiste, che non esistono genitori perfetti, che non esiste una “universale ricetta magica” in grado di portare i processi di crescita al successo. Tuttavia è possibile, sempre, fare del proprio meglio: attraverso l’ impegno, il senso di responsabilità, la maturità, l’interesse, la lungimiranza. In ultima analisi i padri hanno il compito di aiutare le figlie a diventare autentiche, a capire quello che realmente sono, abbandonando ogni tipo di idealità e condizionamento (sociale, culturale e/o personale). Potrà sembrare complicato, primariamente perché difficile è sovvertire il proprio sistema famigliare di dinamiche relazionali che, come un circolo vizioso, si tramanda di generazione in generazione; tuttavia questo tipo di cambiamento, per la salute e il benessere psicologico dei figli, è auspicabile. In questo senso può essere necessario l’aiuto di professionisti dei processi di crescita e delle relazioni.


Dott.ssa Silvia Darecchio – Psicologa Clinica (CONTATTI)


 




 

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