Disturbi di Personalità

«La personalità è la più o meno stabile e durevole organizzazione del carattere, del temperamento, dell’intelletto e del fisico di una persona: organizzazione che determina il suo adattamento totale all’ambiente.»

Hans Eysenck “The structure of Human Personality”

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Cos’è la personalità?

Con il termine personalità si intende l’insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali che definiscono il nucleo delle differenze individuali è, cioè, la combinazione di quei pensieri, di quelle emozioni e di quei comportamenti che rendono ogni individuo unico. Cicerone definì la personalità come “quella parte che si recita nella vita”; non a caso la “persona” rappresentava, nella tradizione latina, la maschera indossata dagli attori, usata per semplificare il tipo umano rappresentato. La personalità, in questo senso, può essere definita come quel “filtro” che permette (insieme al proprio “viso”, da visus, cioè “visto”) agli individui di entrare in relazione con gli altri e quindi di essere, dagli altri, conosciuti e riconosciuti;  è la lente attraverso cui la persona vede se stessa, comprende la realtà e dialoga con il mondo esterno; è l’organizzazione interna di sistemi psicologici che organizzano il suo particolare adattamento all’ambiente.

La personalità è un concetto tipicamente dinamico e gli esseri umani affrontano, durante tutto l’arco della loro vita, alcuni nodi cruciali di passaggio necessari (prima infanzia, svezzamento, “fase dei no”, pubertà, adolescenza, conflitti, ecc…) per evolvere una maturazione psicofisica adeguata al contesto sociale. La personalità inizia a formarsi durante l’infanzia, attraverso l’interazione tra fattori ereditari e ambientali. Nello sviluppo normale, i bambini imparano con il tempo a interpretare con precisione i segnali sociali e a rispondere in modo appropriato. Diversamente è possibile che si generi un disturbo della personalità.


Quanti e quali disturbi di personalità

I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche:

  1. Pensiero distorto
  2. Risposte emotive problematiche
  3. Eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
  4. Difficoltà interpersonali

Secondo il DSM-5 (APA 2013) queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (insiemi).

Cluster A dei disturbi di personalità

Condotte di comportamento bizzarre o eccentriche. Questi disturbi condividono un significativo disagio negli ambienti socialiritiro sociale e pensiero distorto.

I disturbi di personalità del Cluster A sono:

  • Disturbo Paranoide di Personalità
  • Disturbo Schizoide di Personalità
  • Disturbo Schizotipico di Personalità

Il paranoide pensa che gli altri lo danneggino, lo schizotipico pensa che gli altri non si curino o non apprezzino la sua unicità, lo schizoide che gli altri siano crudeli e rifiutanti.

Cluster B dei disturbi di personalità

Condotte di comportamento drammatiche, emotive o dis-regolate. Questi disturbi condividono difficoltà nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva.

I disturbi di personalità del Cluster B sono:

Cluster C dei disturbi di personalità

Condotte di comportamento ansioso o inibito. Questi disturbi si caratterizzano soprattutto per gli alti livelli di ansia e di inibizione sociale; per i sentimenti d’inadeguatezza e per l’ipersensibilità alle valutazioni negative.

I disturbi di personalità del Cluster C sono:

 


Dott.ssa Silvia Darecchio (contatti)

10 ottobre Giornata Nazionale della Psicologia: studi aperti

La GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA, giunta quest’anno alla terza edizione, è promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e patrocinata dal Ministero della Salute.
Nasce con lo scopo di informare sulle più rilevanti tematiche di interesse psicologico, far conoscere maggiormente ai cittadini e alla comunità le potenzialità della Psicologia come scienza e come professione.
La Giornata si celebra il 10 ottobre, coincidente con la Giornata Mondiale della Salute Mentale e sono previste iniziative su tutto il territorio nazionale per tutta la settimana che include tale data.
Il tema della campagna 2018 è “ASCOLTARSI ED ASCOLTARE: LA PERSONA AL CENTRO DELLA PROPRIA VITA”, andare oltre i mille “rumori” che ci bombardano dall’esterno o ci assillano dall’interno per realizzare l’importanza della dimensione dell’ascolto. Di chi ci circonda, così come delle nostre reali esigenze: solo un ascolto vero consente di ritrovare l’altro e noi stessi, di rimettere la persona al centro della vita.
Lo Psicologo è un professionista che utilizza l’ascolto come fondamentale strumento di aiuto e di sviluppo umano e sociale, promuovendo nei suoi interventi la capacità di ascolto della persona, delle comunità e delle organizzazioni.
L’edizione 2018 comincerà ufficialmente con la Conferenza Stampa di presentazione in programma a Roma giovedì 4 ottobre alle ore 11.30 presso la Camera dei Deputati e culminerà con un Convegno conclusivo che si terrà a Roma il 12 ottobre, oltre a video, materiali informativi ed attività organizzate in tutte le regioni italiane.

Fulcro della Giornata è l’iniziativa “STUDI APERTI“, incontri di informazione e consulenza gratuiti, che rappresentano una occasione per favorire l’incontro tra i professionisti e gli utenti.

Il mio studio aderisce all’iniziativa e garantisce sedute informative e di counseling gratuite della durata di 45 minuti nei seguenti giorni ed orari:

MERCOLEDI 10 : dalle 10 alle 14 

GIOVEDI 11 : dalle 11 alle 14

VENERDI 12 : dalle 17 alle 20

Per informazioni ed appuntamenti:  contatti

 

 

L’enuresi notturna

L’enuresi notturna è un disturbo, più che una malattia, e consiste nella perdita involontaria e completa di urina durante il sonno in un’età in cui la maggior parte dei bambini ha ormai acquisito il controllo degli sfinteri.

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E’ un problema frequente che interessa circa il 27% dei bambini dell’età di 4 anni, il 15% di 5-6 anni, il 6-7% di 9-10 anni, il 3% di 12 anni e l’1% di 18 anni. Alcuni ricercatori hanno osservato che si tratta di gran lunga del disturbo più diffuso tra i bambini, soprattutto maschi.  Per diagnosticare un disturbo da enuresi, tale comportamento deve presentarsi frequentemente e non dipendere da alcuna condizione medica generale, né dall’assunzione di sostanze; per enuresi notturna non si intende, infatti, la saltuaria e sporadica emissione di urine durante la notte, ma si parla di un problema che deve presentarsi con una certa frequenza: secondo alcuni autori è necessario un periodo di osservazione di almeno 2 settimane durante le quali il bimbo deve bagnare il letto per almeno 3 volte alla settimana, secondo altri autori l’osservazione va protratta per 3 mesi con almeno 2 notti bagnate alla settimana.


Esistono diversi tipi di enuresi:

  1. PRIMARIA/SECONDARIA. Primaria: quando i bambini non hanno mai acquisito  la continenza oltre il quinto anno di età. L’enuresi primaria ha cause prevalentemente fisiologico/organiche. Secondaria: si parla di enuresi secondaria quando, bambini con una adeguata continenza urinaria, la perdono successivamente. Tale condizione si manifesta soprattutto in bambini tra i 5 e gli 8 anni d’età e ha tra le cause fattori di tipo prevalentemente psicologico ed emotivo. Sintomatica: in questo caso l’enuresi compare come conseguenza di una malattia, ad esempio un’infezione urinaria o in casi molto più rari diabete mellito, epilessia ecc.
  2. NOTTURNA/DIURNA. Notturna: si tratta della condizione più comune, è la classica pipì a letto, dove il sintomo compare solo durante il sonno. Tipicamente il bambino bagna il letto durante il primo terzo della notte e l’atto di urinare è spesso accompagnato da un sogno evocativo. L’ enuresi diurna: si presenta al contrario quando la perdita di urine riguarda le ore di veglia. Questo sottotipo, molto meno frequente del precedente, raggiunge la sua massima frequenza intorno ai 9 anni di età, ed in media è più presente nelle femmine. Esiste poi una condizione mista definita enuresi notturna e diurna.
  3. CONTINUATIVA/A INTERMITTENZA. Un’ulteriore distinzione può essere fatta tra i bambini che sono enuretici continuativamente (enuresi continuativa) e quelli che lo sono a intermittenza (enuresi a intermittenza).
  4. MONOSINOTOMATICA/NON MONOSINTOMATICA. “Monosintomatica”: quando l’enuresi è l’unico sintomo e si manifesta solo durante il sonno. “Non-monosintomatica”: quando sono presenti anche sintomi vescicali durante il giorno. Ci possono essere altri problemi, soprattutto legati alla vescica, che vanno trattati prima di affrontare l’enuresi notturna. Un problema vescicale può dipendere da una incompleta o ritardata maturazione della vescica, che riesce a riempirsi meno di quanto ci si deve aspettare per l’età. Tra i sintomi vescicali diurni: andare in bagno troppo di frequente, o troppe poche volte, o con grande urgenza; fare pipì di volume molto basso, bagnare le mutandine o addirittura bagnare gli indumenti.

 


L’enuresi può essere anche associata a:

  • encopresi (ripetuta evacuazione di feci in luoghi inappropriati);
  • stipsi;
  • disturbo da sonnambulismo;
  • disturbo da terrore del sonno;
  • infezioni del tratto urinario (causate proprio dalle condizioni igienico-sanitarie dovute al disturbo).

Enuresi notturna, le cause del disturbo:

  • possono essere genetiche: l’enuresi è indubbiamente un disturbo ereditario e in circa il 70% dei casi almeno un familiare ha o ha avuto lo stesso problema da piccolo. Non è stato ancora identificato un gene specifico che la provoca, ma la ricerca si sta muovendo anche in questa direzione.
  • Possono essere fisiologiche: nella maggior parte dei casi, l’enuresi è causata da una sovrapproduzione di urina durante la notte (la cosiddetta poliuria notturna) o da una capacità insufficiente della vescica (come se fosse più piccola) e dalla difficoltà a svegliarsi dietro lo stimolo di vescica piena (si tratta, non di un problema di sonno eccessivamente profondo, ma di difficoltà nel risveglio. Se la vescica è piena si ha uno stimolo al risveglio, stimolo che è meno forte, o meno recepito, per il bambino enuretico). Quest’ultimo fenomeno aggrava la condizione, ed è proprio il problema da risolvere per arrivare alla guarigione dell’enuresi. 
  • Possono essere anche psicologiche. L’enuresi primaria non è causata da disturbi psicologici, ma chi ne soffre può certamente svilupparne come conseguenza. Soprattutto per quanto riguarda l’autostima, la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità. Queste problematiche cessano in genere, una volta che l’enuresi è stata trattata con successo. Solamente l’enuresi secondaria (un’enuresi che si manifesta dopo che il bambino ha raggiunto il controllo della vescica) è associata, oltre a possibili problemi fisici da ricercare attentamente, ad un maggior rischio di problemi comportamentali, quale la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Tendenzialmente quando si manifestano tali episodi di pipì notturna, questi si associano ad un disturbo comportamentale o emozionale. Questi fenomeni possono essere transitori e legati ad eventi che hanno disturbato il piccolo, andando ad intaccare la stabilità e la sicurezza del suo apparato, come lo stress o fattori ansiogeni. Anche i cambiamenti possono interferire, come la nascita di un fratello, un lutto, un trasferimento di abitazione o di città oppure la separazione dei genitori ed anche le richieste eccessive delle prestazioni scolastiche. I bambini che soffrono di tali disturbi, anche se variano da soggetto a soggetto, sono sensibili e possono manifestare delle difficoltà a gestire i propri impulsi, come l’aggressività che simboleggia la capacità di esprime appieno se stessi, di affermarsi in qualsiasi ambito e di essere capaci a difendersi dai conflitti tra coetanei. Al disturbo si accompagna spesso un forte senso di disagio nello stare con gli altri, soprattutto a scuola, quando il bambino con enuresi si confronta coi coetanei.

Cosa deve e non deve fare il genitore

Deve essere ben chiarito che se un bambino bagna il letto non è colpa di nessuno: né del bambino né dei genitori. Il ‘senso di colpa’ dei bambini, anche se non manifesto, contribuisce molto a peggiorare il senso di malessere e di imbarazzo che il bambino prova, causando perdita dell’autostima e l’acuirsi delle insicurezze, anche in altri ambiti di vita. A loro volta, i genitori possono sentirsi colpevoli e incapaci di affrontare una situazione difficile e poco chiara. Se c’è qualcosa di sbagliato è rinunciare o attendere senza agire aspettando la risoluzione con la crescita, magari facendosi prendere dal nervosismo, con reazioni negative nei confronti del bambino. E’ importante sapere che si può fare qualcosa. Nessun bambino dovrebbe svegliarsi in un letto bagnato, quando ci sono soluzioni semplici che spesso migliorano o risolvono la situazione. Ecco qualche suggerimento per gestire al meglio la situazione:

  • dare al bambino consapevolezza e ottimismo: è la prima fondamentale terapia;
  • aiutare il bambino a non sentirsi solo, spiegargli che ci sono altri bambini nella sua scuola, e forse nella sua classe con lo stesso problema;
  • aiutare il bambino a combattere un naturale ma pericoloso senso di colpa;
  • dare spiegazioni complete e corrette per rimuovere la vergogna e il senso di colpa, per coinvolgere il bambino e motivarlo ad affrontare la cura;
  • non sgridare mai il bambino: è dimostrato che il rimprovero aggrava la situazione, mentre un atteggiamento comprensivo la migliora;
  • condividere: nel caso che anche i genitori abbiano sofferto di enuresi, comunicarlo al bambino può avere per lui un effetto rassicurante. Infatti il sapere che anche il papà o la mamma hanno avuto lo stesso problema e lo hanno superato è per lui di conforto e aiuta nel processo di guarigione;
  • non svegliare il bambino di notte: svegliare il bambino per farlo urinare non solo non serve a nulla ma può essere controproducente ed avere una valenza punitiva, meglio mettere un pannolino;
  • adottare qualche strategia di tipo comportamentale: sapere riconoscere gli eventuali sintomi diurni associati e riferirli al medico; attuare eventualmente con attenzione la rieducazione minzionale; abituare il bambino a bere poco la sera per non aumentare il volume di urina nella vescica; controllare che prima di andare a letto il bambino abbia svuotato completamente la vescica.

QUALI SONO LE CURE PER L’ENURESI?

Una volta verificato che il bambino vuole affrontare il problema, si può iniziare il trattamento, innanzi tutto con una visita pediatrica che escluda altre patologie. Se il quadro clinico non è compromesso, i primi presidi di cura sono il trattamento comportamentale e di sostegno al bambino, e le buone abitudini di bere al mattino, evitare bevande gassate e caffeina il pomeriggio e mantenere regolare lo svuotamento intestinale. A seguire, le cure sono sostanzialmente due:

  • per l’enuresi monosintomatica: l’allarme notturno e un farmaco, la desmopressina, che riduce la produzione di urine la notte (anti-diuretico). Il primo serve a facilitare il risveglio quando la vescica è piena, consentendo al bambino di andare a svuotarla in bagno;
  • per l’enuresi “non-monosintomatica” (cioè se ci sono sintomi vescicali di giorno) può essere necessario associare al farmaco antidiuretico farmaci diversi se la vescica si comporta come se fosse più piccola o con eccessivo stimolo anche a basso riempimento (vescica iperattiva). Se possibile, si può ricorrere a sedute di fisioterapia per la vescica (uroterapia) allo scopo di insegnare come si controllano gli stimoli e come si rilassano i muscoli per una minzione completa.
  • Gli eventuali problemi psicologici o comportamentali devono essere affrontati separatamente e indipendentemente dai sintomi dell’enuresi, grazie al sostegno di professionisti.

 

Dott.ssa Silvia Darecchio  – Psicologa – San Polo di Torrile (Pr)  contatti