
Tutti noi abbiamo un modo abbastanza stabile di pensare, sentire, interpretare ciò che accade e relazionarci con gli altri. C’è chi è più diffidente, chi impulsivo, chi timido, chi estremamente preciso, chi ha bisogno di sentirsi costantemente rassicurato. Queste caratteristiche fanno parte della nostra personalità e contribuiscono a renderci unici.
Negli ultimi anni, però, termini come borderline, narcisista o dipendente affettivo sono entrati nel linguaggio comune. Basta un litigio, una relazione difficile o un comportamento insolito perché qualcuno venga etichettato con un disturbo di personalità.
La realtà è molto più complessa.
Avere alcuni tratti caratteriali non significa avere un disturbo. I disturbi di personalità rappresentano modalità profonde e persistenti di vivere se stessi, gli altri e il mondo, che finiscono per creare sofferenza e compromettere la qualità della vita.
Comprendere questa differenza è fondamentale, sia per evitare diagnosi superficiali sia per riconoscere quando può essere utile chiedere un aiuto psicologico.
Che cos’è la personalità?
La personalità può essere definita come l’insieme relativamente stabile di pensieri, emozioni, motivazioni e comportamenti che caratterizzano una persona.
È la lente attraverso cui interpretiamo la realtà.
Due persone possono vivere lo stesso evento in modi completamente diversi proprio perché possiedono strutture di personalità differenti.
La personalità non nasce improvvisamente in età adulta, ma si costruisce progressivamente attraverso l’interazione tra predisposizioni biologiche, esperienze relazionali, ambiente familiare, cultura e storia personale.
Fin dall’infanzia impariamo a conoscere noi stessi, a regolare le emozioni, a fidarci oppure a diffidare degli altri, a gestire i conflitti, la frustrazione, il rifiuto e la separazione. Tutte queste esperienze contribuiscono alla costruzione della nostra identità psicologica.
Nella maggior parte delle persone la personalità rimane sufficientemente flessibile da permettere un buon adattamento alle diverse situazioni della vita.
Ed è proprio questa flessibilità a fare la differenza.
Quando la personalità diventa un problema?
Essere timidi non significa avere un disturbo evitante.
Essere ordinati non significa avere un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.
Essere sensibili all’abbandono non significa essere borderline.
Tutti possediamo caratteristiche più o meno marcate. Diventano un problema quando si irrigidiscono al punto da impedire alla persona di adattarsi alle situazioni della vita.
Una personalità disfunzionale tende infatti a riproporre sempre gli stessi schemi, anche quando provocano sofferenza.
Le relazioni diventano conflittuali o instabili.
Il lavoro può essere compromesso.
Le emozioni risultano difficili da regolare.
La persona soffre, oppure fa soffrire profondamente chi le sta vicino.
In questi casi non si parla semplicemente di carattere, ma di un funzionamento psicologico che merita attenzione clinica.
Quali sono i sintomi di un disturbo di personalità?
Ogni disturbo presenta caratteristiche specifiche, ma esistono alcuni elementi comuni.
Modalità rigide di pensiero
La persona interpreta la realtà sempre attraverso gli stessi schemi.
Può vedere continuamente rifiuto, tradimento, abbandono, critica oppure superiorità, indipendentemente da ciò che accade realmente.
Difficoltà nella regolazione emotiva
Le emozioni possono essere vissute con un’intensità molto elevata oppure apparire quasi assenti.
Piccoli eventi possono provocare reazioni sproporzionate.
Impulsività o eccessivo controllo
Alcune persone agiscono senza riflettere.
Altre, al contrario, hanno bisogno di controllare ogni dettaglio e vivono qualsiasi imprevisto con grande ansia.
Problemi nelle relazioni
Le difficoltà interpersonali rappresentano uno degli aspetti più frequenti.
Le relazioni possono essere instabili, conflittuali, dipendenti, estremamente distaccate oppure dominate dalla diffidenza.
Quali sono i disturbi di personalità?
Secondo il DSM-5, i disturbi di personalità vengono suddivisi in tre grandi gruppi, chiamati cluster.
Cluster A: personalità eccentriche o diffidenti
Le persone appartenenti a questo gruppo tendono ad apparire particolarmente sospettose, isolate oppure insolite nel modo di pensare.
Comprende:
- Disturbo Paranoide di Personalità
- Disturbo Schizoide di Personalità
- Disturbo Schizotipico di Personalità
Il tratto comune è la difficoltà a costruire relazioni di fiducia con gli altri.
Cluster B: personalità emotivamente instabili e impulsive
È probabilmente il gruppo più conosciuto.
Le emozioni sono intense, i rapporti spesso instabili e il controllo degli impulsi può risultare difficoltoso.
Comprende:
- Disturbo Borderline di Personalità
- Disturbo Narcisistico di Personalità
- Disturbo Istrionico di Personalità
- Disturbo Antisociale di Personalità
Sono disturbi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza di importanti difficoltà nella regolazione emotiva e nelle relazioni.
Cluster C: personalità ansiose e inibite
In questo gruppo prevalgono ansia, insicurezza e paura del giudizio.
Comprende:
- Disturbo Evitante di Personalità
- Disturbo Dipendente di Personalità
- Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
Le persone possono vivere costantemente con la sensazione di non essere abbastanza, avere bisogno degli altri per prendere decisioni oppure cercare un controllo eccessivo su se stesse e sull’ambiente.
Avere alcuni tratti non significa avere un disturbo
Questo è probabilmente l’aspetto più importante.
Molte persone leggono la descrizione di un disturbo e si riconoscono in alcune caratteristiche.
È normale.
Possiamo essere impulsivi in alcuni momenti, diffidenti dopo una delusione o bisognosi di conferme durante una crisi affettiva.
La presenza di singoli tratti non è sufficiente per formulare una diagnosi.
Uno psicologo valuta sempre la storia della persona, la stabilità dei comportamenti nel tempo, il livello di sofferenza e l’impatto sulla vita quotidiana.
Per questo motivo è importante evitare l’autodiagnosi basandosi esclusivamente su ciò che si legge online o sui social.
È possibile cambiare?
Per molti anni si è pensato che la personalità fosse immutabile.
Oggi sappiamo che non è così.
Pur mantenendo alcune caratteristiche relativamente stabili, ogni persona può sviluppare modalità più funzionali di vivere le emozioni, affrontare i conflitti e costruire relazioni più soddisfacenti.
Il cambiamento richiede tempo, motivazione e un percorso adeguato, ma è possibile.
Il benessere psicologico non consiste nel cambiare ciò che siamo, bensì nell’acquisire nuove competenze che ci permettano di vivere con maggiore libertà e flessibilità.
Quando rivolgersi a uno psicologo?
Può essere utile chiedere un supporto psicologico quando alcuni modi di pensare, sentire o comportarsi diventano una fonte costante di sofferenza oppure compromettono le relazioni affettive, il lavoro o la qualità della vita.
Un percorso psicologico non serve ad “attaccare un’etichetta”, ma a comprendere il proprio funzionamento, riconoscere gli schemi che si ripetono e sviluppare nuove modalità di affrontare le difficoltà.
Le competenze di benessere che fanno la differenza
Quando si parla di disturbi di personalità, il lavoro psicologico non riguarda solo la riduzione dei sintomi. L’obiettivo è sviluppare competenze che rendano la persona più flessibile e consapevole.
Tra le più importanti troviamo:
- Consapevolezza del proprio funzionamento psicologico, per riconoscere gli schemi automatici che influenzano emozioni, pensieri e relazioni.
- Regolazione emotiva, cioè la capacità di tollerare emozioni intense senza esserne sopraffatti o reagire impulsivamente.
- Flessibilità relazionale, che permette di costruire rapporti più stabili, autentici e soddisfacenti, uscendo da modalità ripetitive che alimentano la sofferenza.
Il benessere, infatti, non coincide con l’assenza di problemi, ma con la capacità di affrontarli in modo sempre più efficace.
Vuoi approfondire?
In questo sito trovi anche articoli dedicati ai principali disturbi di personalità, tra cui il Disturbo Borderline di Personalità, il Disturbo Dipendente di Personalità e altri approfondimenti che possono aiutarti a comprendere meglio questi diversi modi di funzionare.
Prenotare un colloquio
Se senti che alcune modalità di vivere le relazioni, gestire le emozioni o affrontare la quotidianità stanno diventando una fonte di sofferenza, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere ciò che sta accadendo e a sviluppare nuove competenze di benessere.
Puoi contattarmi telefonicamente o via e-mail per organizzare un primo colloquio conoscitivo, in presenza presso il mio studio oppure online. L’obiettivo non è attribuire un’etichetta, ma comprendere insieme il tuo funzionamento e costruire un percorso realmente utile alla tua situazione.

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