Il “nuovo” paradigma BIO-PSICO-SOCIALE: l’approccio olistico.

i-am-461804__340.jpgUno dei tentativi fatti, per dare una risposta alla crisi dei modelli di “cura” più diffusi e prevalenti, è il “paradigma  bio  – psico – sociale” che, grazie al suo modello di salute/malattia,  ha dato un significativo contributo affinché si sviluppasse un approccio più globale, più olistico, più centrato sulla persona nella “presa in carico” sanitariaIl paradigma bio-psico-sociale si basa sulla Teoria Generale dei Sistemi, che cerca di affrontare i problemi includendo tutte le relazioni significative. I suoi punti essenziali sono:

  • la Natura è ordinata secondo una gerarchia di sistemi ciascun livello è un tutto in sé e, nello stesso tempo, parte di un tutto più grande;
  • ciascun sistema ha caratteristiche che sono specifiche di quel livello;
  • comprendere il tutto richiede la conoscenza dello scopo del sistema;
  • l’intero è diverso dalla somma delle sue parti;
  • tutti i sistemi viventi sono sistemi aperti, che comunicano a doppio senso, in uno stato di equilibrio dinamico sia interno che esterno;
  • tutte le parti sono interdipendenti fra di loro. 

. Secondo questo paradigma nascente (il paradigma bio-psico-sociale è nuovo nel senso che, nonostante affondi le sue radici nella tradizione greca, include ciò che si è appreso solo nell’ultimo secolo), il  sintomo non viene concettualmente separato dalla persona, né la persona dal suo ambiente. Ciò implica conseguenze importanti sia per quanto attiene al metodo clinico, che per la relazione che si crea tra professionista e clienteanche tale rapporto, infatti, essendo “tutto interdipendente”, ha un profondo effetto sullo stato di malessere e sul suo andamento. Comprendere i pazienti olisticamente richiede perciò, nei professionisti, non solo conoscenza e abilità, ma anche gentilezza e compassione.  Michael Balint, il cui contributo è utile per impostare un approccio più olistico in generale, sottolinea l’importanza di quell’ aspetto fondamentale, della relazione tra psicologo e cliente, che è  “l’ascolto attivo”.   Ascoltare il paziente, con completa attenzione, è una disciplina assai difficile, richiede intensa concentrazione su tutto ciò che il paziente cerca di dire, in modo verbale e non verbale, senza aggiungere, sottrarre o rettificare alcunché. Carl Rogers (1980) lo esprime molto bene: «ascoltare attentamente significa dare la propria totale e indivisa attenzione all’altra persona». Ascoltare è un processo esigente e difficile che si può intraprendere solo se si ha profondo rispetto e cura dell’altro.Si ascolta non solo con le orecchie, ma anche con gli occhi, la mente, il cuore e l’immaginazione.

COS’E’ L’OLISMO

Precedentemente si è parlato di olismo in quanto elemento fondante del paradigma bio-psico-sociale. Approfondiamo. L’ olismo (dal greco όλος, olosI), che indica la totalità, la globalità di qualcosa – in questo caso, dell’essere umano –  è un’ impostazione teorica, filosofico-scientifica, basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. In particolare, la saggezza distillata nei secoli riconosce agli esseri umani tre livelli di esistenza: trascendente, mentale e fisica. Il livello superiore ha capacità che non si trovano nel livello inferiore, e ciascun livello ha un suo modo di conoscere, che è: sensoriale per la sfera fisica (le nostre percezioni però devon essere addestrate); simbolico per la sfera mentale, tramite le parole, i gesti, le espressioni; contemplativo e intuitivo per la sfera trascendente (questo livello non può essere raggiunto certo dal solo intelletto).  L’olismo perciò concepisce l’essere umano come una unità – costituita da corpo, mente ed anima –  conoscibile solo nella sua integrità.

Con olismo ci si riferisce ad una concezione unitaria dell’essere umano, della realtà e dell’esistenza, secondo la quale ogni parte contiene gli elementi dell’intero di cui è partecipe. Come si diceva, la sua identificazione e la sua definizione hanno luogo in Occidente, con grande ritardo rispetto all’Oriente, solamente nel ‘900, con riferimento alla tradizione del Neoplatonismo (III-VI secolo) e in particolare a Plotino (III secolo).  Oggi, anche se in Italia il termine «olistico» risente ancora di ignoranza e disinformazione, in gran parte degli altri Paesi occidentali, è tenuto in sempre più alta considerazione e si tende ad applicarlo a diverse discipline ed ambiti della conoscenza: l’olismo ontologico, l’olismo semantico, antropologico, psicologico, religioso, filosofico e in ambito medico, l’olismo sociale, metodologico, etico, di significato e tipologico. L’ olismo brevemente, dal punto di vista filosofico, si contrappone al Meccanicismo e al Riduzionismo.

L’approccio olistico nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. In ambito clinico (in medicina come in psicologia), l’ approccio olistico è, prima di tutto, un Modo, una metodologia, che riguarda il modo di essere dello psicologo, del paziente e della loro relazione. Si realizza quando psicologo e paziente sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede “onde dello stesso oceano” e quando diventano capaci di osservare con occhi chiari; osservare, cioè, loro stessi, la loro relazione e i “sintomi”, in modo ampio, aperto, libero da schemi precostituiti e da ipotesi strettamente diagnostiche.

Nel campo del benessere l’approccio olistico permette una maggiore varietà di strategie e fornisce di ulteriori capacità lo psicologo, ma soprattutto riporta alla relazione come costruita da “PERSONE” , un fatto e che aiuta grandemente nel processo di “recupero del benessere”, che diventa più efficace. Aiuta a costruire un rapporto psicologo-paziente più vero. Una relazione maggiormente centrata sul cliente significa creare uno spazio vuoto dove egli possa trovare conforto e accoglienza; uno spazio vuoto che però non è passività, o assenza di pienezza, ma il risultato della proiezione di tutto l’ essere (mente, corpo, spirito) nell’altro (in realtà ritengo che questo non sia un atteggiamento da tenere solo di fronte ad un paziente, ma di fronte ad ogni essere umano!). Lo psicologo risponde alle necessità fisiche, psicologiche ed emotive del cliente e del suo sistema (famiglia, ambiente, società e cultura), in quanto, come afferma il paradigma bio-psico-sociale e in particolare l’approccio olistico,  tutto è collegato ed interdipendente.