“Sono in crisi…”

lonely-1510265__340La “crisi psicologica” è un processo fondante la personalità degli esseri umani e, come tale, riguarda la vita e il funzionamento psicologico di ogni individuo. Gli “eventi critici” sono quelli in cui, genericamente, vengono a mancare le certezze e le sicurezze personali; sono critici i momenti di passaggio, di cambiamento e di transizione che comportano, più di ogni altra cosa, una significativa riorganizzazione psicologica interna (a volte difficile e dolorosa). Pensiamo, ad esempio, alla fine di una relazione, alla morte di una persona cara, alla perdita del lavoro, alla malattia o, più semplicemente, alla presenza di un ostacolo pregiudicante la realizzazione del progetto di vita… Si attraversano “crisi” quando si è toccati da eventi evolutivamente rilevanti ma anche quando nuove “consapevolezze” provocano una trasformazione interna.

APPROFONDIAMO

Dal punto di vista etimologico, il termine “Krisis” deriva dal verbo greco “krino” che significa “separare”, in senso più lato, “valutare”. Comunemente ha assunto un’ accezione negativa, in realtà, è facile riconoscerne la duplice natura: crisi come agente separatore tra quello che era e quello che sarà. Nella medicina ippocratica indicava il punto decisivo della malattia da cui dipendeva un decorso favorevole o sfavorevole, similmente in ambito psicologico, Hoff (1984, 1989, 1995, 2001) nel “paradigma della crisi”, la definiva un punto di svolta decisivo e mai neutro, in grado di condurre ad una “risoluzione positiva” (crescita) o “negativa”. Con Erickson (1968), invece, la crisi è “normalizzata”, venendo considerata l’ elemento fondamentale del processo di costruzione dell’identità. Egli parla di “crisi evolutive” riferendosi alle problematiche ed ai conflitti tipici di ogni fase della vita, concepite come fasi necessarie da attraversare, affinché possano esserci anche crescita e sviluppo.

LO SGUARDO DELLA “PSICOLOGIA DELLA SALUTE”

Nella prospettiva adottata dalla Psicologia della Salute (o Psicologia del Benessere), non sono gli eventi ad essere “patogenetici” quanto, invece, il modo in cui la persona li affronta, attivando risorse più o meno efficaci. I cosiddetti “eventi critici” vengono concepiti come potenziali attivatori di risorse, come stimoli per la ricerca di nuove forme relazionali più congruenti ed adattive. Tuttavia l’ evento è “critico” perché in grado di destabilizzare l’individuo e il suo sistema, che potrebbero non essere capaci di affrontare alcuni compiti, rischiando di cristallizzare schemi mentali e modalità relazionali e comportamentali. L’ esito può definirsi patologico se il “processo di crisi” anziché esprimere il suo potenziale positivo, si blocca. La persona per esempio può trovare soluzioni solo esteriori e solo apparenti, può sviluppare dipendenze, nevroticismo o rifugiarsi in situazioni lenitive che allontanano ed ostacolano la soluzione reale. Se nel fronteggiare gli eventi critici, la persona è sostenuta, può riuscire però, più agevolmente, ad attingere alle risorse (interne ed esterne) di cui dispone, affinché riesca a creare modalità e schemi nuovi, più funzionali. Nella Psicologia della Salute l’individuo è ritenuto competente nello scegliere e nel mettere in campo le soluzioni che ritiene esser più adatte, cioè dotato di “resilienza”.

E’ LA RESILIENZA CHE FA LA DIFFERENZA

Si chiama resilienza l’insieme delle capacità che un individuo utilizza per far fronte agli eventi. La resilienza, letteralmente, è l’ elasticità di un materiale sottoposto ad urti improvvisi; trasponendo questo concetto in psicologia, Putton e Fortugno (2006) ne hanno individuato le sette componenti principali:

  1. INSIGHT: sapere esaminarsi, farsi domande “scomode” e rispondersi con sincerità;
  2. INDIPENDENZA: saper mantenere una certa distanza emotiva dai problemi;
  3. INTERAZIONE: saper stabilire rapporti intimi con gli altri;
  4. INIZIATIVA: saper gestire i problemi;
  5. CREATIVITA: saper creare ordine e bellezza a partire dal caos;
  6. ALLEGRIA: saper relativizzare gli eventi vedendone aspetti positivi;
  7. MORALE: saper fare riferimento a dei valori .

Coloro che possiedono un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e a raggiungere risultati importanti. Si tratta di persone ottimiste, flessibili e creative, che sanno lavorare in gruppo e attingere alle proprie e altrui esperienze. La persona resiliente affronta i dolori e le difficoltà senza disperarsi, ha il coraggio di intraprendere vie che sa non essere le più facili, ama la vita per quello che è nel presente, e coltiva proprie virtù (più o meno spirituali) che moderano i timori di morte, ricorda di essere esposta al pericolo in quanto mortale ma affronta i rischi con saggezza e audacia.

FATTORI DI RISCHIO CHE COMPROMETTONO LA RESILIENZA

Secondo Werner e Smith (1982) tra i fattori di rischio capaci di compromettere lo sviluppo della resilienza, rendendo l’individuo più vulnerabile nel fronteggiare le “crisi”, (1982), vi sono:

  • i fattori emozionali: bassa autostima, scarso controllo emozionale, abuso;
  • i fattori interpersonali: rifiuto dei pari, isolamento, chiusura;
  • i fattori familiari: bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori, i disturbi nella comunicazione;
  • i fattori di sviluppo: disabilità nella lettura, deficit attentivi, incompetenza sociale, ritardo mentale.
FATTORI PROTETTIVI CHE FAVORISCONO LA RESILIENZA

Tra i fattori protettivi, che favoriscono lo sviluppo della resilienza, Werner e Smith (1982) ne individuano di individuali e di famigliari.

  • Fattori protettivi individuali: l’essere primogenito; un buon temperamento; la sensibilità; l’autonomia; la competenza sociale e comunicativa; l’autocontrollo; locus of control interno: la consapevolezza e la fiducia che le proprie conquiste dipendono dai propri sforzi; il comportamento seduttivo: consente di essere benvoluti e di riconoscere e accettare gli aiuti dall’esterno.
  • Fattori protettivi famigliari: l’elevata attenzione riservata al bambino nel primo anno di vita; la qualità delle relazioni tra genitori; il sostegno alla madre nell’accudimento del piccolo; la coerenza nelle regole; il supporto di figure di riferimento affettive.
CONCLUDENDO

In quanto momento di crescita e di trasformazione, la crisi psicologica non è una condizione da temere o evitare. E’ invece una opportunità da cogliere ed utilizzare nel migliore dei modi, in tutto il suo potenziale e senza “intoppi”, per una “riorganizzazione interna” più funzionale e più soddisfacente. La resilienza ci viene in soccorso, trattandosi, come abbiamo visto, di un dono inestimabile, che tuttavia non rende invincibili, e non è neppure presente sempre e comunque: possono infatti verificarsi momenti in cui le situazioni sono davvero troppo pesanti da sopportare. Non esistono i supereroi, e non si è indistruttibili per il solo fatto di essere stati resilienti in passato. Fortunatamente la resilienza può essere riconquistata, infatti, la piena fiducia nelle potenzialità e nelle risorse degli individui (e dei loro sistemi) è una delle premesse fondamentali di tutti gli interventi psicologici.

 


Dott.ssa Silvia Darecchio  – Psicologa – San Polo di Torrile (Pr)  contatti

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