
Quando stiamo male, una delle prime cose che sentiamo il bisogno di fare è parlarne con qualcuno.
È un bisogno profondamente umano. Raccontare ciò che stiamo vivendo ci aiuta a mettere ordine nei pensieri, dare un nome alle emozioni e sentirci meno soli.
Ma non tutti i modi di parlare dei propri problemi producono gli stessi effetti.
Esiste una differenza importante tra condividere una difficoltà e rimanere intrappolati nella lamentela.
Parlare delle emozioni fa bene
Le emozioni, piacevoli o spiacevoli che siano, hanno bisogno di essere riconosciute.
Quando condividiamo una gioia con una persona significativa, spesso quella gioia aumenta. Allo stesso modo, quando raccontiamo una paura, una delusione o una tristezza, queste emozioni tendono a diventare più gestibili.
Mettere in parole ciò che proviamo ci permette di osservare la situazione con maggiore lucidità, prendere una certa distanza dal problema e comprenderlo meglio.
Al contrario, cercare di reprimere ciò che sentiamo o convincerci che “non dovremmo provare queste emozioni” spesso aumenta il disagio invece di ridurlo.
Parlare dei problemi rafforza anche le relazioni
Affidare a qualcuno una parte della nostra storia significa compiere un gesto di fiducia.
Quando scegliamo una persona capace di ascoltare senza giudicare, creiamo uno spazio nel quale possiamo mostrarci per ciò che siamo, senza dover apparire sempre forti o avere tutte le risposte.
Molte volte non abbiamo bisogno che qualcuno risolva il nostro problema.
Abbiamo bisogno di sentirci compresi.
E proprio questa esperienza di comprensione può aiutarci a vedere aspetti della situazione che da soli non riuscivamo più a cogliere.
Quando parlare non basta più
Esiste però un rischio.
A volte parlare di un problema diventa un modo per rimanere fermi.
Ci ritroviamo a raccontare la stessa storia per mesi o addirittura per anni, alle stesse persone, senza che nulla cambi realmente.
In questi casi non stiamo più elaborando la difficoltà.
Stiamo semplicemente ripetendola.
La lamentela continua può dare un momentaneo sollievo, ma raramente produce un cambiamento concreto.
Dal problema al cambiamento
Cambiare significa quasi sempre affrontare qualcosa che fa paura.
Può essere la paura di sbagliare, di perdere una sicurezza, di deludere qualcuno, di affrontare l’incertezza o di assumersi la responsabilità di una decisione.
Per questo motivo molte persone rimangono a lungo in una situazione che le fa soffrire, pur sapendo, almeno in parte, quale direzione vorrebbero prendere.
Non perché siano deboli.
Perché cambiare richiede coraggio.
Quando può essere utile uno psicologo?
Parlare con amici e familiari è prezioso.
Tuttavia, può capitare che questo non sia più sufficiente.
Può essere utile rivolgersi a uno psicologo quando:
- il problema persiste nonostante il sostegno delle persone vicine;
- il malessere interferisce con il lavoro, lo studio o le relazioni;
- ci si accorge di evitare situazioni che prima non creavano difficoltà;
- ansia, tristezza o preoccupazione diventano sempre più frequenti;
- ci si sente bloccati e incapaci di trovare una direzione;
- si continua a parlare dello stesso problema senza riuscire a fare passi avanti.
Competenze di benessere
Condividere ciò che proviamo è una competenza relazionale importante.
Lo è altrettanto imparare a distinguere quando il confronto ci sta aiutando a comprendere meglio la situazione e quando, invece, stiamo semplicemente ripetendo all’infinito la stessa storia.
Il cambiamento inizia quando il racconto del problema lascia spazio alla ricerca di nuove possibilità.
