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La nascita di un bambino viene spesso raccontata come uno dei momenti più felici della vita.

Eppure molte donne, proprio nei giorni o nei mesi successivi al parto, scoprono una realtà molto diversa.

Piangono senza riuscire a spiegarsi il motivo.

Si sentono sopraffatte.

Provano ansia, irritabilità o un senso di vuoto che le spaventa.

E, insieme a queste emozioni, compare spesso un pensiero doloroso:

“Forse sono una cattiva madre.”

In realtà non è così.

Dopo il parto è normale attraversare un periodo di profondo cambiamento fisico, emotivo e psicologico. Per alcune donne questo si manifesta con il baby blues, una condizione molto frequente e transitoria. Per altre, invece, i sintomi persistono e possono evolvere in una depressione post partum, un disturbo che merita attenzione e che può essere trattato efficacemente.


Che cos’è il baby blues?

Il baby blues, chiamato anche maternity blues, è una condizione molto comune che interessa circa l’80% delle neomamme.

Compare generalmente tra il terzo e il quarto giorno dopo il parto e tende a risolversi spontaneamente nel giro di pochi giorni o, al massimo, entro due settimane.

Non è una malattia e non significa che la donna non ami il proprio bambino.

È una risposta fisiologica ai profondi cambiamenti che accompagnano la nascita: il brusco calo degli ormoni della gravidanza, la stanchezza del parto, le notti insonni, il nuovo senso di responsabilità e la necessità di adattarsi a un ruolo completamente nuovo.


I sintomi del baby blues

Durante il baby blues una mamma può sperimentare:

  • tristezza immotivata;
  • facilità al pianto;
  • irritabilità;
  • ansia;
  • sbalzi d’umore;
  • difficoltà di concentrazione;
  • stanchezza;
  • insonnia;
  • perdita dell’appetito.

Questi sintomi possono essere intensi, ma tendono progressivamente ad attenuarsi senza particolari trattamenti, soprattutto quando la mamma riceve sostegno, comprensione e la possibilità di riposare.


Quando non è più solo baby blues?

Se la tristezza non diminuisce, ma continua ad aumentare nelle settimane successive al parto, è importante fermarsi e chiedersi se si tratti ancora di un normale adattamento oppure di qualcosa di diverso.

La depressione post partum interessa circa il 10-20% delle donne e può comparire nelle prime settimane dopo la nascita, ma anche alcuni mesi più tardi.

A differenza del baby blues, non tende a risolversi spontaneamente e può compromettere significativamente la qualità della vita della madre, della coppia e dell’intera famiglia.


I sintomi della depressione post parto

I sintomi possono essere diversi da donna a donna, ma spesso comprendono:

  • tristezza persistente;
  • pianto frequente;
  • perdita di interesse o piacere;
  • senso di colpa;
  • sensazione di essere una madre incapace;
  • forte ansia;
  • attacchi di panico;
  • insonnia anche quando il bambino dorme;
  • stanchezza estrema;
  • difficoltà di concentrazione;
  • isolamento;
  • pensieri negativi ricorrenti;
  • nei casi più gravi, pensieri di morte o di suicidio.

Molte donne provano anche un forte senso di vergogna e fanno fatica a chiedere aiuto, temendo di essere giudicate come madri inadeguate.


Baby blues e depressione post partum: quali sono le differenze?

Baby bluesDepressione post partum
Compare entro pochi giorni dal partoPuò comparire nelle settimane o nei mesi successivi
Dura pochi giorniPuò durare mesi se non trattata
È molto frequenteColpisce circa una mamma su cinque
Tende a risolversi spontaneamenteRichiede una valutazione specialistica
Non compromette gravemente il funzionamento quotidianoPuò compromettere la relazione con il bambino, il partner e la vita quotidiana

Perché compare la depressione post parto?

Non esiste una sola causa.

La depressione post partum nasce dall’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali.

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • precedenti episodi di ansia o depressione;
  • depressione durante la gravidanza;
  • familiarità per disturbi dell’umore;
  • scarso supporto familiare;
  • difficoltà economiche;
  • eventi particolarmente stressanti;
  • problemi di coppia;
  • disturbi tiroidei.

Questi fattori non determinano necessariamente la comparsa della depressione, ma possono aumentare la vulnerabilità della donna in un periodo già particolarmente delicato.


Come proteggere il benessere psicologico dopo il parto?

Non esistono strategie capaci di prevenire completamente la depressione post partum.

Esistono però comportamenti che possono rappresentare importanti fattori protettivi.

Dormire quando possibile.

Accettare l’aiuto di familiari e amici.

Non pretendere di essere perfette.

Condividere emozioni e difficoltà.

Prendersi piccoli spazi di cura personale.

Mantenere una buona alimentazione.

Ricordarsi che chiedere aiuto non significa essere una cattiva madre.

Significa prendersi cura di sé e, di conseguenza, anche del proprio bambino.


Le competenze di benessere che aiutano una neomamma

La maternità richiede competenze psicologiche nuove, che si costruiscono nel tempo e non nascono automaticamente con il parto.

Autocompassione, per imparare a trattarsi con la stessa comprensione che si riserverebbe a un’altra mamma nella stessa situazione, senza pretendere di essere perfette.

Regolazione emotiva, per riconoscere e accogliere emozioni intense come paura, tristezza, rabbia o senso di inadeguatezza senza sentirsi sbagliate.

Capacità di chiedere aiuto, fondamentale per non affrontare da sole un momento così delicato e costruire una rete di sostegno fatta di partner, familiari e professionisti.


Prendersi cura della mamma significa prendersi cura anche del bambino

La maternità non è fatta soltanto di gioia. È anche un periodo di grandi cambiamenti, fatiche e vulnerabilità.

Sentirsi tristi, spaventate o sopraffatte non significa essere una cattiva madre.

Se però queste emozioni persistono nel tempo, compromettono la quotidianità o rendono difficile vivere serenamente la relazione con il proprio bambino, è importante non affrontarle da sole.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere ciò che sta accadendo, elaborare le difficoltà emotive di questo momento e sviluppare le risorse necessarie per vivere la maternità con maggiore serenità, equilibrio e fiducia in sé stesse.

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