Hai mai pubblicato una foto e controllato il telefono dopo pochi minuti per vedere quanti “mi piace” aveva ricevuto?

Hai mai cancellato un post perché aveva ottenuto meno like del previsto?

Oppure ti è capitato di confrontare il tuo aspetto fisico con quello delle persone che segui sui social, finendo per sentirti inadeguato?

Sono esperienze sempre più diffuse, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Per molte persone rappresentano semplici comportamenti quotidiani. Per altre, invece, possono diventare il segnale di una difficoltà psicologica più profonda.

Il problema, infatti, non sono i selfie.

Il problema nasce quando il proprio valore personale comincia a dipendere dal giudizio degli altri.


Il caso di Danny Bowman: quando un selfie può nascondere una grande sofferenza

La storia di Danny Bowman ha fatto il giro del mondo.

Da adolescente arrivò a trascorrere fino a dieci ore al giorno nel tentativo di realizzare il selfie perfetto. Aveva abbandonato la scuola, interrotto le relazioni con gli amici e sviluppato una vera ossessione per la propria immagine. Quando si convinse di non riuscire a ottenere la fotografia che desiderava, tentò il suicidio.

Successivamente gli venne diagnosticato un Disturbo da Dismorfismo Corporeo (Body Dysmorphic Disorder), una condizione caratterizzata da una preoccupazione intensa e persistente per difetti fisici minimi o addirittura inesistenti.

Il caso di Danny rappresenta un esempio estremo, ma mostra con chiarezza una realtà importante: dietro un comportamento apparentemente banale può nascondersi una profonda sofferenza psicologica.


Il problema non sono i selfie

Scattarsi una fotografia, condividere un ricordo o pubblicare un momento importante della propria vita non rappresenta di per sé un comportamento patologico.

I social network fanno ormai parte della quotidianità e possono essere strumenti utili per comunicare, mantenere relazioni e condividere esperienze.

Il problema nasce quando fotografarsi, pubblicare contenuti o controllare continuamente le reazioni degli altri diventa una necessità.

In questi casi il valore personale rischia di dipendere dal numero di like, dai commenti ricevuti o dall’approvazione esterna.

L’autostima non viene più costruita dall’interno, ma affidata allo sguardo degli altri.


Perché i like ci fanno stare così bene?

Ogni volta che riceviamo un apprezzamento, il nostro cervello interpreta quell’esperienza come un piccolo segnale di approvazione sociale.

Sentirsi accettati è un bisogno umano fondamentale.

Il problema nasce quando questa approvazione diventa l’unico modo attraverso cui valutiamo noi stessi.

Se un post riceve molti like ci sentiamo belli, interessanti o importanti.

Se invece passa inosservato possiamo provare delusione, vergogna o addirittura mettere in discussione il nostro valore personale.

In questo modo il giudizio degli altri finisce per assumere un peso sproporzionato nella costruzione della nostra identità.


Cosa dice la ricerca?

Negli ultimi anni numerosi studi hanno cercato di comprendere il rapporto tra social network, selfie e salute mentale.

Le ricerche disponibili suggeriscono che un utilizzo particolarmente intenso dei social, soprattutto quando è accompagnato da una continua pubblicazione di selfie, può associarsi a:

  • bassa autostima;
  • maggiore bisogno di approvazione;
  • sintomi depressivi;
  • sentimenti di solitudine;
  • incremento di alcuni tratti narcisistici.

È importante però evitare conclusioni semplicistiche.

Pubblicare selfie non rende automaticamente narcisisti.

Allo stesso modo, utilizzare frequentemente i social network non significa avere un disturbo psicologico.

Questi strumenti possono però amplificare alcune vulnerabilità già presenti, soprattutto nelle persone più sensibili al giudizio degli altri.


Selfie e narcisismo: esiste davvero un legame?

Uno studio condotto dall’Università di Swansea in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano ha osservato che le persone che pubblicavano un numero molto elevato di selfie mostravano, nel tempo, un incremento di alcuni tratti narcisistici.

Questo non significa che il selfie provochi il narcisismo.

Piuttosto, suggerisce che l’esposizione continua della propria immagine possa rafforzare la tendenza a cercare conferme esterne, a sentirsi costantemente osservati e a costruire il proprio valore personale attraverso il riconoscimento sociale.

Come accade spesso in psicologia, la relazione è complessa e dipende dalla storia individuale, dall’autostima e dalle caratteristiche di personalità di ciascuno.


Quando i social diventano un problema?

Esistono alcuni segnali che meritano attenzione.

Ad esempio quando:

  • controlli continuamente le notifiche;
  • il tuo umore dipende dai like ricevuti;
  • elimini le fotografie che non ottengono abbastanza apprezzamenti;
  • passi molto tempo a modificare le immagini prima di pubblicarle;
  • eviti situazioni sociali perché temi di non apparire abbastanza bene nelle fotografie;
  • ti confronti costantemente con il corpo, il viso o la vita degli altri.

Presi singolarmente questi comportamenti non indicano necessariamente un problema.

Se però diventano frequenti e iniziano a compromettere il benessere psicologico, è importante interrogarsi sul rapporto che si sta costruendo con i social network.


Come proteggere la propria autostima nell’era dei social?

I social mostrano quasi sempre una versione selezionata della realtà.

Le fotografie vengono scelte, ritoccate, filtrate e pubblicate nei momenti migliori.

Confrontare la propria vita reale con quella apparentemente perfetta degli altri significa partire da un confronto profondamente sbilanciato.

Proteggere la propria autostima significa imparare a distinguere il proprio valore personale dal consenso ricevuto online.

Significa ricordarsi che un like misura una reazione, non il valore di una persona.


Le competenze di benessere che fanno la differenza

Vivere in un mondo sempre connesso richiede competenze psicologiche nuove, che non riguardano la tecnologia, ma il modo in cui la utilizziamo.

Tra le più importanti troviamo:

Autostima autentica. Imparare a riconoscere il proprio valore senza dipendere continuamente dall’approvazione degli altri.

Consapevolezza identitaria. Distinguere chi siamo realmente dall’immagine che scegliamo di mostrare sui social network.

Regolazione emotiva. Gestire frustrazione, confronto sociale e critiche senza lasciare che determinino il nostro umore o il giudizio su noi stessi.

Queste competenze rappresentano un’importante forma di protezione, soprattutto durante l’adolescenza, ma continuano a essere fondamentali anche nella vita adulta.


Quando chiedere un aiuto psicologico?

Se ti accorgi che il rapporto con i social network sta influenzando profondamente la tua autostima, il tuo benessere o le tue relazioni, parlarne con uno psicologo può aiutarti a comprendere cosa sta accadendo.

Dietro il bisogno costante di approvazione si nascondono spesso bisogni emotivi molto più profondi: sentirsi sufficientemente amati, riconosciuti, accettati o valorizzati.

Comprenderli rappresenta il primo passo per costruire un’autostima più stabile e meno dipendente dal giudizio degli altri.


Imparare a stare bene anche senza l’approvazione degli altri

Viviamo in una società che ci espone continuamente allo sguardo degli altri. Per questo motivo è sempre più importante sviluppare competenze psicologiche che permettano di costruire un senso di valore personale stabile e indipendente dai like, dai commenti o dalle visualizzazioni.

Se senti che il confronto continuo con gli altri, il bisogno di approvazione o la difficoltà ad accettare la tua immagine stanno diventando una fonte di sofferenza, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere l’origine di queste difficoltà e a sviluppare modalità più sane di prenderti cura della tua autostima.

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