Mia figlia mi odia

Ricevo diverse e-mail da genitori che, alle prese con figli adolescenti, riportando dolorosamente il proprio vissuto, utilizzano queste parole: “Mia figlia mi odia (mio figlio mi odia)“. Ad esempio, scrive Cinzia, mamma di Noemi (15 anni): “Quando provo a farle delle domande per sapere come sta, Noemi mi guarda con odio e quello sguardo mi uccide.” Cinzia è alle prese con una ragazza adolescente, una figlia che fino a qualche anno fa era “affettuosa e chiacchierona“, “legata ai genitori e al fratellino” e che oggi, tuttavia, ai suoi occhi di madre, appare come “irriconoscibile“.

Ecco quindi la domanda che mi pone Cinzia, una domanda che è, in realtà, di tanti altri genitori: “Come mi devo comportare con mia figlia adolescente (mio figlio adolescente)?”

Prima di affrontare questo argomento, occorre che io faccia a tal proposito una premessa: non esistono “gli adolescenti”, ma esiste l’adolescente che è nostro figlio. Certi comportamenti, considerati “tipici dell’età” (vedremo quali), vengono espressi comunque da un individuo UNICO che, nonostante sia molto giovane, ha già una sua storia, ha già vissuto esperienze per lui significative, è dotato di sue intelligenze, ha un suo temperamento e vive o ha vissuto in un determinato ambiente. Quindi, da mamma oltre che da psicologa, cari genitori vi dico: attenzione alle generalizzazioni!


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I TEMPI DELL’ADOLESCENZA

QUANDO COMINCIA L’ADOLESCENZA? QUANTO DURA L’ADOLESCENZA? QUANDO FINISCE L’ADOLESCENZA? Ecco, solo alcune, delle domande ricorrenti e pertinenti relative ai “tempi dell’adolescenza”. Sono domande legittime, che ogni genitore si pone (o dovrebbe porsi) ma che purtroppo, spesso, portano ad ottenere risposte fuorvianti poichè, come si diceva, ogni individuo è un individuo a sè, e questo basta a metterci al riparo da facili risposte. Possiamo provare a dire che l’adolescenza comincia con la PUBERTA’ e finisce quando l’adolescente ha portato a termine tutti i compiti evolutivi tipici dell’adolescenza in generale e della sua adolescenza, in particolare.

PER APPROFONDIRE Con lo sviluppo puberale (pubertà), il corpo inizia la sua trasformazione grazie al rilascio da parte dell’organismo di ormoni specifici. Maschi e femmine statisticamente iniziano lo sviluppo puberale in tempi diversi: in media tra i 10-12 anni nelle femmine e verso i 12-14 anni nei maschi. Per le femmine la prima mestruazione o menarca è un importante indicatore dell’ inizio della pubertà. Nei maschi invece la pubertà inizia, con una grande variabilità individuale, all’incirca a 12 anni quando cominciano a comparire alcuni segni tipici: il cambiamento della voce, l’aumento della statura, l’ aumento del volume testicolare, la crescita dei peli nel volto, nelle ascelle e nel pube.

ADOLESCENZA “TIPICA

Dopo aver specificato quanto sia ingannevole considerare l’ adolescenza come un periodo di passaggio uguale per tutti, possiamo vedere quali siano i comportamenti e i cambiamenti, considerati tipici di questa fase della vita. In generale la letteratura scientifica ci spiega perchè questo periodo sia, per un individuo che cresce, molto impegnativo e, in alcuni casi, molto complicato: è infatti il momento in cui il ragazzo…

  • cerca di lasciarsi alle spalle l’infanzia;
  • fa i conti con i cambiamenti corporei;
  • fa i conti con radicali trasformazioni a livello cerebrale/cognitivo;
  • fa i conti con i cambiamenti ormonali e quindi con la sua sessualità; 
  • vive un’emotività molto più intensa;
  • cambia i propri punti di riferimento relazionali;
  • cerca di affrontare un mondo incredibilmente complesso e insidioso, come quello di oggi;
  • impara a capire chi è plasmando la sua identità;
  • impara l’indipendenza; 
  • agisce per capire chi sarà da adulto, cercando di appropriarsi dei codici comportamentali degli adulti.

Comprendere le trasformazioni biologiche, cognitive ed emotive e i comportamenti tipici dell’adolescenza è un primo passo per cercare di capire meglio le relazioni che abbiamo con i nostri figli adolescenti.

COME DEVO COMPORTARMI CON MIA FIGLIA ADOLESCENTE (CON MIO FIGLIO ADOLESCENTE)? ECCO ALCUNI SUGGERIMENTI

Veniamo finalmente alla domanda di Cinzia: “Come devo comportarmi con mia figlia?” Poichè abbiamo visto quanto siano impegnative le sfide evolutive dell’adolescenza non ci meravigliamo di quanto sia similarmente impegnativo essere genitori di figli adolescenti, e soprattutto dell’adolescente che è nostro figlio. Ricordiamoci tuttavia che l’importante è non perdersi d’animo e cercare sempre di capire il motivo e l’origine di certi comportamenti. Ecco alcuni suggerimenti per gestire al meglio questa fase

  • EVITATE DI RIMPROVERARLI PER LE EMOZIONI CHE PROVANO

e questo perchè il cervello degli adolescenti è in mutamento. Alcune parti del cervello di un adolescente si stanno allenando ad essere “più emotive” a reagire con maggiore intensità a determinati stimoli, quindi gli adolescenti sentono e percepiscono le emozioni in modo amplificato. Ecco perchè possono sentirsi facilmente arrabbiati, irritati, irritabili, lunatici e scontrosi! Agli adulti può sembrare che queste intense reazioni emotive provengano dal nulla e che siano immotivate, in realtà sono determinate da forti influenze subcorticali. Va da sè che rimproverare un ragazzo per la sua intensa emotività è insensato e del tutto controproducente: porterà solo ad un allontanamento, con grande dispiacere di tutti…

  • STATE NEL CONFLITTO

Gli adolescenti non smettono di avere bisogno degli adulti, anzi… Hanno bisogno della relazione con loro e dei conflitti che in essa si generano, infatti le relazioni con gli adulti basate solo sulla mutualità, la reciprocità e la collaborazione, senza spinte di ribellione e di conflitto, non fanno crescere. I conflitti, e soprattutto il modo in cui vengono gestiti, rappresentano una parte sana della vita. Non dimentichiamo che il modo in cui i genitori riescono a gestire il conflitto relazionale diventa un elemento fondante della capacità dei ragazzi stessi di risolvere, a loro volta, i conflitti. Quando vostro figlio cerca di risolvere lo scontro, in modo più o meno compiuto, porta il suo cervello a crescere e a svilupparsi e impara in buona sostanza, proprio frequentando le varie palestre relazionali, “a stare al mondo”. Cercate quindi di restare nella relazione senza risparmiarvi, anche e soprattutto se è burrascosa.

  • NON TEMETE LA LORO INDIPENDENZA

Gli adolescenti, pur avendo ancora bisogno degli adulti di riferimento come abbiamo visto, manifestano anche il bisogno pressante di costruirsi un’ identità sociale e per questo frequentano gruppi di coetanei. I ragazzi devono trascorrere del tempo con persone della loro età per sviluppare abilità sociali, per provare un senso di appartenenza e per imparare a formare connessioni positive con gli altri, specialmente con persone molto diverse da loro. Contemporaneamente accade che il tempo in famiglia diventi meno significativo soprattutto in termini emotivi, in questo periodo, cioè, i figli tendono a non condividere sentimenti, pensieri e racconti con i genitori, come avrebbero fatto prima. Va bene ed è assolutamente normale! Gli adulti devono solo dare loro spazio e rispettare i loro tentativi di diventare indipendenti. Per alcuni genitori può essere difficile lasciare che i figli adolescenti esercitino l’indipendenza, ma è un passo importante che devono compiere ora. I genitori tuttavia potranno, invece che aspettarsi grandi confidenze, semplicemente dimostrarsi pronti all’ascolto, perchè solo così, quando i ragazzi avranno bisogno di un consiglio, lo chiederanno, apprezzando il rispetto che è stato dato alla loro indipendenza. Se un adolescente invece dovesse portare contenuti preoccupanti è sconsigliato reagire in modo eccessivo, infatti se da un lato i ragazzi hanno bisogno di sapere che i genitori ci sono in caso di difficoltà, dall’altro è troppo sconfortante per loro rendersi conto che gli adulti di riferimento non sono in grado di sopportare quello che hanno da dire. Quindi attenti a quello che desiderate!

  • METTETEVI IN GIOCO

L’atteggiamento degli adulti verso gli adolescenti può intralciare, inibire, o favorire la loro spinta a diventare individui prima e membri di una società più ampia poi, sempre più integrati. Più i genitori riescono a entrare in contatto con la loro parte adolescente, fatta di idealità, di impegno civile e sociale, di grandi passioni, di slanci, di amicizie, di creatività e di sperimentazione, e più riusciranno ad accompagnare positivamente i loro ragazzi lungo quel meraviglioso viaggio, denso di trasformazioni e crescita, che è l’adolescenza.

ADOLESCENZE

Ciò detto non resta che confrontarci con le adolescenze delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E se state notando qualcosa “di strano”, anche a causa del periodo pandemico, se sentite che vostra figlia o vostro figlio porta in sè una sofferenza che è “al di là” della sua età, se avete notato delle oscillazioni di peso drastiche o dei comportamenti del tutto “atipici”, prima di tutto lasciatevi dire che siete dei genitori attenti, e poi vi rivolgo un invito: non esitate a chiedere un confronto con una persona esperta. Sicuramente non sarà nulla di irreparabile e voi vi sarete tolti dal cuore il peso del dubbio e dell’impotenza.

Hai delle preoccupazioni? Non riesci più a parlare con i tuoi ragazzi? Tua figlia è sempre più distante? Non riconosci più tuo figlio? Hai paura che i tuoi figli frequentino compagnie sbagliate? Vedi i tuoi figli sempre più isolati e apatici?

Di questo e di molto altro, parliamone insieme.

Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online , ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma)Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro. In condizioni di incertezza posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata delle relazioni che vivi, dei bisogni tuoi e degli altri, e del modo che hai di gestire i rapporti interpersonali. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e il benessere tuoi, e della tua famiglia.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti


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Selfie-dipendenza e salute mentale

Morire per il “selfie perfetto”

Nel marzo 2014, il Daily Mirror ha pubblicato la storia di Danny Bowman, un adolescente “drogato di selfie”. Danny passava 10 ore della propria giornata a “farsi selfie”, attività per la quale aveva abbandonato la scuola, rinunciato alle amicizie e tentato addirittura il suicidio. Intervistato Bowman aveva detto:

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Danny Bowman

“Ero costantemente alla ricerca del selfie perfetto e quando mi sono reso conto che non potevo ottenerlo, ho preferito morire. Ho perso i miei amici, la mia educazione, la mia salute e quasi la mia vita. L’unica cosa che mi importava era avere il telefono con me in modo da poter soddisfare l’impulso di scattare una foto di me stesso in qualsiasi momento della giornata. Alla fine ho capito che non avrei mai fatto una foto che avrebbe fatto sparire la mia brama ed è stato lì che ho toccato il fondo. Le persone non si rendono conto che l’abitudine di pubblicare selfie su Facebook o Twitter può sfuggire rapidamente al loro controllo. Diventa una missione per ottenere l’approvazione e può distruggere chiunque. È un vero problema come droga, alcol o gioco d’azzardo. Non voglio che qualcuno passi attraverso quello che ho passato io. Le persone hanno commentato i miei selfie, ma i ragazzi possono essere crudeli. Uno mi ha detto che il mio naso era troppo grande per il mio viso e un altro ha disapprovato la mia pelle. Ho iniziato a farmi sempre più selfie per cercare di ottenere l’approvazione dei miei amici. Mi sono sentito molto su quando qualcuno ha scritto qualcosa di carino ma sventrato quando altri hanno scritto qualcosa di poco gentile. Scattare molti selfie sembra banale e innocuo, ma questa è la cosa che lo rende così pericoloso. Mi è quasi costato la vita, però sono sopravvissuto e sono determinato a non tornare mai più in quella situazione.”

Il caso di Danny Bowman è sicuramente estremo. Tuttavia è vero che essere ossessionati dai selfie può rappresentare un comportamento sintomatico di problematiche psicologico-psichiatriche più importanti. Come nel caso di Danny, che ha ricevuto la diagnosi di Disturbo da Dismorfismo Corporeo (BDD), ovvero una preoccupazione angosciante, “handicappante”, compromettente la qualità della vita, derivata da un “lieve difetto” (percepito o immaginato) nel proprio aspetto, che il malato invece valuta come deturpante, repellente e deformante. Lo psichiatra di Bowman, il dott. David Veale, ha dichiarato: “Il caso di Danny è particolarmente estremo. Ma questo è un problema serio. Non è un problema di vanità. È un problema di salute mentale, che ha un tasso di suicidi elevato “.


Quando i selfie diventano un’ossessione

In un editoriale del 2017 intitolato “Selfie Addiction”, Singh e Lippmann hanno affermato che conoscere la “psicologia dei selfie” e le sue conseguenze è importante sia per gli individui che per le comunità in cui vivono. Sostengono che “farsi i selfie” a volte può essere “sconsiderato rispetto ad altre persone”, specialmente quando “ottenere lo scatto perfetto diventa un’ossessione”. Affermano che un numero eccessivo di selfie può diventare “un’ossessione fastidiosa e può essere correlata a diversi tratti della personalità” quali:

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In una breve rassegna della letteratura sul comportamento di “farsi i selfie” e la salute mentale, Kaur e Vig nel 2016 hanno concluso che la dipendenza da selfie era associata a:

Sempre nel 2016, anche Sunitha e colleghi hanno riportato risultati simili sulla base dell’analisi del materiale disponibile sull’argomento. In un articolo online del 2017 sull’ascesa della “generazione selfie”  Tolete e Salarda hanno intervistato il dott. Robyn Silverman, grande studioso delle dinamiche di sviluppo degli adolescenti, su come e perché gli adolescenti siano così condizionati dal “farsi i selfie”.  Silverman ha detto che gli adolescenti: “Bramano un feedback che li aiuti a vedere come la loro identità si adatta al loro mondo e viene percepita dal mondo. I social media offrono l’opportunità di raccogliere informazioni immediate … la “generazione selfie” finisce per angosciarsi per i pochissimi like ricevuti o per uno o due commenti negativi, come se questi fossero gli unici indici di “riuscita personale” che contano. Si può solo immaginare la vulnerabilità della loro ancora fragile autostima in un simile ambiente “.

Altri accademici hanno affermato che, mentre mancano le prove della “dipendenza da selfie” come problema sociale, ciò non significa che non potrebbe essere una “patologia primaria” nei tempi a venire. L’argomento infatti deve essere ancora approfondito, attraverso studi empirici che, come accade ancora troppo spesso, non soffrano di debolezze metodologiche.


Selfie e narcisismo

Dal punto di vista psicologico, “farsi un selfie” è un’azione auto-orientata che permette alle persone di rimarcare la propria individualità e di sottolineare l’importanza che danno a loro stesse (al loro aspetto esteriore)  tuttavia, e proprio per questo, è anche un comportamento associato a “tratti narcisistici di personalità”. Uno studio dell’Università Swansea in collaborazione con l’Università di Milano ha stabilito infatti che un eccessivo uso dei social media, attraverso la pubblicazione di selfie, è associato ad un aumento di tratti narcisistici (Bircek, Osborne, Reed, Viganò, & Truzoli, 2018).

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I ricercatori hanno valutato le modificazioni della personalità di un campione di 74 individui dai 18 ai 34 anni, durante un periodo di quattro mesi. È stata considerata, inoltre, l’assiduità con cui i partecipanti, durante il periodo dedicato alla ricerca, hanno utilizzato i social media. I risultati hanno mostrato che i partecipanti che solitamente pubblicavano un numero molto elevato di selfie, hanno mostrato un aumento del 25% dei tratti narcisistici. Questo studio per la prima volta ha evidenziato che esiste una correlazione tra la frequenza di utilizzo dei social media e il narcisismo, in relazione alla pubblicazione di selfie. I dati suggeriscono che i narcisisti utilizzano per più tempo i social media e soprattutto che, la pubblicazione di selfie, tende ad aumentare i tratti narcisistici.  Secondo questi ricercatori, se si considerasse il campione usato come rappresentativo della popolazione generale, almeno il 20% delle persone potrebbe sviluppare tratti narcisistici, in base proprio all’eccessiva pubblicazione di selfie. I problemi di personalità (i tratti narcisistici di personalità) aumenterebbero a causa del fatto che, postando immagini di sé, l’individuo si sentirebbe ancora di più al centro dell’attenzione. Inoltre, la mancanza di una censura sociale immediata e diretta potrebbe accentuare aspetti della loro personalità narcisista, come il percepirsi sotto una luce grandiosa e l’intensificarsi delle proprie fantasie di onnipotenza (Reed, Bircek, Osborne, Viganò, & Truzoli, 2018).


Selfie selfie delle mie brame

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Il rischio, per chi fa dei selfie un’ossessione, è di cadere nella trappola del “mi piace“, di vivere cioè una vita in funzione della validazione e dell’approvazione degli altri. Perché è proprio questo quello che accade. Colui che in modo compulsivo condivide continuamente le proprie immagini è, più o meno consapevolmente, alla ricerca di un “mi piace“, ovvero di una forma di approvazione istantanea che agisca sull’autostima, solitamente piuttosto bassa. Ma l’effetto che un “mi piace” ha sull’autostima è effimero ed impermanente. Anche se le intenzioni sono buone, l’abitudine di farsi e pubblicare selfie come “modo di vivere e condividere la vita” modifica il modo di porsi nei confronti del mondo e degli altri e influenza i comportamenti, che vengono agiti e mostrati solo se socialmente attraenti.  Lo scopo del vivere rischia di diventare, quindi, non più l’ essere realmente nel qui e ora e l’ assaporare il momento, ma il mero mostrarlo agli altri. Va da sé che “la soluzione” al problema non possa essere rappresentata dall’evitare l’uso della tecnologia, dei social network, della condivisione, quanto piuttosto dal divenire consapevoli degli effetti deleteri che un loro utilizzo eccessivo e smodato può avere, e dall’imparare a farne un buon uso. Si tratta di trovare un equilibrio tra quello che può essere mostrato e quello che deve essere difeso e custodito, di mettere un confine tra ciò che si ha di intimo e ciò che è pubblico; così facendo, la propria dimensione personale (e identitaria) non sarà invasa dal giudizio dell’altro.

Più facile a dirsi che a farsi? La tua felicità e la tua autostima dipendono dal giudizio degli altri? 


Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online, ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di stallo motivazionale e sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e  il benessere.

Dott.ssa Silvia Darecchio