Mia figlia mi odia

Ricevo diverse e-mail da genitori che, alle prese con figli adolescenti, riportando dolorosamente il proprio vissuto, utilizzano queste parole: “Mia figlia mi odia (mio figlio mi odia)“. Ad esempio, scrive Cinzia, mamma di Noemi (15 anni): “Quando provo a farle delle domande per sapere come sta, Noemi mi guarda con odio e quello sguardo mi uccide.” Cinzia è alle prese con una ragazza adolescente, una figlia che fino a qualche anno fa era “affettuosa e chiacchierona“, “legata ai genitori e al fratellino” e che oggi, tuttavia, ai suoi occhi di madre, appare come “irriconoscibile“.

Ecco quindi la domanda che mi pone Cinzia, una domanda che è, in realtà, di tanti altri genitori: “Come mi devo comportare con mia figlia adolescente (mio figlio adolescente)?”

Prima di affrontare questo argomento, occorre che io faccia a tal proposito una premessa: non esistono “gli adolescenti”, ma esiste l’adolescente che è nostro figlio. Certi comportamenti, considerati “tipici dell’età” (vedremo quali), vengono espressi comunque da un individuo UNICO che, nonostante sia molto giovane, ha già una sua storia, ha già vissuto esperienze per lui significative, è dotato di sue intelligenze, ha un suo temperamento e vive o ha vissuto in un determinato ambiente. Quindi, da mamma oltre che da psicologa, cari genitori vi dico: attenzione alle generalizzazioni!


leggi anche “PADRI E FIGLIE”


I TEMPI DELL’ADOLESCENZA

QUANDO COMINCIA L’ADOLESCENZA? QUANTO DURA L’ADOLESCENZA? QUANDO FINISCE L’ADOLESCENZA? Ecco, solo alcune, delle domande ricorrenti e pertinenti relative ai “tempi dell’adolescenza”. Sono domande legittime, che ogni genitore si pone (o dovrebbe porsi) ma che purtroppo, spesso, portano ad ottenere risposte fuorvianti poichè, come si diceva, ogni individuo è un individuo a sè, e questo basta a metterci al riparo da facili risposte. Possiamo provare a dire che l’adolescenza comincia con la PUBERTA’ e finisce quando l’adolescente ha portato a termine tutti i compiti evolutivi tipici dell’adolescenza in generale e della sua adolescenza, in particolare.

PER APPROFONDIRE Con lo sviluppo puberale (pubertà), il corpo inizia la sua trasformazione grazie al rilascio da parte dell’organismo di ormoni specifici. Maschi e femmine statisticamente iniziano lo sviluppo puberale in tempi diversi: in media tra i 10-12 anni nelle femmine e verso i 12-14 anni nei maschi. Per le femmine la prima mestruazione o menarca è un importante indicatore dell’ inizio della pubertà. Nei maschi invece la pubertà inizia, con una grande variabilità individuale, all’incirca a 12 anni quando cominciano a comparire alcuni segni tipici: il cambiamento della voce, l’aumento della statura, l’ aumento del volume testicolare, la crescita dei peli nel volto, nelle ascelle e nel pube.

ADOLESCENZA “TIPICA

Dopo aver specificato quanto sia ingannevole considerare l’ adolescenza come un periodo di passaggio uguale per tutti, possiamo vedere quali siano i comportamenti e i cambiamenti, considerati tipici di questa fase della vita. In generale la letteratura scientifica ci spiega perchè questo periodo sia, per un individuo che cresce, molto impegnativo e, in alcuni casi, molto complicato: è infatti il momento in cui il ragazzo…

  • cerca di lasciarsi alle spalle l’infanzia;
  • fa i conti con i cambiamenti corporei;
  • fa i conti con radicali trasformazioni a livello cerebrale/cognitivo;
  • fa i conti con i cambiamenti ormonali e quindi con la sua sessualità; 
  • vive un’emotività molto più intensa;
  • cambia i propri punti di riferimento relazionali;
  • cerca di affrontare un mondo incredibilmente complesso e insidioso, come quello di oggi;
  • impara a capire chi è plasmando la sua identità;
  • impara l’indipendenza; 
  • agisce per capire chi sarà da adulto, cercando di appropriarsi dei codici comportamentali degli adulti.

Comprendere le trasformazioni biologiche, cognitive ed emotive e i comportamenti tipici dell’adolescenza è un primo passo per cercare di capire meglio le relazioni che abbiamo con i nostri figli adolescenti.

COME DEVO COMPORTARMI CON MIA FIGLIA ADOLESCENTE (CON MIO FIGLIO ADOLESCENTE)? ECCO ALCUNI SUGGERIMENTI

Veniamo finalmente alla domanda di Cinzia: “Come devo comportarmi con mia figlia?” Poichè abbiamo visto quanto siano impegnative le sfide evolutive dell’adolescenza non ci meravigliamo di quanto sia similarmente impegnativo essere genitori di figli adolescenti, e soprattutto dell’adolescente che è nostro figlio. Ricordiamoci tuttavia che l’importante è non perdersi d’animo e cercare sempre di capire il motivo e l’origine di certi comportamenti. Ecco alcuni suggerimenti per gestire al meglio questa fase

  • EVITATE DI RIMPROVERARLI PER LE EMOZIONI CHE PROVANO

e questo perchè il cervello degli adolescenti è in mutamento. Alcune parti del cervello di un adolescente si stanno allenando ad essere “più emotive” a reagire con maggiore intensità a determinati stimoli, quindi gli adolescenti sentono e percepiscono le emozioni in modo amplificato. Ecco perchè possono sentirsi facilmente arrabbiati, irritati, irritabili, lunatici e scontrosi! Agli adulti può sembrare che queste intense reazioni emotive provengano dal nulla e che siano immotivate, in realtà sono determinate da forti influenze subcorticali. Va da sè che rimproverare un ragazzo per la sua intensa emotività è insensato e del tutto controproducente: porterà solo ad un allontanamento, con grande dispiacere di tutti…

  • STATE NEL CONFLITTO

Gli adolescenti non smettono di avere bisogno degli adulti, anzi… Hanno bisogno della relazione con loro e dei conflitti che in essa si generano, infatti le relazioni con gli adulti basate solo sulla mutualità, la reciprocità e la collaborazione, senza spinte di ribellione e di conflitto, non fanno crescere. I conflitti, e soprattutto il modo in cui vengono gestiti, rappresentano una parte sana della vita. Non dimentichiamo che il modo in cui i genitori riescono a gestire il conflitto relazionale diventa un elemento fondante della capacità dei ragazzi stessi di risolvere, a loro volta, i conflitti. Quando vostro figlio cerca di risolvere lo scontro, in modo più o meno compiuto, porta il suo cervello a crescere e a svilupparsi e impara in buona sostanza, proprio frequentando le varie palestre relazionali, “a stare al mondo”. Cercate quindi di restare nella relazione senza risparmiarvi, anche e soprattutto se è burrascosa.

  • NON TEMETE LA LORO INDIPENDENZA

Gli adolescenti, pur avendo ancora bisogno degli adulti di riferimento come abbiamo visto, manifestano anche il bisogno pressante di costruirsi un’ identità sociale e per questo frequentano gruppi di coetanei. I ragazzi devono trascorrere del tempo con persone della loro età per sviluppare abilità sociali, per provare un senso di appartenenza e per imparare a formare connessioni positive con gli altri, specialmente con persone molto diverse da loro. Contemporaneamente accade che il tempo in famiglia diventi meno significativo soprattutto in termini emotivi, in questo periodo, cioè, i figli tendono a non condividere sentimenti, pensieri e racconti con i genitori, come avrebbero fatto prima. Va bene ed è assolutamente normale! Gli adulti devono solo dare loro spazio e rispettare i loro tentativi di diventare indipendenti. Per alcuni genitori può essere difficile lasciare che i figli adolescenti esercitino l’indipendenza, ma è un passo importante che devono compiere ora. I genitori tuttavia potranno, invece che aspettarsi grandi confidenze, semplicemente dimostrarsi pronti all’ascolto, perchè solo così, quando i ragazzi avranno bisogno di un consiglio, lo chiederanno, apprezzando il rispetto che è stato dato alla loro indipendenza. Se un adolescente invece dovesse portare contenuti preoccupanti è sconsigliato reagire in modo eccessivo, infatti se da un lato i ragazzi hanno bisogno di sapere che i genitori ci sono in caso di difficoltà, dall’altro è troppo sconfortante per loro rendersi conto che gli adulti di riferimento non sono in grado di sopportare quello che hanno da dire. Quindi attenti a quello che desiderate!

  • METTETEVI IN GIOCO

L’atteggiamento degli adulti verso gli adolescenti può intralciare, inibire, o favorire la loro spinta a diventare individui prima e membri di una società più ampia poi, sempre più integrati. Più i genitori riescono a entrare in contatto con la loro parte adolescente, fatta di idealità, di impegno civile e sociale, di grandi passioni, di slanci, di amicizie, di creatività e di sperimentazione, e più riusciranno ad accompagnare positivamente i loro ragazzi lungo quel meraviglioso viaggio, denso di trasformazioni e crescita, che è l’adolescenza.

ADOLESCENZE

Ciò detto non resta che confrontarci con le adolescenze delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E se state notando qualcosa “di strano”, anche a causa del periodo pandemico, se sentite che vostra figlia o vostro figlio porta in sè una sofferenza che è “al di là” della sua età, se avete notato delle oscillazioni di peso drastiche o dei comportamenti del tutto “atipici”, prima di tutto lasciatevi dire che siete dei genitori attenti, e poi vi rivolgo un invito: non esitate a chiedere un confronto con una persona esperta. Sicuramente non sarà nulla di irreparabile e voi vi sarete tolti dal cuore il peso del dubbio e dell’impotenza.

Hai delle preoccupazioni? Non riesci più a parlare con i tuoi ragazzi? Tua figlia è sempre più distante? Non riconosci più tuo figlio? Hai paura che i tuoi figli frequentino compagnie sbagliate? Vedi i tuoi figli sempre più isolati e apatici?

Di questo e di molto altro, parliamone insieme.

Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online , ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma)Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro. In condizioni di incertezza posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata delle relazioni che vivi, dei bisogni tuoi e degli altri, e del modo che hai di gestire i rapporti interpersonali. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e il benessere tuoi, e della tua famiglia.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti


PER APPROFONDIRE UTERIORMENTE IL TEMA “ADOLESCENZA” ECCO ALTRI ARTICOLI: PADRI E FIGLIE , PADRI E FIGLIE: RICORDATEVI CHE... , MADRI E FIGLIE , PREADOLESCENTI E ADOLESCENTI: DAL DIARIO SEGRETO AI SOCIAL NETWORK , ADOLESCENZA: L’ANSIA DA PRESTAZIONE SCOLASTICA

MENTRE SE AMATE I TEST, RICHIEDETE “E TU CHE GENITORE SEI?” QUI.


Il genitore narcisista

people-3166794__340Il genitore narcisista è un genitore che tende ad avere, con il figlio, un legame prevalentemente di tipo possessivo. Il senso di possesso (di estensione) porta il genitore a rispondere, più o meno consapevolmente, con invidia e/o rabbia ai tentativi del figlio di guadagnare un maggior grado di autonomia e di affrancamento psicologico. Queste legittime spinte verso l’ autodeterminazione verranno, quindi, sabotate a scapito della serenità e del benessere del figlio. Negli scambi relazionali i genitori narcisisti usano soprattutto la critica e la svalutazione: strategie manipolative attuate in nome di una presunta “forma di amore” (la manipolazione mentale e ogni altro atto abusante, messi in pratica per minare la fiducia e la capacità di giudizio della vittima sono puniti dall’ art. 571 del codice penale).

Mentre un genitore “sufficientemente buono” ha una sicurezza in sé tale da consentirgli di riconoscere ai figli una ragionevole autonomia psicologica, un genitore, che soffre del Disturbo Narcisistico di Personalità, tende ad aver bisogno di indirizzare il figlio verso obiettivi (successo, bellezza, fama, prestigio sociale, ricchezza, ecc…) che lui stesso ha a cuore, senza considerare se questi soddisfino, o meno, le necessità e la personalità del figlio. Questa etero-direzione può portare il bambino prima e l’adolescente poi a considerare le esigenze emotive altrui più importanti delle proprie, fino a negare di avere dei bisogni o a confondere le priorità altrui con le proprie, perdendo inevitabilmente, in questo modo, le energie per una sana e serena affermazione di sé.

Lo psicologo americano Alan Rappoport nel suo articolo “Co-Narcissism: How We Accommodate to Narcissistic Parents”, oltre a definire le caratteristiche di personalità dei genitori narcisisti, introduce anche il termine “co- narcissism” (co-narcisismo) per riferirsi al modo con cui i figli si adattano ai loro genitori narcisisti.

portrait-3265605__340Alan Rappoport usa il termine “narcisismo” per riferirsi ad uno stato psicologico che affonda le proprie radici in un’ autostima estremamente bassa. Le persone narcisiste hanno molta paura di non essere ben considerate dagli altri, e quindi cercano di controllare il comportamento e i punti di vista degli altri, per proteggere la loro autostima. Sono persone rigide nelle relazioni interpersonali, si offendono facilmente, sono assorbite da loro stesse e hanno serie difficoltà ad empatizzare con il prossimo. La dinamica soggiacente del narcisismo è un senso di sé (spesso inconsapevolmente) come pericolosamente inadeguato e fortemente vulnerabile al rifiuto. L’uso comune del termine si riferisce ad alcuni dei modi con cui i narcisisti difendono la propria autostima:  

  • preoccupandosi costantemente della propria immagine fisica e sociale;
  • preoccupandosi di dare priorità ai propri pensieri e sentimenti;
  • preoccupandosi di esaltare la propria grandiosità;
  • immergendosi nei propri affari fino all’esclusione di tutto il resto (anche delle persone care);
  • insistendo sul fatto che le proprie opinioni e valori siano giusti; 
  • sentendosi facilmente offesi e prendendo le cose “sul personale”.

Nella misura in cui i genitori sono narcisisti, controllano, incolpano, sono assorbiti da loro stessi, non tollerano le opinioni degli altri, ignorano i bisogni e gli effetti dei loro comportamenti sui figli, richiedono che i bambini li vedano come vogliono essere visti. Possono inoltre esigere un certo comportamento dai loro figli perché li vedono come estensioni di loro stessi, atti a soddisfare i loro bisogni emotivi. I genitori narcisisti sono molto intrusivi in alcuni aspetti della vita privata dei loro figli e molto disinteressati ad altri, in modo totalmente arbitrario. In ogni caso i figli vengono puniti se non si conformano alle richieste più o meno esplicite: la punizione può andare dall’atto fisico, agli abusi verbali (insultare, ridicolizzare, generare senso di colpa, criticare), ai ricatti emotivi (far percepire al figlio che a causa della delusione bruciante, l’affetto viene meno). Quale che sia il modo con cui viene espressa la punizione ha lo scopo di forzare il comportamento del figlio nella direzione voluta e di soddisfare i bisogni narcisistici dei genitori.

grandparents-1956838__340Le persone che si sono adattate alla vita con genitori narcisisti, da adulte, mostrano di  non essere state in grado di sviluppare mezzi sani di auto-espressione e auto-indirizzamento. Alan Rappoport per definire questo tipo di adattamento ha coniato il termine “co-narcisismo”,  una parola che, non a caso, crea un ‘analogia con i rapporti tra “alcolista e  co-alcolista” e tra “dipendente e co-dipendente“. I co-alcolisti infatti collaborano in modo non consapevole con gli alcolisti, creando scuse per la dipendenza dell’altro, assecondandolo se necessario e non affrontando i problemi con assertività.  Lo stesso vale per la persona co-dipendente. La moglie di un marito violento che si prende la colpa per il comportamento del suo partner è un esempio di assunzione di responsabilità per i problemi di qualcun altro. Sia il narcisismo che il co-narcisismo sono strategie di adattamento che i figli hanno usato per far fronte alle realtà create dai loro genitori narcisisti. I figli dei narcisisti:

  • tendono a sentirsi eccessivamente responsabili per le altre persone;
  • tendono a presumere che i bisogni degli altri siano simili a quelli dei loro genitori, quindi si sentono in dovere di soddisfare tali bisogni, rispondendo nel modo richiesto;
  • tendono ad essere inconsapevoli dei propri sentimenti, bisogni ed esigenze e svaniscono in sottofondo nelle relazioni;
  • sono tipicamente insicuri perché non sono stati valutati per se stessi ma solo nella misura in cui hanno soddisfatto i bisogni dei loro genitori;
  • avendo sviluppato un concetto di sé sulla base del trattamento ricevuto dai genitori, spesso hanno idee molto imprecise su chi sono (ad esempio: possono temere di essere intrinsecamente insensibili, egoisti, difettosi, timorosi, non amorosi, eccessivamente esigenti, difficili da soddisfare, inibiti e / o privi di valore).

Le persone che si comportano co-narcisisticamente (tra queste i figli dei narcisisti) condividono una serie dei seguenti tratti:

  • avere bassa autostima;
  • lavorare duramente per compiacere gli altri;
  • rimandare alle opinioni altrui;
  • concentrarsi sulle visioni del mondo altrui e ignorare i propri orientamenti,
  • manifestare spesso depressione o ansia;
  • avere difficoltà nel riconoscere cosa pensano e sentono riguardo ad un argomento;
  • dubitare della validità delle proprie opinioni (specialmente quando queste sono in conflitto con le opinioni altrui); 
  • assumersi la responsabilità degli eventuali problemi nelle relazioni con gli altri.

people-3265058__340Spesso, la stessa persona mostra comportamenti sia narcisistici che co-narcisistici, a seconda delle circostanze. Una persona che è stata cresciuta da un genitore narcisista o co-narcisista tende a credere che, in ogni interazione interpersonale, una persona sia narcisista e l’altra co-narcisista, e spesso può interpretare una parte o l’altra. Comunemente, se nella coppia vi è un genitore narcisista e l’altro è co-narcisista, ecco che entrambi gli orientamenti sono modellanti per il bambino. Entrambe le condizioni sono radicate in una bassa autostima ed entrambe rappresentano modalità per difendersi dalle paure derivanti da critiche interiorizzate e di far fronte a persone che evocano queste critiche. Coloro che sono principalmente co-narcisisti possono comportarsi in modo narcisistico quando la loro autostima è minacciata o quando i loro partner assumono il ruolo di co-narcisista; le persone che si comportano principalmente in modo narcisistico possono agire co-narcisisticamente quando temono di essere ritenute responsabili e punite al posto di un altro.

Il narcisista ha bisogno di essere sotto i riflettori, e il co-narcisista serve da pubblico. Il narcisista è sul palco, si esibisce e richiede attenzione, apprezzamento, sostegno, lode, rassicurazione e incoraggiamento, e il ruolo del co-narcisista è quello di fornire queste cose. I co-narcisisti sono approvati e premiati quando si comportano bene nel loro ruolo, ma, diversamente, vengono corretti e puniti.

man-3029703__340Uno degli aspetti critici della situazione interpersonale di co-dipendenza è che non si tratta di una vera relazione. La relazione può essere definita infatti come una interazione interpersonale in cui ognuno è in grado di considerare e agire in base ai propri bisogni, esperienze e punti di vista, e dove i partecipanti sanno considerare e rispondere all’esperienza dell’altra persona. Entrambe le persone sono importanti. In un incontro narcisistico, c’è, psicologicamente, solo una persona. Il co-narcisista scompare e solo l’esperienza della persona narcisistica è importante. I bambini cresciuti da genitori narcisistici arrivano a credere che tutte le altre persone siano narcisiste in una certa misura. Di conseguenza, nelle loro relazioni, si orientano intorno all’altra persona, perdono un chiaro senso di se stessi e non possono esprimersi facilmente né essere pienamente nelle loro vite. La loro tendenza a non esprimere i propri pensieri, sentimenti e bisogni e l’abitudine a sostenere e incoraggiare i bisogni degli altri, creano uno squilibrio nelle loro relazioni: i loro partner, comportandosi narcisisticamente possono prendere e pretendere sempre più spazio per sé stessi; i co-narcisisti, in buona sostanza, nella relazione temono di esistere.

Le persone co-narcisiste temono spesso di essere considerate egoistiche e insensibili se agiscono in modo più assertivo. Hanno imparato a pensare in questo modo perché sono stati etichettati come egoisti o insensibili quando non si sono adattati ai bisogni emotivi dei loro genitori. Dice Alan Rappoport che le preoccupazioni dei pazienti circa il loro egoismo sono un indicatore del narcisismo dei genitori, perché la motivazione dell’egoismo predomina nelle menti delle persone narcisiste. È una componente importante del loro stile difensivo, ed è quindi una motivazione che tendono ad attribuire prontamente agli altri.

Ci sono tre tipi comuni di risposte da parte dei bambini ai problemi interpersonali presentati loro dai loro genitori: identificazione, conformità e ribellione (vedi Gootnick, 1997).images.jpeg

  • L’identificazione è l’imitazione di uno o entrambi i genitori. L’identificazione  può essere richiesta dai genitori per mantenere un senso di connessione con il bambino: il bambino, cioè, deve esibire le stesse qualità, valori, sentimenti e comportamenti che il genitore impiega per difendere la sua autostima. Ad esempio, un genitore che è un bullo può non solo intimidire suo figlio, ma può richiedere che anche il bambino diventi un bullo. Un genitore la cui autostima dipende dalla sua carriera accademica può richiedere che anche il bambino sia orientato verso il mondo accademico e valuti (o svaluti) il bambino in relazione alle sue realizzazioni in questo settore. L’identificazione è una risposta al genitore che vede il bambino come un rappresentante di se stesso, ed è il prezzo della connessione con il genitore. Il bambino diventa narcisista.
  • La conformità si riferisce all’adattamento co-narcisistico descritto in precedenza, in cui il bambino diventa il pubblico “approvante” cercato dal genitore. Il bambino è conforme ai bisogni del genitore essendo la controparte che il genitore cerca. Tutte e tre le forme di adattamento (identificazione, conformità e ribellione) possono essere considerate come conformità in un senso più ampio, poiché, in ogni caso, il bambino rispetta in qualche modo i bisogni del genitore ed è definito dal genitore. Ciò che definisce la conformità in questo senso è che il bambino diventa la controparte di cui il genitore ha bisogno per gestire le minacce alla sua autostima.
  • La ribellione si riferisce allo stato di combattimento per non accettare i dettami del genitore comportandosi in opposizione ad essi. Un esempio di questo comportamento è quello di un bambino intelligente che fa male a scuola in risposta al bisogno dei suoi genitori di ottenere prestigio. Il problema critico qui è che il bambino sta inconsciamente tentando di non sottostare alla definizione del genitore di lui, nonostante la sua costrizione interiore a soddisfare i bisogni dei genitori. Quindi agisce in modo autodistruttivo per cercare di mantenere un senso di indipendenza (se la pressione per la conformità non fosse stata interiorizzata, il bambino sarebbe libero di avere successo, nonostante la tendenza dei genitori a cooptare i suoi risultati.)

I narcisisti incolpano gli altri per i loro problemi; tendono a non cercare un aiuto psicologico perché temono di essere visti carenti e questo li costringe a granitici atteggiamenti difensivi. Non si sentono liberi o abbastanza al sicuri da esaminare il proprio comportamento, e tipicamente evitano la situazione terapeutica. I co-narcisisti, invece, sono pronti ad accettare la colpa e la responsabilità dei problemi, e sono molto più propensi a cercare aiuto, perché spesso sentono di aver bisogno di cambiare la loro situazione.   Non è azzardato dire, afferma l’autore, che ogni narcisista ha avuto genitori narcisisti e che i genitori dei loro genitori lo erano ancora di più. Genitori narcisisti creano figli che, se questa dinamica intergenerazionale non viene spezzata, saranno portati a diventare a loro volta dei genitori narcisisti.

action-3255356__340


Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online, ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di stallo motivazionale e sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e  il benessere.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti