Come imparano i nostri bambini?

EMOZIONI E APPRENDIMENTO

Non è solo “cognitivamente” (cioè attraverso percezione, comprensione e memoria) che si impara. Un ruolo altrettanto importante, infatti, nel processo di apprendimento, lo giocano le emozioni. Nel passato le emozioni sono state, per lo più, bandite dalle scuole, perché non misurabili oggettivamente e perché potenzialmente di intralcio all’attività didattica, condotta con procedure rigide, rigorose e intransigenti. Oggi, grazie alle prove raccolte sul campo, è stato dimostrato quanto l’aspetto emotivo/affettivo sia importante non solo nell’apprendimento ma anche nella comunicazione, nell’interazione sociale e in ogni altro comportamento umano; si è, cioè, finalmente adottato un punto di vista unitario, che considera l’Uomo una totalità di razionalità ed emotività. E’ in questa cornice (olistica) che ogni bambino deve essere educato e deve imparare ad apprendere.


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Non solo, oggi finalmente, il ruolo delle emozioni nei processi di apprendimento è suffragato anche dalle scoperte delle neuroscienze, che non molto tempo fa hanno dimostrato l’esistenza di una connessione neurale tra sistemi emotivi e sistemi cognitiviL’ippocampo, l’organo responsabile dei ricordi (a lungo termine), ha forti connessioni con l’amigdala e altri moduli della regione limbica coinvolti nella genesi delle emozioni. Tale organizzazione neuroanatomica spiega un fenomeno che tutti in realtà abbiamo sperimentato: poiché i ricordi hanno una dimensione emotiva, gli allievi apprendono ciò che interessa loro (apprendono cioè quello che ha procurato loro piacere mentre lo stavano imparando). 

Ovviamente non tutte le emozioni sono uguali. Tra le emozioni c’è uno squilibrio a vantaggio di quelle negative, specialmente verso la paura. Le risposte di paura hanno sempre la meglio: occupano la nostra attenzione e la nostra coscienza ogni volta che possono. Da qui gli effetti deleteri per l’apprendimento di un ambiente angoscioso, ansiogeno, caratterizzato da trascuratezza o peggio da abusi. Gli ambienti avversi o minacciosi possono innalzare i livelli di cortisolo all’interno del corpo. È ben dimostrato che l’eccesso di cortisolo influisce negativamente sul funzionamento della corteccia frontale, il che a sua volta si ripercuote sull’attenzione, sulla memoria di lavoro eccetera. La percezione e il ricordo delle minacce terranno occupata la memoria di lavoro che dovrebbe invece prestare attenzione alle esperienze di apprendimento e al contenuto della lezione.

icon-3154240__340La dimensione emotiva dell’apprendimento ha, quindi, forti implicazioni educative per quanto riguarda la pedagogia dell’insegnamento, per questo non può essere, in alcun modo, ignorata.

Cosa si può fare per ridurre la paura degli allievi? Esistono degli approcci rivolti agli insegnanti, che vanno diffondendosi sempre più nelle scuole, basati sull’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di percepire, esprimere, comprendere e gestire adeguatamente le emozioni in maniera preparata ed efficace. Tali approcci indicano, in varia misura, quali fattori devono essere utilizzati per misurare l’intelligenza emotiva. Essi comprendono:

  •  la capacità di identificare i propri stati emotivi, insieme alla capacità di esprimerli agli altri;
  • la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni degli altri e quelle che si manifestano in risposta ai diversi tipi di stimoli ed ambienti;
  • la misura in cui le emozioni e la conoscenza emozionale partecipano ai processi di decisione e/o soluzione di problemi;
  • la capacità di gestire le emozioni positive e negative proprie e altrui;
  • il controllo efficace dei forti stati emotivi sperimentati al lavoro, come la rabbia, lo stress, l’ansia e la frustrazione.

Una scuola che fa entrare le emozioni in classe, che “approfitta” della loro naturale presenza, diventa inoltre un’istituzione che si impegna su un fronte ampio, in cui gli obiettivi diventano di tipo generale perché non riguardano solo l’istruzione in senso classico, ma la formazione umana. Trasformare le emozioni in risorsa consente all’insegnante/docente una serie di vantaggi preziosi in termini di stimolo per l’apprendimento (ma anche per l’insegnamento), tra questi:

  • sintonia nella relazione formatore-allievo;
  • comunicazione più profonda;
  • lavoro più significativo;
  • potenziamento del coinvolgimento dell’alunno/studente;
  • creazione di una partecipazione attiva e collaborativa;
  • generazione di un efficace apprendimento personale e condiviso;
  • creazione di un clima di gruppo favorevole all’apprendimento e allo sviluppo di relazioni.