Coronavirus emergenza psicologica: L’ANSIA

pexels-photo-3970332

COSA E’ UN’EMERGENZA

In Italia, dopo settimane di relativa calma dall’annuncio dell’esistenza nel mondo di una nuova forma virale, si è scoperto,  grazie (purtroppo) alle gravi condizioni di salute del povero “paziente 1”, che il  virus stava già da tempo diffondendosi pressoché indisturbato tra la popolazione del nord del Paese. In pochi giorni la situazione ha rivelato i suoi veri contorni, fino a rappresentare, per le Regioni colpite, una vera e propria emergenza sanitaria, sociale, psicologica ed economica.

Ma cos’è un’emergenza? Con il termine emergenza, ci si riferisce solitamente a tutte quelle situazioni impreviste ed improvvise che possono minacciare l’integrità fisica e psichica dell’individuo.

Sappiamo tutti quanto, molto spesso, emergenza significhi ANSIA.


ANSIA

L’esperienza dell’epidemia di un virus sconosciuto, di cui sappiamo poco e comunque non abbastanza, rappresenta un ottimo esempio di minaccia oggettiva alla quale è normale reagire con paura e, nei limiti, con ansia. L’ ansia è, infatti, l’emozione tipicamente umana  provata di fronte ad una minaccia percepita. A ben vedere l’ansia e la paura sono sostanzialmente la stessa cosa ma, mentre la paura può essere intesa come la valutazione automatica di una minaccia o di un pericolo reali, l’ansia è un sistema di risposta più complesso, che coinvolge fattori cognitivi, emotivi, comportamentali e fisiologici.
Per chiarire, la paura è quella che sperimentiamo quando uno stimolo oggettivamente pericoloso mette a repentaglio la nostra incolumità: si reagisce con paura, ad esempio, quando un cane ringhiante compare improvvisamente sul nostro cammino. L’ansia, invece, è quella che potremmo provare in una dimensione di controllo e previsione: quando immaginiamo di vivere situazioni, per noi paurose, che non abbiamo ancora vissuto o quando ricordiamo – riattualizzandole – situazioni del passato in cui abbiamo avuto paura. La paura è nel “qui e ora”, l’ansia è nel “prima o dopo”.
Sia l’ansia che la paura sono state esperienze fondamentali per la sopravvivenza della specie umana, poiché hanno preparato e preparano l’organismo a rispondere alle minacce e al pericolo. Sono risposte normali e innate di attivazione, caratterizzate da un aumento della vigilanza e dell’attenzione con l’obiettivo di prepararci ad affrontare la minaccia predisponendoci a una risposta di attacco o fuga.

Tuttavia facciamo attenzione ai pensieri, alle emozioni, ai comportamenti di ansia perché l’ansia ad alti livelli, pur con l’intenzione di preservare la nostra integrità, non sempre è una buona consigliera, anzi, con facilità può portare a risultati paradossalmente disfunzionali (nel nostro caso: affollamenti nei supermercati, fughe in massa dalle “zone rosse”, ecc…).

pexels-photo-3786131

Per comprendere meglio il complesso fenomeno dell’ansia è necessario operare un’ulteriore distinzione tra ansia fisiologica (preoccupazione ed elevato stato di attivazione rivolti al passato e al futuro per una situazione percepita come minacciosa) ed ansia patologica (preoccupazione ed elevato stato di attivazione che perdura per la maggior parte della giornata, delle settimane e dei mesi indipendentemente dalla situazione vissuta). Mentre l’ansia fisiologica può prepararci ad affrontare una prova per noi difficile, l’ansia patologica è per lo più disfunzionale perché, essendo persistente e intensa, interferisce con il nostro modo di fronteggiare le difficoltà, portando a considerare come pericolosi eventi che in realtà non lo sono.

Cosa succede se prendiamo decisioni quando proviamo livelli d’ansia troppo elevati? Perché, quando decidiamo qualcosa con elevati livelli di ansia, abbiamo la tendenza a scegliere l’opzione peggiore?


SINTOMI COGNITIVI DELL’ANSIA

Dal punto di vista cognitivo i sintomi tipici dell’ansia sono:

  • il senso di vuoto mentale;
  • un senso crescente di allarme e di pericolo;
  • l’induzione di immagini, ricordi e pensieri negativi;
  • la messa in atto di  comportamenti protettivi cognitivi;
  • la sensazione marcata di essere al centro dell’attenzione altrui.

UNO STUDIO INTERESSANTE: L’ANSIA ECCESSIVA NON E’ UNA BUONA CONSIGLIERA

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, realizzato da un équipe di ricercatori dell’Università di California a Berkeley e dall’Università di Oxford, suggerisce che gli elevati livelli di ansia e di stress (la risposta di attivazione del sistema nervoso autonomo prolungata nel tempo) presentano una serie di effetti indesiderati che possono interferire nella realizzazione di molti compiti, rendendo anche le faccende quotidiane una vera impresa. Tra queste, il compito di prendere decisioni in un contesto di incertezza.

Lo studio succitato ha provato che le persone che sperimentano alti livelli di stress e ansia tendono:

  • a concentrarsi sugli aspetti negativi,
  • a pensare in modo catastrofico,
  • a rendere piccoli problemi enormi minacce,
  • ad avere una maggiore difficoltà a leggere e ad interpretare i segnali ambientali.

I ricercatori hanno lavorato con 31 partecipanti che presentavano diversi livelli d’ansia e attraverso misure fisiologiche, misure di comportamento e modelli computazionali, ne hanno valutato l’ abilità nel prendere decisioni probabilistiche. Tra i metri di giudizio dei ricercatori, c’è stato anche un segmento oculare per calcolare la dilatazione della pupilla (un indicatore del fatto che il cervello secerne norepinefrina, la quale aiuta a inviare segnali a diverse regioni del cervello per aumentare la veglia e la disposizione ad agire).pexels-photo-356040

Le persone fortemente ansiose hanno avuto maggiori problemi ad adattarsi rispetto a quelle meno ansiose. Tra i partecipanti più ansiosi è stata inoltre più debole la risposta pupillare, suggerendo un fallimento nel processare l’informazione che cambia a grande velocità (le pupille si dovrebbero invece dilatare quando, in ambienti mutevoli,  acquisiamo nuove informazioni).

I ricercatori suggeriscono che questo indica una relazione tra l’ansia e una scarsa abilità nel prendere decisioni in situazioni mutevoli oltre a presentare maggiori difficoltà nel leggere i segnali ambientali (di volatilità  o di stabilità), che possono aiutare ad evitare un risultato negativo. I risultati dello studio parlano per i soggetti più ansiosi, di un errore nei circuiti di ordine superiore del cervello deputati a prendere decisioni.


QUARANTENA: NON SOLO ANSIA

Alcuni ricercatori del King’s College, analizzando la letteratura a disposizione, hanno rilevato che le popolazioni sottoposte a quarantena tendevano a riportare, in generale, diversi sintomi psicologici, tra questi:


IMPATTO PSICOLOGICO SULLE DIVERSE FASCE DI POPOLAZIONE

I ricercatori hanno anche cercato di capire, sempre studiando la letteratura disponibile sul tema, se ci fossero delle caratteristiche individuali o demografiche che favorissero l’insorgere di questi sintomi. Emergeva chiaramente che i soggetti più colpiti erano i medici e gli staff ospedalieri (un rischio già evidente è che potremmo assistere a molti casi di burnout tra il personale che è in prima linea nel contrastare l’emergenza covid-19), così come i soggetti in giovane età.

Altre fasce della popolazioni più a rischio, come evidenziano i Centers for disease control and prevention statunitensi (Cdc), sono:

  • gli anziani,
  • i cittadini con malattie croniche,
  • le persone che già soffrono di disturbi mentali (anche lievi).

Si hanno ancora pochi dati sull’impatto psicologico che la quarantena può avere sui bambini, che in queste settimane sono costretti a restare in casa, lontani dalla scuola.

Che cosa peggiora la quarantena

Esistono, nella letteratura scientifica, delle evidenze che portano a considerare certi stimoli esterni come fonti di ulteriore stress e di peggioramento della condizione psicologica legata alla quarantena, i cossiddetti “stressor”. Tra questi, gli stressor più diffusi sono:

  • la durata della quarantena,
  • la paura di essersi contagiati,
  • la paura di poter contagiare i famigliari,
  • la noia,
  • la frustrazione,
  • l’essere privi di beni necessari (alimentari, per la salute, legati all’informazione),
  • la mancanza di chiarezza (in particolare sui diversi livelli di rischio).

Esistono poi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di avere difficoltà psicologiche, una volta finita la quarantena. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul quantificare gli effetti causati dalle perdite economiche e dallo stigma sociale che vivevano i soggetti isolati una volta liberi. E’ emerso che chi ha livelli di reddito più bassi mostra una necessità di supporto maggiore, sia economico che psicologico, durante e dopo i periodi di quarantena.


Se questa emergenza sanitaria e psicologica, rappresentata dall’ epidemia di COVID-19, ha risvegliato in te uno stato d’ansia antico o nuovo; se ti rendi conto che ti mancano, o stanno venendo meno, gli strumenti psicologici per fronteggiare la quotidianità e la condizione di isolamento; se non riesci a riposare perchè il tuo stato di attivazione interno non ti consente il rilassamento; se piangi spesso; se ti senti tormentato da pensieri scuri che non ti lasciano mai; se pensi di soffrire di un Disturbo Acuto da Stress puoi chiamare il 3206259427. Gratuitamente riceverai una consulenza telefonica, “PSICOLOGIA & BENESSERE”,  infatti,  aderisce a questa iniziativa https://www.psy.it/psicologionline-la-professione-psicologica-a-disposizione-dei-cittadini.html. promossa dal CNOP (Consiglio Nazionale  Ordine Psicologi).

Attacchi di panico

“Vedo la città da questo strano vetro. Non sono mai stato dentro un’ambulanza. Un volontario della Croce Rossa mi tiene la mano sulla spalla e dice che devo stare calmo perché il Policlinico è vicino. Forse per l’eccessiva gioia, la grande emozione o la tensione accumulata, proprio oggi, di rientro dal tour in Cina, sono andato in tilt sul marciapiede sotto casa. Si parla di un attacco di panico, o di una cardiopatia, e per la mia mente paurosa è possibile che non sopravviva ai prossimi 10 minuti. Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l’essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura… Se dovessi uscire di qui, canterò con la Musica la gioia di vivere, ogni momento bello o brutto, qualunque sarà la mia condizione.”
(Giovanni Allevi)

“Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.”
(Friedrich Nietzsche)


war-953246__340

L’attacco di panico è un breve episodio di ansia intollerabile che può durare al massimo 20 minuti. E’ caratterizzato da sentimenti di apprensione, paura, terrore: la persona vive un senso di catastrofe imminente, ha il corpo sconvolto da violente manifestazioni neuro-vegetative che non fanno altro che aumentare il senso di terrore e di catastrofe. L’attacco di panico arriva come un fulmine a ciel sereno, improvvisamente. È questo il motivo per cui le persone ne sono tanto spaventate. La realtà, invece, è diversa: l’attacco di panico ha sempre un fattore scatenante, anche quando non si è in grado di riconoscerlo come tale.


Sintomi fisici degli attacchi di panico:

  • Palpitazioni (cardiopalmo, tachicardia, aritmia);
  • alterazioni nella salivazione;
  • alterazioni nella sudorazione;
  • brividi o vampate di calore;
  • tremori (fini o a grandi scosse);
  • parestesie (alterazioni della sensibilità degli arti o di altre parti del corpo. Il termine descrive condizioni caratterizzate da fenomeni sensitivi di livello locale. La parestesia è un disturbo soggettivo, riferito come: formicolio, punture di spilli, bruciore, scossa elettrica, parte addormentata);
  • dispnea (si tratta di una sensazione soggettiva riferita dalla persona come ‘affanno’, ‘respiro corto’ o ‘mancanza d’aria’) o sensazione di soffocamento;
  • sensazione di asfissia;
  • dolore o fastidi al petto;
  • nausea o disturbi addominali;
  • sensazioni di sbandamento, instabilità, testa leggera o senso di svenimento;
  • depersonalizzazione* o derealizzazione** ;
  • paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire.

* depersonalizzazione: esperienza di irrealtà, distacco, o sensazione di essere un osservatore esterno rispetto al proprio corpo o ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni, azioni (ad esempio: alterazioni percettive, senso distorto del tempo, sensazione di un Sé irreale o assente, intorpidimento emotivo e/o fisico).

** derealizzazione: esperienza di irrealtà o di distacco rispetto a un ambiente (ad esempio, persone o oggetti sono vissuti come irreali, onirici, senza vita o visivamente distorti).


Aspetti cognitivi degli attacchi di panico

motion-1303885__340

Durante un attacco di panico anche i pensieri si modificano. Le persone che hanno un attacco di panico si sentono sopraffatte da qualcosa di grave e terribile che sentono stia per accadere. Possono pensare, ad esempio, che moriranno, che impazziranno, che perderanno il controllo… Pensieri come: “Sto per avere un infarto”, “Ora svengo” o “Morirò” sembrano così reali, nel momento dell’attacco di panico, da portare alcune persone a chiamare l’ambulanza o a recarsi al pronto soccorso per ottenere un trattamento d’ urgenza.

Dopo aver provato un attacco di panico, così pervasivo, sconvolgente e destabilizzante, è quasi inevitabile che la persona colpita viva nel timore che le possa riaccadere. E’ piuttosto comune che si inneschi, in breve tempo,  un circolo vizioso capace di trasformare il singolo attacco di panico in un vero e proprio ” Disturbo di panico”. In questo caso la persona apprende ad avere “paura della paura”. Nell’instaurarsi  e nel persistere del disturbo, è bene sottolineare, che il paziente ha un coinvolgimento attivo. L’attacco di panico, infatti, è il risultato di un processo rinforzato da molti fattori, su cui la persona ha più controllo di quanto pensi.

Ecco cosa succede ai pensieri:  i soggetti che hanno avuto attacchi di panico hanno pensieri catastrofici a causa dei quali i normali sintomi fisici dell’ansia vengono interpretati erroneamente e vissuti come pericoli oggettivi. In realtà le sensazioni fisiche avvertite e sovrastimate potrebbero essere dovute a fattori meramente circostanziali, quali:

  • la stanchezza psico-fisica;
  • l’ eccesso di caffeina;
  • lo stress;
  • l’ aver mangiato troppo e/o male;
  • la cattiva igiene del sonno, ecc…

Il Disturbo di panico anxiety-2878777__340

Quando gli “attacchi di panico” diventano ricorrenti, si parla di “Disturbo di panico”. In questo caso il ripetersi degli attacchi di panico influenza l’intera esistenza del paziente, che manifesta una preoccupazione persistente (della durata superiore ad un mese) circa:

  • l’ avere un’altra crisi di panico;
  • le possibili implicazioni/conseguenze degli attacchi sulla sua vita e sul suo funzionamento.

Il Disturbo di panico un disturbo d’ansia

Gli attacchi di panico vengono classificati tra i disturbi d’ansia. Buona parte della comunità scientifica è concorde nel ritenere gli attacchi di panico la conseguenza dell’interazione complessa di pensieri, emozioni e processi fisici. Un periodo o un evento particolarmente stressanti possono scatenare il disturbo di panico in persone con una predisposizione genetica e psicologica ai disturbi d’ansia. Può accadere, cioè, che il normale livello d’ansia con cui tutti noi nasciamo, aumenti ed esploda in episodi di panico, più o meno intensi, a seguito, ad esempio, di un evento stressante. I motivi per cui le persone soffrono di attacchi di panico sono diversi.  Tra le cause più diffuse troviamo:

  • la predisposizione genetica;
  • lo stress;
  • le preoccupazioni eccessive in generale, circa la propria salute in particolare;
  • sentimenti spiacevoli (causati, ad esempio, da problemi o difficoltà personali o professionali) che se  non vengono o non possono essere affrontati, rimangono latenti, provocando un aumento dell’ansia nel tempo che potrebbe superare una soglia significativa e scatenare un attacco di panico.

loneliness-2317414__340

Dopo un attacco di panico

Esistono dei pattern comportamentali che, pur rappresentando dei tentativi maldestri e inefficaci di gestire il disturbo, si presentano frequentemente dopo aver vissuto un attacco di panico. I pattern più ricorrenti sono:

  • L’ EVITAMENTO: la tendenza cioè ad evitare tutte le situazioni o le persone ritenute pericolose. Vengono evitate tutte le situazioni percepite come ansiogene (uscire per incontrare persone, prendere l’aereo, frequentare luoghi affollati, andare al ristorante, al cinema ecc…). In alcuni casi si arriva progressivamente a non uscire più di casa. Dal momento che, nel caso del disturbo di panico, ciò che si teme di più sono le proprie sensazioni fisiche, si tende ad evitare anche tutte quelle attività o sostanze che aumentino l’attivazione fisiologica dell’organismo: non si bevono più caffè o bevande eccitanti, si evita l’attività fisica o sessuale, si predilige uno stile di vita riposante e all’insegna della prudenza.
  • LA FUGA: coloro che soffrono di attacchi di panico cercano di fuggire il prima possibile dalla situazione o dagli individui che provocano loro ansia o malessere;
  • I TENTATIVI DI CONTROLLO: chi soffre di attacchi di panico mette in atto meccanismi soggettivamente rassicuranti (portare con sé medicinali, se teme un attacco di cuore rimanere immobile, se ha paura di soffocare aprire una finestra o bere dell’acqua, ecc.).
  • LO STATO DI TENSIONE: la paura dell’imminenza di un nuovo attacco produce stati di tensione e di irritabilità generali.

Queste modalità di comportamento diventano, con il passare del tempo, dei limiti sempre più invalidanti per le persone che soffrono del disturbo.  Anche i rapporti interpersonali (familiari, di coppia, di amicizia, ecc.),  a causa delle limitazioni, tendono a ad andare in crisi, manifestando serie difficoltà.

Gli attacchi di panico, oltre all’ansia, sono correlati anche ad altri disturbi, quali la depressione e l’agorafobia (paura di camminare per strada, degli spazi aperti come le autostrade…).


Superare gli attacchi di panico:

Per superare gli attacchi di panico devono essere perseguiti, con l’ aiuto di un professionista, 5 obiettivi principali:

  1. Scoprire e abbattere le fonti di stress.
  2. Aumentare la tolleranza all’ansia, ristabilendo il senso di sicurezza e riducendo la sensibilità alle sensazioni fisiche e mentali.
  3. Indebolire l’interpretazione catastrofica e gli schemi di minaccia, paura e pericolo.
  4. Incrementare le capacità cognitiva di adottare spiegazioni alternative più realistiche dei sintomi.
  5. Eliminare l’evitamento e altri comportamenti disfunzionali.

Infine, dal momento che lo stress ha un ruolo determinante nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo di panico, è fondamentale adottare uno stile di vita sano e all’insegna della salute. Quindi, sarà necessario alimentarsi correttamente, dormire un numero adeguato di ore, fare attività fisica e praticare una, o più di una, forma di rilassamento, per tenere bassi i livelli di stress e ridurre così la possibilità di avere nuovi attacchi di panico.


fun-1850709__340“Distendo le vene
E apro piano le mani
Cerco di non trattenere più nulla
Lascio tutto fluire
L’aria dal naso arriva ai polmoni
Le palpitazioni tornano battiti
La testa torna al suo peso normale
La salvezza non si controlla…                     
Vince chi molla.”

(N. Fabi)

 


Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online, ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di stallo motivazionale e sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e  il benessere.

Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online, ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di stallo motivazionale e sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e  il benessere.

Dott.ssa Silvia Darecchio – contatti